Avere vent’anni: YNGWIE MALMSTEEN – War to End All Wars

Francamente non ho idea di come Yngwie Malmsteen riesca a tirare avanti da vent’anni a questa parte. Eppure, a quanto pare, ma non ho nessun problema a crederlo, ha anche uno stile di vita da panzone grezzone che starebbe bene in qualche scena presa da Suburra e ambientata a casa di un boss rom, sapete, coi cacatoi dorati e le tende leopardate, anelloni e collanone d’oro, Rolex a cascare, insomma robe così. O è tutto finto, boh? Sarà bigiotteria? Eppure in garage ha almeno un paio di Ferrari, che certo non saranno recentissime, ma sono sempre Ferrari e magari sono pure piuttosto quotate (almeno suppongo, non ho in mente di comprare una Ferrari d’epoca, sapete). Vabbè, direte voi, cazzo è Malmsteen: con quel nome avrebbe potuto effettivamente cacare nelle custodie dei cd e la gente li avrebbe comprati comunque (ci sono quasi cascato io stesso. Quasi). Vero, indubbiamente. Però è da un bel po’ che i cd non si vendono più e con tutto ‘sto circo del Covid l’ultimo anno niente tour, quindi boh? Avrà accumulato danari? Non credo. Oddio, probabilmente da quando sta con l’attuale moglie, che gli fa pure da impresario, qualcosa avranno messo da parte. Quel che è certo è che vent’anni fa, all’epoca di War to End All Wars, non doveva passarsela benissimo, visto che per risparmiare sulle spese di registrazione si accollò in toto la produzione del disco, cioè dall’inizio alla fine, non come nei dischi precedenti dove nelle note di copertina trovavate scritto “Produced by Yngwie J. Malmsteen” e sembrava avesse fatto tutto lui quando evidentemente non era vero un cazzo, visto che il fonico glielo faceva qualcun altro, così come il mixaggio, il mastering e tutto quanto fosse necessario a rendere un disco, non dico prodotto bene (e i dischi di Malmsteen lo erano eccome), ma almeno in maniera decente.

suburra anacleti manfredi malmsteen

Ecco, se magari vi capita di andare su Youtube e trovare i demo di Yngwie registrati con uno stereo a cassette in Svezia a sedici anni, vi renderete subito conto che non solo si sentono poco peggio di War to End All Wars (ma proprio poco), ma anche che Yngwie stesso suonava meglio a sedici anni che non ai quasi quaranta che aveva all’inizio dei Duemila. E che cazzo, ma almeno, visto che registri a casa, microfona la cazzo di chitarra classica invece di andare dritto nel mixer col piezoelettrico che usi dal vivo, maledetto sveglione, che mica ci vuole un genio per capire che SUONA INFINITAMENTE MEGLIO microfonata. War to End All Wars non solo è la auto-mortificazione di Yngwie come artista (la prima, sicuramente non l’ultima), ma anche di quelli che si sono ritrovati loro malgrado dentro ‘sto pastrocchio mortale e che non si meritavano affatto di finirci (mi riferisco a Mark Boals e John Macaluso), gente che evidentemente fa della professionalità il proprio mestiere, e non degli arronzoni semplicioni come ‘sto cazzo di mancato rom svedese. Dei pezzi presenti sull’album poi non ne parliamo proprio: gli strumentali sono tutti da buttar via (in pratica è l’inizio dello stesso copione a base di arpeggi che porta avanti da due decadi), le canzoni fanno acqua da tutte le parti e, tranne Crucify, War to End All Wars e Wild One non si salva NIENTE di ‘sto disco. Anzi, se non fosse per quei tre pezzi l’unica decente sarebbe Black Sheep of the Family, che è un reggae cantato da Yngwie stesso e presente come bonus nell’edizione europea del disco. Cioè, se si convertisse al reggae non farebbe davvero un soldo di danno, il che la dice lunga su come accidenti sta messo. Che immonda porcata, amici miei. Statene alla larghissima. (Cesare Carrozzi)

8 commenti

  • Ahahahahahah Cesare al top, ammazza quante gliene hai dette.

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  • Pasta al tonno

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  • adoro questo blog quando Carozzi parla di Malmsteen…fortuna che Yngwie sta registrando un nuovo disco, non vedo l’ora che lo pubblichi solo per leggere la vostra recensione.

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  • Alberto Massidda

    Mi ricordo lo vidi per la prima volta, era il tour di questi disco, al Teatro Palladium di Roma. E non sapevo manco chi fosse: andai con uno con cui suonavo che mi aveva detto “mah, è un chitarrista, credo faccia rock blues o roba simile”… Quando attaccò a suonare rimasi inchiodato alla parete, ma era esattamente quello che mi serviva 😀

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    • anch’io ho visto quel concerto,purtroppo il cantante era ammalato quindi suonarono alla meglio,venne fuori una cagata di concerto.peccato le aspettative erano altre.

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  • Beh, che sia sempre stato un guappo con camicie da Magnum P.I., Ferrari e roba dorata addosso lo si sapeva. Ad un certo punto è crollato sotto il suo stesso peso, ma nei primi 80 è stato un punto di riferimento per tantissimi, anche non necessariamente patiti della chitarra. Giusto per fare un esempio, se ascoltate il Petrucci di “When dream and day united” è puro Malmsteen e all’epoca era normale, poi da “Images and words” prese la sua strada (pescando da Steve Vai, Satriani e altri). Non riesco a voler male a Malmsteen, ma è anche vero che non lo ascolto dai tempi di Magnum Opus.

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  • Cmq … Penso che già solo con gli introiti dalla fender .. gli arrivino abbastanza quattrini per campare bene… Poi qualche soldino l avrà da parte..

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