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Avere vent’anni: YNGWIE J. MALMSTEEN – Concerto Suite for Electric Guitar and Orchestra

27 gennaio 2018

Concerto Suite for Electric Guitar and Orchestra è, di gran lunga, il disco più immaturo e pacchiano che abbia mai tirato fuori Malmsteen. Ricordo che a vent’anni mi piacque abbastanza (tanto che presi anche il successivo dvd registrato dal vivo con la New Japan Philarmonic Orchestra) ma mai quanto i dischi di Yngwie propriamente elettrici, che ovviamente sono su tutt’altro piano, almeno per quanto riguarda la prima metà di carriera. Diciamo che è proprio il concetto che sottende la creazione di questo disco ad essere pacchiano, o bambinesco se vogliamo: il sogno di un ragazzino in cameretta che imbraccia la chitarra elettrica e immagina di suonarla come fosse un violino, con una sonata di Bach che gira di sottofondo sul piatto del giradischi e un poster di Hendrix che brucia la Stratocaster sulla parete di fronte. Oddio, messa così sembra tutto bellissimo, il tipico canovaccio di un film all’americana, dove il povero giovine disagiato parte con una chitarra a tracolla ed un valigia di cartone piena solo di belle speranze e riuscendo, dopo varie peripezie e circa novanta minuti di pellicola buttati nel cesso, a coronare il sogno di suonare con una vera orchestra, violini e tutto, sotto una scrosciante pioggia di applausi di un pubblico entusiasta. Il problema però è che nella realtà non sempre i sogni giovanili hanno senso, o ha senso realizzarli comunque, ché nella maggior parte dei casi sono frutto di pulsioni adolescenziali, immature per definizione. 

Questo disco non ha senso alcuno, ed artisticamente parlando è di valore prossimo allo zero spaccato. Può piacere? Sì, sicuramente. A me piaceva e piace tutt’ora, anche se molto molto meno rispetto a prima. Direte voi, pingui amici malmsteeniani, “e grazie al cazzo, sei tu ad esserti fatto vecchio non il disco ad essere brutto, che anzi è un fottuto capolavoro immortale, capito ignorante di merda?! E poi chi cazzo è Cesare Carrozzi?“. Sì. Cioè no, o meglio: sicuramente sono invecchiato io. Assolutamente. Però se fossi stato più grande dei miei vent’anni di allora, se nel 1998 ne avessi avuti i quaranta di adesso, probabilmente questo disco mi avrebbe fatto cagare e basta. Perché? Perché non è niente. Realmente, non è niente. Non è un disco di musica classica (e se peraltro a qualcuno venisse in mente di valutarlo in questa maniera, veramente dovrebbe darsi fuoco prima di subito), non è un disco rock, non è un disco rock con l’orchestra (tipo Concerto for Group and Orchestra dei Deep Purple, uscito trent’anni prima e che ha tutt’altra caratura), è solo la polluzione notturna di un adolescente che, cresciuto ed avendone la possibilità, si cala nei panni di un novello Paganini con la chitarra elettrica fuori ogni tempo massimo. È come se io facessi l’attore (demenziale, ovviamente), fossi milionario e mi mettessi in testa di girare il rifacimento di Rocky IV, col piglio di farlo però per davvero, cioè una roba seria, mica per ridere, e di farlo uscire al cinema perché da ragazzino ho sempre sognato di crepare di mazzate quel coglione pompato di Ivan Drago e vendicare la memoria del mio fratello negro Apollo, ché gli amici, quelli veri, fanno proprio così. Insomma se amate ‘sto disco è perché, signori cari, siete dei romantici senza vergogna, non perché sia di chissà quale pregio. Anzi, come ho scritto, è pacchiano da morire e del tutto inutile, proprio quanto gli ultimi di Yngwie. (Cesare Carrozzi)

3 commenti leave one →
  1. vito lomonaco permalink
    27 gennaio 2018 09:37

    cazzo siamo pieni di pacchianate, al lavoro gente convinta di essere insostituibile,in pizzeria il sabato sera gente che si parla addosso aspettando il proprio turno per essere logorroica, in famiglia rotture di coglioni insipide, mo’ se pure la musica diventa cosi siamo fottuti.

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  2. weareblind permalink
    27 gennaio 2018 17:06

    Malmstin… scusate un secondo che tolgo gli At The Gates dallo stereo.

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  3. davis13 permalink
    26 giugno 2018 15:17

    disco bellissimo e dall’alto valore artistico: non esiste nulla di simile poichè dimostra come solo i geni possono realizzare certe opere maestose, non certo chi scrive cavolate su internet come appunto l’autore di tale articolo che di musica capisce ben poco oltre ad avere un’ossessione per malmsteen dettata dal suo complesso d’inferiorità…

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