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Non sentirne il bisogno: TERRORIZER – Caustic Attack

6 novembre 2018

Alla fine degli anni Ottanta c’era questo tipo che aveva due band, i Nausea ed i Majesty. I primi sarebbero arrivati in qualche anno a pubblicare un full molto interessante, dal titolo Crimes Against Humanity. Non scorderò mai il suo attacco col basso, totalmente spiazzante e seguito a ruota da una cacofonia fatta perlopiù di urla e piatti crash che sovrastavano tutto quanto; un delirio che risaliva fino al piano terra dalla scalinata buia che vi avrebbe trascinato in quello scantinato marcio e fetido in cui vi rifiutavate, a ragione, di mettere piede. I secondi non andarono per niente lontano, ma una piccolissima parte del materiale ideato da Oscar Garcia per entrambe le formazioni finì dentro a una cosa chiamata Terrorizer. Esattamente come i Nausea, questi ultimi sono tornati in scena negli anni Duemila, ma nel loro caso venne a mancare proprio la figura principale.

In realtà, per tutti quanti questo Oscar Garcia non rappresentava un cazzo di niente, solo un tipo che urlava odio contro il conformismo, le multinazionali e la piega generale presa dal mondo intero. Le cose stavano diversamente, perché senza di lui niente ha più funzionato. Il resto della storia lo conoscete: World Downfall è uno dei dischi estremi più importanti e influenti di sempre, soprattutto se lo localizziamo in un 1989 nel quale Jesse Pintado (R.I.P.), qui membro chiave, doveva ancora incidere qualcosa con i Napalm Death. La sua formazione era un qualcosa di spaventoso: sezione ritmica dei Morbid Angel e poi questi due tipi qua, come se una componente metal venisse opposta a un’onda d’urto di scuola più sfacciatamente hardcore/crust. Sono giochini che si fanno con facilità al giorno d’oggi, ma all’epoca David Vincent e Pete Sandoval non erano Icone affermate di un genere musicale, e scrivevano in contemporanea le future gemme grezze caratteristiche del loro più celebre album di passaggio, titoli come Fall From GraceRebel LandsWorld Downfall è un capolavoro di cui avremmo respirato nuovamente la caratteristica aria malsana e corrotta in quel Crime Against Humanity dei primissimi Novanta: ascoltatevi un pezzo come Production Ends e capirete. Lì non c’erano la sezione ritmica dei Morbid Angel o Pintado a muovere il carro, né uno scontro fra fazioni musicali a portare benefici inattesi. Dopodiché sarebbe rimasto il vuoto.

A metà del decennio scorso si è concretizzata la ovvia reunion, con il tizio dei Resistant Militia (poi Culture) alla voce e Tony Norman dei Monstrosity al quattro corde. Il disco risultante, Darker Days Ahead, non era un cesso totale, ma sebbene riportasse alla luce un sound facilmente ricollegabile a quello di diciassette anni prima, ci volle poco tempo per svelare l’arcano: era fatto in parte con gli scarti. Un riciclo di materiale messo da parte all’epoca fu malamente attuato – principalmente dalla demo Nightmares del 1987 – e le nuove composizioni, nonostante fossero ricoperte da una veste in parvenza gradevole, proprio stentavano a decollare. Dopodiché i Terrorizer hanno smesso di essere i Terrorizer, virando sempre più dalle parti del death metal, dimenticando la propria unicità e producendo l’anonimo Hordes Of Zombies. Che lì per lì mi era pure piaciuto, e anche parecchio, ma solo oggi mi rendo conto di quanto fosse imbarazzante e soprattutto inadatto a tenere il loro logo stampato in copertina.

Oggi la situazione a livello di hype è la solita di qualche anno fa, non credo ci sia qualcuno che realmente scalpita per un loro nuovo album, che però puntualmente esce e si chiama Caustic Attack. Copertina che pare rubata ai Megadeth, batteria di Sandoval che riesce addirittura a suonare maluccio (non la sua prestazione nello specifico, ma la solita post-produzione merdosa e tipica dei giorni correnti) e nuovo cantante che ancora una volta non lascia il segno. L’album non è neppure brutto, anzi funziona bene quando non pretende di pestare come un dannato – ad esempio nell’ottima Crisis. Dopodiché scorre senza lode né infamia, facendoti fare qualche balzo sulla sedia come col lead di chitarra di Infiltration, nell’incauto tentativo di portare avanti un moniker storico – e dalla dirompente importanza – nella maniera più ingenua e sterile possibile. C’è qualcosa che riporta alla memoria i tempi che furono, come Sharp Knives, e la componente death metal è fortunatamente lasciata in disparte nonostante la partecipazione di un colosso come Lee Harrison dei soliti Monstrosity. Tu, Sandoval, hai trovato un piacevole passatempo. Ma io, che ho perso giornate ad ascoltare World Downfall, constatando ogni dannata volta che tutto ciò che arrivava a Corporation Pull-In, fosse davvero in grado di rasentare il concetto di perfezione, cosa dovrei farci con una roba così ordinaria? (Marco Belardi)

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