Suburra ha fatto una brutta fine

L’epopea di Suburra non solo ha trovato la sua conclusione, ma segna forse anche la fine di un’era. Arrivava infatti in un periodo in cui questa tipologia di storie aveva già dimostrato la sua presa sul grande pubblico, tra Gomorra, Narcos e i vari altri prodotti cinematografici legati a criminalità organizzata e spaccio, con Romanzo criminale come antesignano e Breaking Bad come punto più alto, nonostante quest’ultima non fosse una semplice storia di malavita – anzi, probabilmente proprio per questo motivo. E ora che è finita Suburra mi sembra di poter dire che si siano esaurita, a più di un decennio da quando era iniziata, anche la moda che aveva portato alla sua produzione. Sarà pure per mera coincidenza temporale e non per un’intrinseca importanza della prima serie prodotta da Netflix in Italia che lo fa diventare il canto del cigno del genere, ma tant’è.

Oltre ad essere inevitabilmente legata in generale alla stagione in cui è stata prodotta, Suburra è anche strettamente legata a Gomorra. Non solo per una consonanza dei titoli, ma anche perché ne seguiva temporalmente il successo, sfruttandolo. Inoltre sono state entrambe ispirate da un film che era a sua volta tratto da un libro, e la prima mi ha sempre dato l’impressione di essere la risposta romana di Netflix alla serie napoletana di Sky. Nel loro sviluppo hanno però seguito parabole molto diverse. Gomorra era partita con un ottimo film autoriale ai limiti del neorealismo, il quale è stato seguito da un’ottima prima stagione che ha fatto sì che poi si potesse solo peggiorare, come spesso accade con le serie tv. Al contrario, Suburra è partita con un film discreto ed apprezzabile, una prima stagione leggermente sotto le aspettative, le quali si sono alzate con la seconda (che secondo me è la migliore delle tre). Ovviamente le differenze non si fermano qua e comprendono anche il fatto che film e serie di Gomorra sono completamente scollegati tra loro e raccontano storie diverse (anzi, il film non ha proprio una trama). La serie di Suburra è invece sin da subito chiaramente legata alla trama del film: alcuni attori sono rimasti e quelli che cambiano interpretano comunque gli stessi personaggi.

E se avete visto il film avrete immaginato anche voi che la serie non potesse che essere un suo prequel, dato che alcuni personaggi morti nel film sono ancora vivi e vegeti nella serie. Io mi pregustavo un rapporto non dissimile a quello che c’è tra Better Call Saul e Breaking Bad, dove si esplorano la psicologia dei personaggi del prodotto principale e le vicende che li portano al punto in cui li troviamo – con le dovute proporzioni, ovviamente, per quanto riguarda recitazione, regia e scrittura, che in tutto ciò che crea Vince Gilligan, anche in El camino, si attestano a livelli pressoché irraggiungibili. Pensavo di averlo capito e di poterne essere certo quando Nadia, la ragazza del protagonista Aureliano (interpretato dal solito eccezionale Alessandro Borghi), disegna la palla da biliardo nera che lui avrà tatuata sulla nuca nel film e che gli varrà il soprannome er numero 8. E credevo pure di essere stato molto sagace. Ebbene, se avete finito di vedere le sei puntate della terza e ultima stagione di Suburra, vi sarete ormai resi conto che così non è.

Questa per me è stata la prima grande delusione della terza stagione. Forse perché ciò ha ridimensionato la mia sagacia, o più semplicemente perché in testa come esempio e paragone avevo l’inarrivabile Better Call Saul. Ma più probabilmente perché a guardare tutta la serie tv si ha la netta impressione che l’abbiano iniziata con questa idea, che abbiano cominciato a svilupparla meglio nella seconda stagione, ma che nella terza si siano detti: “No dai, è troppo complicato, facciamola a cazzo di cane”. Infatti alla fine più o meno muoiono gli stessi personaggi che muoiono anche nel film, ma in situazioni diverse. Invece – inizio spoiler se non avete finito di vedere o il film o la serie – sarebbe stato più interessante vedere come degenerava il rapporto tra Aurealiano e Spadino (che nella serie sono molto amici mentre nel film il primo ammazza il secondo quasi subito). Invece rimangono amici, Spadino, che è gay, continua ad amarlo fino alla fine più o meno segretamente, Aureliano muore in un modo stupidissimo per salvare Spadino, allora lui lo piange e lo butta in mare perché così può stare vicino alla sorella con cui aveva un rapporto morboso e mezzo incestuoso nonostante lei fosse una rompi coglioni e nella prima stagione avesse fatto uccidere quella di cui lui si era innamorato. Fine spoiler.

