Avere vent’anni: YNGWIE MALMSTEEN – Attack!!

Sono molto legato ad Yngwie Malmsteen, sia per “quei dischi lì” che per l’impatto che lui ha avuto su di me quando avevo 15 anni: un personaggio eccessivo, oltre il concetto di tamarro, ma al tempo stesso uno dei pochi guitar hero che oltre ad avere indubbie doti tecniche aveva anche il senso della melodia e della forma canzone. Tutti sappiamo che il nostro ormai da un bel po’ non azzecca quasi più niente, e forse è proprio Attack!! (due punti esclamativi, prego) l’inizio della fine. Ma non mi va di parlarne (troppo) male, perché, come dicevo, sono molto affezionato al Nostro. E quindi proverò a trovare degli elementi a favore di questo album.

In primis, a differenza del precedente War to End all Wars, non è registrato col culo. E quando intendo “col culo” immaginatelo letteralmente, perché quell’album è senz’altro stato registrato sfruttando non meglio precisati orifizi di poveri session e schiavi di sua maestà. Certo, poi almeno quel disco aveva diversi pezzi interessanti che dal vivo spaccavano, ma non divaghiamo e andiamo avanti.

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“L’occhio della madre!”

Attack!! si apre bene, anzi, ti illude proprio: i suoni sono buoni, Doogie White è un discreto sostituto di cantanti di certo superiori e Razor Eater è davvero bella. E anche la successiva Rise Up, al netto del suo ritornello ripetuto fino alla nausea, non è male; e la successiva Valley of Kings è addirittura meglio delle precedenti.

Il problema è che gli aspetti positivi sono finiti e il resto del disco, a parte forse Valhalla, è davvero insostenibile. Non si raggiungono per fortuna gli abissi di negatività degli ultimi anni, ma i settantatré minuti che compongono il disco sembrano quattro ore. Per intenderci: vent’anni dopo, per completare un’ascolto ininterrotto di Attack!!, ci sono voluti tre tentativi, correndo sempre il rischio di addormentarmi.

Dunque non c’è davvero un motivo per voler bene a questo album, se non fosse che ricordo come se fosse ieri quando, in preda al cazzeggio più puro e incontaminato con il vostro affezionatissimo Trainspotting e la mascotte di redazione (immaginatelo come il Pupazzo Ciro, l’orso che parla napoletano!) Roberto Angolo, passavamo struggenti momenti a cantare sopra la title track dell’album che risuonava a tutto volume dalla mia copia masterizzata, imitando il coro che dà il titolo al brano.

E quindi, cari fratelli del vero metal, non riesco ad essere troppo duro con il buon Yngwie, tanto è vero che, anni dopo, ho anche comprato il disco in versione originale, dopo averlo trovato a cinque euro usato da MelBooks (ovviamente R.I.P.). Detto questo, se non eravate anche voi a Montesacro nella mia camera nel 2002, direi si può tranquillamente soprassedere dall’ascolto/riascolto dell’album. (L’Azzeccagarbugli)

One comment

  • Il connubio Azzeccagarbugli-Montesacro mi fa venire in mente l’indimenticabile serie dell’avvocato Erminio Montesacro su 6-1-0. Cercare su iutiùb per (sor)ridere.
    Quanto a Yngwie J. Malmsteen (la J per non confonderlo con tutti gli altri Yngwie Malmsteen del creato), è difficile andare oltre Magnum Opus, onestamente. Se glo si vuole bene per quello che ha fatto in precedenza, bisogna evitare i dischi dalla seconda metà degli anni ’90 in poi.

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