Non ti piacciono più i Sólstafir? Bastarður!

Era da qualche mese che i Bastarður erano in cantiere. Anticipato da un paio di singoli, il progetto di Aðalbjörn Tryggvason dei Sólstafir e del batterista Birgir Jónsson è stato pubblicato tramite Season of Mist e il 29 ottobre è finalmente arrivato l’album Satan’s Loss of Son.

Inizialmente presentato come un connubio tra crust punk e death metal e adatto ai fan di Napalm Death, Terrorizer, Motörhead e Disfear, questo debutto mette in mostra più di quanto dia a credere di primo acchito. Certamente, l’influenza di alcuni di questi gruppi è abbastanza chiara in alcune tracce, come l’apripista Viral Tumor, che fu anche il primo singolo ad essere lanciato in pasto a pubblico e critica. Qui l’omaggio al gruppo di Lemmy Kilmister è particolarmente palese e questo non mi aveva fatto ben sperare inizialmente, per il semplice fatto che provo una spontanea idiosincrasia nei confronti delle operazioni strettamente nostalgiche o all’insegna della venerazione fine a se stessa. Dopo qualche attento ascolto, tuttavia, diventa anche più facile cogliere vari spunti sonori che è facile ricondurre agli esordi dei Sólstafir. Non mi riferisco nello specifico a quelli black metal di Í blóði og anda, ma agli spunti crust punk, per l’appunto, presenti agli inizi della svolta post-metal con Masterpiece of Bitterness e Köld, che si possono ritrovare già nella seconda traccia, Neonlight Bliztkrieg, la quale vede la partecipazione al microfono di Marc Grewe dei Morgoth al microfono, nonché nell’omonima Satan’s Loss of Son. Altra comparsata illustre nello stesso ruolo è quella di Alan Averill dei Primordial in Black Flag Fools, una voce che si presta particolarmente bene a queste sonorità, tutto sommato sorprendentemente affini a quelle del gruppo irlandese.

Ciò che rimane è un album breve ma estremamente denso e adrenalinico, spogliato delle velleità intimistiche inseguite dai Sólstafir a partire da Ótta in poi e valvola di sfogo perfetta. Io per un po’ non sono riuscito ad ascoltare altro e l’ho messo a ripetizione per diversi giorni, sempre in metro al mattino; ciò ha fatto sì che io evitassi di ammazzare la vecchia signora che ogni mattina si siede accanto a me e che guarda le storie di Facebook a volume massimo, scrollando placidamente la sua cazzo di home mentre io cerco di leggere un libro. Aðalbjörn Tryggvason, mi hai evitato parecchi litigi mattutini e, potenzialmente, anche la galera. (Edoardo Giardina)

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