NAPALM DEATH – Throes of Joy in the Jaws of Defeatism

La prima cosa che ho pensato ascoltando i singoli del nuovo Napalm Death, è che il confronto con la precedente evoluzione fosse impietoso. Diatribes e i lavori di quel periodo non erano certo belli, ma davano l’impressione di un gruppo che aveva scelto una direzione e l’aveva intrapresa con personalità e idee più o meno limpide. Al primo ascolto Throes of Joy (che d’ora in poi abbrevierò per praticità) mi sembrava tutto e niente. Una compilation, piuttosto che un album. Una dozzina di brani provenienti da altrettanti dischi distanti nel tempo e nelle idee e un Mark Greenway che ha completamente perso il senso del pudore, cantando in più maniere di quante ne abbia tentate Nocturno Culto in un’intera carriera a firma Darkthrone.

È l’album delle incertezze: quanti cantanti diversi tenta d’essere Barney? Mitch Harris, leggo in giro, c’è o non c’è?

Barney già in Apex Predator – Easy Meat aveva cantato Hierarchies un po’ come pareva a lui: nulla di nuovo, è solo l’esasperazione a renderlo farlocco e spinto oltre il limite. La domanda è cosa si sia calato per calarsi così nel personaggio. Per quel che riguarda la musica, sulle prime mi è parso stessero esagerando con certe derive atmosferiche infilate a forza nelle parti veloci: arrivi in fondo, hai una discreta cover di White Kross dei Sonic Youth e tutto pare tornare un po’ di più. Throes of Joy è un album in cui devi trovare il bandolo della matassa, ricominciare da zero e vedere se alcuni giudizi cambiano. Se ti fermi alla prima non riparti più.

Dove avete messo Mitch?

Tutto sommato lo ascolto, lo riascolto e Throes of Joy non è affatto male. Devo solo superare quell’eterogeneità di fondo, un ostacolo tosto, soprattutto per come sono fatto io. Se affronto le cosiddette novità, in realtà non lo sono: le prime tre sono una fucilata alla testa, ed è in tal senso magnifico il rallentamento di Backlash Just Because, pare uno di quei punti focali che ti si stampavano in testa all’epoca di Order of the Leech. Un riff che vale quanto metà album, o giù di lì. Bella pure la successiva That Curse of Being in Thrall.

Rifletto sui pro e sui contro: titoli lunghi quanto quelli di un film di Lina Wertmuller. Copertine in cui la colomba dei Mayhem ha finalmente raggiunto lo step successivo, l’arrosto girato.

Poi l’album cambia. Io detesto le recensioni track-by-track, farne e leggerne, ma in questo caso è praticamente impossibile non farlo. Throes of Joy diventa un altro album, dopo le prime tre. C’è Contagion che è dinamica e particolarmente carina, c’è Joie De Ne Pas Vivre che è una mezza merda mezza industrial, poi un paio di momenti ordinari ma tutto sommato accettabili. Poi, indovinate.

L’album cambia. Ma non cambiano i singoli brani, è come se ogni due/tre tracce intervenisse un approccio leggermente diverso alla composizione, intermezzato, talvolta, da alcuni episodi totalmente a sé. C’è Fluxing of the Muscle che non ho ben capito se parli o meno di cazzi ma è quella con le chitarre più metallone e strutturate. Non fa gridare al miracolo e nemmeno all’esatto opposto. E l’album cambia un po’ troppo.

Amoral è il singolo per eccellenza per cui tutti hanno tirato fuori a ragion veduta i Killing Joke, sui forum, sui social, sugli autobus. È davvero carina. Barney sembra un altro ancora. Inizio allora a pensare che i Napalm Death siano sempre stati questo, soltanto che adesso non ne se vergognano. Dopodiché l’album ritorna in velocità per poi chiudere malissimo, con A Bellyful of Salt and Spleen. Il problema di quest’ultima è che l’hanno coraggiosamente – e oltraggiosamente- scelta come singolo. Sembra Evolved as One da From Enslavement to Obliteration, un misto di rumore, industrial, Barney che nel video fa i soliti balletti alternati a facce sick. Amoral è un singolo, questa qua no. Questa è una rottura di coglioni grossa come un palazzo, una intro oppure una cosiddetta outro. Non un singolo, nemmeno se siete strafatti e in quel caso vi fareste piacere qualsiasi cosa incluse le mezze penne rigate alla maionese.

È il momento di tirare le somme: se mai riascolterò Throes of Joy lo farò saltando metà tracce, e non è il mio approccio tipico agli album. Quando è così, vuol dire che qualcosa proprio non funziona. Quando una delle mie preferite è proprio Amoral, allora significa che è successa una cosa strana, come se a metà di …And Justice for All tu trovassi The Memory Remains, che è sì divertentissima, ma appartiene a un altro contesto, o galassia. I Napalm Death hanno mischiato troppo le carte, e intrapreso questa via sensazionalista forzata dal loro impegno politicizzato, spirito di denuncia e da quant’altro. Rischiano di intaccare la propria l’identità per fare la parte degli artisti con la voce grossa, in Smear Campaign facevano semplicemente loro stessi e tiravano giù i ponti. I Napalm Death hanno formato e perfezionato la loro identità definitiva tra Enemy of the Music Business e tutto il decennio a seguire: adesso ci girano intorno, inconsapevoli dei rischi che si corrono nel fare il passo più lungo della gamba. Un disco con molte cose carine al suo interno, e con altrettante di cui avrei sinceramente fatto a meno. (Marco Belardi)

4 commenti

  • In questo momento sono buttato sul divano dopo una frittata con le zucchine, mezzo litro di aglianico e il tablet sullo stomaco. A me il pezzo postato non è dispiaciuto, certo con i Napalm c’ entra poco, ma che importa ! sto invecchiando con le pezze al culo e lavori precari, non è certo la cosa peggiore che ho sentito in 26 anni di musica alternativa.

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    • Sì ma irpino o beneventano?

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      • Ottimi, però con la frittata serve qualcosa di ignorante e pastoso alla Napalm Death. Con il singolo nuovo andrebbe bene un Ramazzotti visto l’ amaro in bocca che ha lasciato a Marco ( vabè, questa era scontata).

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    • Andrew 'Old and Wise'

      Vero, da vecchi ogni tanto si tende all’indulgenza. Con una enorme lista di errori alle spalle, viene facile perdonarne qualcuno agli altri, in questo caso l’album mi è piaciuto, tant’è che l’ho sentito due volte di fila. Probabilmente il Belardi ha pienamente ragione e la mia è solo facile solidarietà tra coetanei, ma mi sentirei ingrato a pretendere di più dai ND nel 2020, quindi va bene così. E cmq, dopo questo ‘Throes’ etc sono andato a risentirmi Utopia Banished e non mi ha fatto male. Il mondo è brutto, per fortuna i ND girano ancora, anche se non al meglio.

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