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Quindi si può dire che questa serie è sostanzialmente una rivisitazione della trama del film, che nonostante il minutaggio molto più ampio, in realtà e purtroppo, non ha portato ad un maggior approfondimento di quasi nulla. Le uniche vicende in cui si entra un po’ più nel dettaglio sono quelle degli Anacleti (famiglia sinti che rappresenterebbe i Casamonica), su cui per me dovrebbero fare uno spin off incentrato solamente su di loro, e quelle del cardinale Nascari (che finalmente rende le figure ecclesiastiche di Suburra più sfaccettate e meno passive). Ma l’approfondimento non è comunque sufficiente: è arrivata solo in questa terza stagione, che rimane molto veloce, e si ha la netta sensazione che si sarebbe potuto fare di meglio (anche perché vengono tralasciati quasi tutti i parallelismi con gli scandali e le vicende politiche di inizio decennio che invece erano presenti nel film). Anche la colonna sonora con le musiche der Piotta dà l’impressione di essere fuori luogo. 7 vizi capitale in collaborazione col Muro del canto era sì una canzoncina stupidina ma almeno faceva semplicemente da sigla, non compariva molto durante la seconda stagione e aveva il pregio di riuscire a trasportarti nella Roma popolare rappresentata nella serie tv. Se proprio si voleva farcire Suburra di hip hop romano a questo punto ci voleva qualcosa di più hard(e)core, e a Roma ci sarebbe stato l’imbarazzo della scelta. Dunque di buono di altro che rimane? L’eccellente prestazione di Alessandro Borghi, come già detto, quella ottima di Adamo Dionisi (alias Manfredi Anacleti sia nella serie che nel film) e quella decente di qualche altro comprimario; ma anche una pessima Gerini che per fortuna scompare alla prima puntata (“cagna maledetta” direbbe il nostro René Ferretti). Ah, e sicuramente il fatto che finisce qua e non la trascinano avanti all’infinito. (Edoardo Giardina)

10 commenti

  • Non ho Netflix quindi non mi esprimo sulla serie ma ho visto il film. Mi è piaciuto, c’è qualche esagerazione ma ci sta. Il mio personale plauso per Adamo Dionisi, un “non attore” così credibile è eccezionale, ma del resto Roma ha una grande tradizione di caratteristi presi dalla strada, unica al mondo.

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    • Si ha come l’impressione che per colpa del Covid la serie sia stata fatta finire troppo in fretta. La Gerini che è sempre stata al centro della serie, è stata praticamente una comparsa nella terza serie. Adriano, alla fine della seconda, lasciava intuire che nella terza stagione avrebbe avuto un ruolo importante nello svolgimento della trama invece ha avuto un ruolo da comprimario, e questo è stata una delusione. Concordo sul fatto che Aureliano fa una fine da “cane di Mustafa”. Una morte stupida e inverosimile. C’è l’impressione che sia stata una serie che non si vedesse l’ora di farla finire. Molto tirata via… peccato, perché si sarebbe potuto evolvere meglio la vita e le vicessitudini di personaggi e storie. Rimane un po’ di amaro in bocca.

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  • non posso leggere visto che mi accingo ad iniziare l’ultima stagione domani. Posso dire una cosa, la prima stagione era di livello eccelso, veramente bella e coinvolgente. La seconda aveva delle scelte piuttosto discutibili (Manfredi in coma, Lele che diventa poliziotto come il padre e continua a fare il cazzo che gli pare, ecc…) però tuttosommato mi è piaciuta. Ritorno tra un paio di settimane (forse, ma sono lento a guardare le serie) e posto il mio parere, a che se non interessa a nessuno :)

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  • Andrew Old and Wise

    Ho avuto l’impressione che sia stata concliusa un po’ frettolosamente. Solo sei episodi, piuttosto strano. Però mi sono piaciuti abbastanza e ora sto riguardando la prima serie. Breaking Bad, Narcos e True Detective (1°serie) a parte, le crime fiction italiane sono al top nel loro genere, per realismo, crudezza e buone prove attoriali.

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    • ho visto ieri sera le prime due puntate, ed effettivamente sta andando tutto troppo in fretta. Inoltre, mi sembra che si stia continuando un po’ nel fantastico…Cinaglia sta facendo casini a destra e a manca e nessuno gli dice una minchia, e poi la mega esecuzione davanti al Palatiziano…non ci credo che la polizia non abbia bloccato mezza Roma dopo un casino del genere, però è un po’ l’andazzo anche della seconda stagione. Cmq Borghi e Ferrara sono veramente bravi, anche se i personaggi sono ridotti un pochino a macchiette.

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  • Cosa spinge a guardare tutto il peggio degli esseri umani?

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  • Mi dispiace che sia finito troppo presto . Ma non mi è piaciuto a differenza delle altre 2 serie che mi hanno molto coinvolto .

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  • Invece bel finale, ottima parabola dei personaggi. È la fine che meritano soggetti del genere.

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  • Caro Edoardo;
    A me è piaciuto molto, compresi tutti i vari colpi di scena!!
    Ma perché non fai tu il regista
    Anziché sparare cazzate

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