E poi finisci per assomigliare a tuo padre: EN MINOR, il nuovo gruppo di Phil Anselmo

Le persone, quando invecchiano, finiscono per assomigliarsi tutte. È come se gli elementi più distintivi del nostro aspetto fisico andassero sfumando per convergere in una generica forma di essere umano e prototipo indefinito della specie. Sono anni ormai che girando per strada vedo molteplici versioni pressoché identiche di mia zia, mio padre, vecchi professori e gente simile. È solo se provo ad avvicinarmi che mi accorgo che in effetti non si tratta non si tratta di loro ma di generici cloni naturali.

È una faccenda in qualche maniera abbastanza triste, ma c’è da dire che almeno è un processo piuttosto democratico e non comprende solo noi gente comune: anche le star dello sport, del cinema e dalla musica sono soggette allo stesso destino. Per dire, per molti Roberto Baggio da Divin Codino è divenuto una versione alternativa dello zio Bruno, il chitarrista dei Pink Floyd è oggi identico al tabaccaio di Piazza Vescovio e così via. Fosse solo una questione fisica ci si potrebbe pure stare, il problema vero è che a questa trasformazione fisica spesso segue una mutazione sul piano del comportamento e del pensiero. Io stesso mi ritrovo a rimproverare mio figlio con le stesse identiche parole che mi venivano rivolte da mio padre trent’anni prima e ad indugiare in determinati atteggiamenti che pensavo non mi appartenessero. E qui arriviamo a Phil Anselmo, mio indiscusso role model di gioventù, oggi un tizio piuttosto imbolsito e dall’aspetto simile a varia gente fra cui un compagno di scuola delle medie malamente invecchiato e il portiere di un palazzo qui di fronte. E il suo nuovo gruppo lo vede transitare da indomito paladino dell’elettricità con la passione del metal estremo a un profilo da generico cantastorie della tradizione americana. Anselmo lascia da parte la sua storia personale e, da ultimo difensore del metallo, si imbarca nell’operazione che lo vede diventare un ipotetico “Mr. Anselmo Sr”, qui inteso come “la roba che ascoltano i genitori” ossia quello che anche lui con la sua rivoluzione aveva messo in discussione.En Minor, nome la cui origine ignoro, apparentemente nasce come progetto di tributo alla musica degli anni 80, ma, a parte la citazione esplicita di un gruppo nel quarto pezzo (Dead Can Dance), mi sembra un classico esercizio di ritorno alle radici, con riferimenti che vanno più dalle parti di Tom Waits o Johnny Cash periodo American Recordings che non in quello che viene indicato esplicitamente. Infatti questo album dal titolo degno di un film di Lina Wertmuller è quasi interamente acustico, e pur essendo un qualcosa di intimo e personale non lo si può certo definire moscio o tenerone. When the Cold Truth has Worn its Miserable Welcome Out è un disco di una pesantezza differente, con pochi reali passaggi a vuoto (soprattutto nella parte centrale) e per il resto un benedetto alternarsi di pessimismo, solitudine, morte e quanto altro. La parabola involutiva è controbilanciata da una sorta di pessimismo cosmico, da ossessivi riferimenti cimiteriali e dai segni impietosi che il tempo, l’eroina, l’alcool e il tabacco hanno lasciato sulla voce del cantante.

Anselmo oggi è quasi irriconoscibile, sembra più un Lanegan che non quello che strillava in falsetto su Cemetery Gates. En Minor ci restituisce un’immagine di Phil Anselmo romantica e in qualche maniera conforme a come avremmo immaginato e sperato che un giorno invecchiasse. Meglio così che alle prese con l’ennesimo side-project di black metal stupramadonne. Il copione perfetto sarebbe vederlo un giorno ormai vecchio a cantare queste canzoni davanti ad un numero esiguo di distratti spettatori avvinazzati in una balera di New Orleans, una versione metallara del Jake La Motta di Scorsese in Toro Scatenato. E quindi forse diventare tuo padre è inevitabile, ma alla fine non è detto che sia necessariamente un male. (Stefano Greco)

3 commenti

  • Non sapevo di questo progetto di Anselmo…il pezzo è fantastico, grazie per la segnalazione! Se la via è questa per me è la via giusta.
    Meglio questa voce da vecchio crooner su basi dark folk che improbabili vagiti nostalgici anni ’90.

    Piace a 1 persona

  • Se riuscissi ad arrivare alla sua età senza debiti, condanne e con qualche contributo all’ INPS mi riterrei soddisfatto. Comunque il pezzo mi è piaciuto, si sente puzza di urina da locale piccolo e fumoso

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  • Piacevolissimo, appena appena ripetitivo ma davvero godibile…

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