RAGE // BRAINSTORM @Kamienna12, Cracovia 22.10.2022

Piuttosto che perdermi i Rage che mi suonano a 300 metri da casa preferirei infilare il braccio in una soluzione 3:1 di acido solforico e perossido di idrogeno. Per me la felicità è un concerto heavy metal dove puoi alzare il bicchiere di birra al cielo e cantare a squarciagola. E si sa che con Peavy Wagner questa gioia è più che garantita, visto che storicamente è uno che ha scritto i migliori ritornelli mai concepiti da mente umana. Una specie di macchina sforna-melodie accattivanti e cori coi controcazzi che ti fanno venire voglia di urlarli in faccia al collega coglione, al vigile che dirige il traffico o alla testa di cazzo dietro allo sportello dell’ufficio postale, sempre con un ghigno beffardo sulle labbra e un dito medio al cielo.

Arrivo con largo anticipo perché ho letto che ad aprire sono i Tri-State Corner, che non avevo mai sentito nominare prima. Si tratta di una banda tetesko-greco-polacca dedita, e lo capisco appieno solo quando li sento suonare, ad un rockettino pseudo-alternativo molto scialbo ma con una particolarità: c’è un rispettabile signore dall’aria molto simpatica che suona il bouzouki in qualità di solista. Per chi non sapesse di cosa stiamo parlando, si tratta di uno strumento tipico della tradizione greca. Una sorta di liuto che produce un suono abbastanza simile ad una balalajka. Lo usarono anche i Goblin in Suspiria, per intenderci, quello strumento a corda su cui Massimo Morante arpeggia di tanto in tanto. Questo signore è davvero un virtuoso coi controcazzi, ed è pure elegante e distinto, con la sua camicia rossa e il gilet nero. Non sembra versare una goccia di sudore o scomporsi e, mentre lui fraseggia con invidiabile padronanza, i suoi sodali, tra cui un chitarrista che assomiglia spaventosamente a Walter White/Heisenberg imbracciante una Fender Jaguar e vestito come un ventenne, zompettano vezzosi e sparano accordi in successioni degne della più anonima banda di rock alternativo degli anni Novanta.

Tri State Corner

I Tri-sate Corner per qualche motivo mi stanno proprio simpatici come persone, e resto vicino alla transenna a sentire gli assoli di bouzouki sorseggiando una Zywiec.

Dopo la consueta pausa tecnica però ci sono i Rage, e là non si scherza più. Attaccano a cannone con un paio di pezzi abbastanza recenti, e pure se la qualità degli album non è più la stessa da un bel po’ devo dire che l’impatto è bello tosto. Tutto bello e tutto figo fin quanto si ode un TOC! sinistro e il giovane Jean Bormann, una delle due asce che arrivò a sostituire Victor Smolski nell’ultimo cambio di formazione, perde completamente il segnale, seguito dal resto della banda. Cortocircuito? Qualcuno ha fatto saltare il cavo sbagliato? Mi giro e vedo i fonici nel panico strillare verso il personale della sala dicendo distintamente: “È roba vostra!”. Il microfono di Peavy però per qualche motivo funziona ancora, così il nostro corpulento guru ci chiede se gradiamo un assolo di batteria di Lucky Maniatopoulos mentre i solerti addetti del club cercano di aggiustare la situazione. Grazie a Dio il nostro amico greco-tetesko non va avanti più di tanto, non perché non sia abile o apprezzato dal pubblico, ma perché la situazione è ampiamente ristabilita e la scaletta fortunatamente non subirà tagli di alcun tipo.

È un bel concerto che però per il sottoscritto entra davvero nel vivo quando Peavy annuncia che si stanno preparando ad eseguire Sent by the Devil, classicone da Black in Mind che tutti cantano a squarciagola. Immaginare la libidine quando a questa fanno seguire Shadow Out of Time come se niente fosse. Siamo nell’estasi del metallo e le birre fioccano tra un coro e l’altro. La serata sta andando esattamente come volevo che andasse. Dietro di me c’è una bella milfona bionda anche lei molto divertita e coinvolta dall’esibizione. Peavy non ha ovviamente la stessa forza vocale che aveva su questo video, ma non importa: è ancora più che dignitoso e nessuno pretendeva comunque una performance del genere. E poi quasi non lo senti più, quando il pubblico inizia ad urlare a più non posso i testi di certi classici. Quando attaccano con Don’t Fear the Winter non capisco più un cazzo e sgomito fino alla prima fila. Perfect Man è uno di quei dischi che dovrebbero essere insegnati nelle scuole ai bambini invece dell’educazione civica.

Higher than the Sky, altro classico, chiude trionfalmente con il solito ausilio vocale degli astanti.

Ora ci sarebbe da fare una considerazione: perchè i Brainstorm fanno da headliner invece dei Rage? Francamente li ricordo come un discreto gruppetto uscito nella seconda metà degli anni Novanta, e solo perché ho visto l’annuncio di questa data. Sennò possibile pure che me li sarei dimenticati completamente. Ad ogni modo fanno un onesto set di classico power metal senza sbalzi e da banda di seconda o terza fascia, con pochi momenti davvero memorabili e con indiscutibile mestiere. Degli onesti mestieranti, appunto. Però mi sto “zaccando dalla fame”, come diciamo a Cagliari, e la mia priorità, per diversi minuti, è di trovare qualche porcheria da ordinare e trovare pronta da ingurgitare al mio ritorno a casa nel post-bevuta. E questo è tutto quello che ho da dire su questa esibizione.

Ne è valsa la pena anche solo per Peavy e soci, chiaramente, a cui auguro una vita lunghissima e cento altri dischi. (Piero Tola)

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