Avere vent’anni: NECROPHAGIA – Cannibal Holocaust

Dei Necrophagia non abbiamo mai parlato su queste frequenze e ne approfittiamo quindi per il ventennale di Cannibal Holocaust. Scrivere dei Necrophagia e dettagliarne tutte le vicende è molto difficile: si tratta di un gruppo che veniva da lontano, dagli abissi dell’underground e del tape trading anni 80, ed era una creatura di tale Frank Pucci (1969 – 2018), conosciuto anche come Killjoy DeSade, o semplicemente come Killjoy. I suoi Necrophagia erano fra i gruppi estremi più antichi di tutti: si formarono nel 1983, come i Possessed, mentre precedettero altri giganti come Death, Morbid Angel ed Obituary, che nacquero nel 1984. Si tratta di uno dei gruppi fondativi del death metal, del quale avevano fin dall’inizio tutte le caratteristiche: un metal dai toni scuri, suonato con una certa bravura tecnica e con la prevedibile ridondanza di medio-bassi, che davano forma a un death arcaico, spesso sul mid tempo, con qualche inserto doom e sfoghi grind con pochi e caotici blast beat. La composizione è varia, ricca di cambi di armonia e di tempo. La voce è proto-growl, a volte naturale, a volte effettata. L’estetica è devota all’horror, con numerosi riferimenti al cinema estremo italiano e americano; molti degli intro e degli intermezzi nei loro dischi sono registrazioni audio di film. A parte qualche prevedibile difetto, anche dovuto al periodo storico e ai continui cambi di musicisti, nella loro variegata produzione si riescono a trovare diverse gemma di rara oscurità. 

Il primo disco dei Necrophagia: Season of Dead, 1987

Il loro primo disco ufficiale uscì nel febbraio del 1987 e si chiamava Season of the Dead (sempre per la cronaca: i Von si formarono nel 1987) e precedette Scream Bloody Gore dei Death, che uscì nel maggio dello stesso anno. Per anni questo disco rimase un evento unico, fino al 1998 quando, in un’altra epoca e con un’altra formazione, uscì il secondo disco in studio, Holocausto de la Morte. Da segnalare che in questo secondo disco il chitarrista era un certo Anton Crowley, pseudonimo di Phil Anselmo, amico di Killjoy fin dal 1990, con cui condivideva la passione per l’horror e il metal estremo.

Frank Pucci nel 1987

Come già detto, la storia dei Necrophagia è piuttosto intricata: la si può suddividere grosso modo in tre periodi, corrispondenti a cambi di formazione, di stile e di suono. Il primo periodo va dal 1983 fino allo scioglimento nel 1997; il secondo corrisponde all’arrivo di Crowley/Anselmo alla chitarra e va dal 1998 al 2001; successivamente, dal 2002 in avanti, dopo altre vicissitudini, i Necrophagia reclutarono vari musicisti internazionali, fra cui Frediablo (Gorelord), Iscariah (Immortal), Titta Tani (Deamonia di Simonetti), Mirai (Sigh). La loro fine arrivò nel 2018, quando Killjoy morì di infarto cardiaco nel sonno.

Necrophagia nel 1987

Il fondatore Killjoy era un personaggio poliedrico e iperattivo ed ebbe diversi progetti oltre i Necrophagia: per elencare tutte le sue attività in dettaglio occorrerebbe uno studio a parte e uno speciale in diverse puntate. Provando a rendere l’idea, riassumiamo alcuni passaggi fondamentali: quando nel 1990 i Necrophagia si sciolsero per la prima volta, lui formò un gruppo thrash/death chiamato Cabal; poi, insieme all’amico Phil Anselmo, nel 2000 fondò almeno due gruppi black metal: i Viking Crown e gli Eibon, con cui fecero alcune sessioni in Norvegia insieme a Maniac (Mayhem), Fenriz e Satyr. Nello stesso anno, con Dan Lilker (Nuclear Assault, Brutal Truth, SOD) e Chris Refert (Death), suonò nei The Ravenous, gruppo death, e nei blackster Wurdulak, dove ritroviamo i già apparsi Iscariah e Maniac. Nel 2003 recitò in un film slasher-horror, August Underground’s Mordum, diretto da lui stesso e da altri quattro attori, con musiche prese dai suoi vari gruppi. Nel 2004 entrò nei danesi Forlis, che facevano black ambient. Personalmente nella storia di Killjoy mi sono perso più volte e difficilmente ne ricorderò tutti i passaggi.

I Viking Crown: Killjoy, Stephanie “Opal Enthroned” e Phil Anselmo

Venendo a Cannibal Holocaust, si tratta di un EP di quattro brani di death molto “splatter” nel suono, con molto tiro, ma anche inserti doom. L’unica canzone significativa a dire il vero è solo la prima ed eponima, giustamente ispirata all’omonimo film di Ruggero Deodato (1980), che ne riprende anche il tema musicale di Riz Ortolani. Gli altri brani dell’EP sono decisamente inferiori; il secondo e il terzo appaiono anche in versione demo e, pertanto, la qualità audio è molto bassa. Magari ascoltato adesso non è molto originale, ma ricordiamo sempre che i Necrophagia erano lì prima di tanti altri e hanno percorso sentieri oscuri e tortuosi prima di molti altri, indicando la strada sia a musicisti che ad ascoltatori, per cui meritano attenzione e rispetto. (Stefano Mazza)

PS: Esiste un video di Cannibal Holocaust montato dalla band, con introduzione di Phil Anselmo, che è un montaggio di scene del film di Deodato ed è ovviamente VM18:

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