Total body crunch: PESTILENCE – Exitivm

La sola idea di recensire il nuovo Pestilence mi ha travolto con un misto di pregiudizio e pigrizia. Dapprima ho tentato di rifilare l’articolo a Ciccio, a più riprese, proprio come farebbe l’amicone affiliato ad Amway che tenta di piazzarti i suoi detergenti per poi tirarti dentro alla piramide. Ottenuto in risposta un perentorio “me ne fregasse di meno sarei morto”, una volta stabilito che il pezzo era mio non trovavo più alcuna voglia di mettermi le cuffie ad ascoltarlo in santa pace. Cappellini griffati, addominali scolpiti, sensazionalismo complottista da due spicci, orrendi titoli in latino, videoclip con le maschere antigas, plank laterale: come cominciare l’ascolto di un album degli stessi autori di Testimony of the Ancients dopo tutto questo? Alcuni direbbero “con tanta droga”.

Ebbene sì, Exitivm è pure carino – senza droga, ci tengo a sottolinearlo – e sicuramente mi ero spinto un po’ troppo in là coi pregiudizi e con la voglia di passare oltre, come quando incroci un topo morto sul marciapiede. Non solo è carino, è probabilmente il migliore album dei Pestilence dalla reunion; il che la dice lunghissima sullo stato attuale delle cose. Esce, però, nel momento in cui l’hype per i Pestilence viene a trovarsi ai minimi storici; una colpa, questa, anche delle cazzate social del loro frontman. C’è sempre spazio per una cattiva notizia, per farla breve.

PESTILENCE

Il suo principale limite risiede nelle persone: dopo aver assoldato Tony Choy, Uterwijk e altri carichi da novanta come Santiago Dobles, Thesseling e Wildoer, stavolta non s’è fatto niente di strettamente mediatico per rinforzare la formazione. Tutto il peso specifico ruota inesorabilmente attorno a Patrick Mameli, con la preoccupazione incombente che, ad ogni nuova uscita, tutti saranno cacciati e altri ne prenderanno il posto: più che di rinfrescata al sound, puzza di qualche bonifico bancario arrivato in ritardo o non arrivato proprio. Ma non facciamo i maliziosi.

La nuova line-up dei Pestilence conta sul batterista dei God Dethroned e sull’ultimo bassista dei Dew-Scented, dopodiché si segnala tale Rutger Van Noordenburg alla chitarra. Ignoro chi sia, ma il piatto forte è decisamente lui, giacché contribuisce a creare un’amalgama chitarristica finalmente completa. Il batterista in compenso è una gran rottura di coglioni, non perché non sia abile dietro alle pelli, ma perché tanto furono semplificate e lineari le linee di batteria di Hadeon quanto coprenti ed eccessivamente strutturate, oltre che sature di doppia cassa, sono le odierne. E la cassa di Exitivm, sia nella postproduzione sia nei volumi, è un autentico scempio. Qui verrebbe da scrivere otto pagine di lamenti su Marco Foddis, proprio come i bilanciati e mai umorali fan dei Pink Floyd farebbero con Syd Barrett, ma è metà mattina mentre scrivo, e sono troppo sobrio per farlo davvero. Comunque sia, Marco Foddis disponeva di un tiro, e di un metodo semplice e geniale di stare dietro allo strumento, che oggi rimpiango. Marco Foddis faceva funzionare le canzoni. Oggi i provini si realizzano evidentemente in base ad altri criteri e non si fa più caso a quanto la scelta dei musicisti sia funzionale ai singoli pezzi: una cosa che, negli anni Ottanta e Novanta, manager attenti e preparati non avrebbero certamente permesso. Ancora oggi immagino il provino per un batterista death metal come una via di mezzo fra Robot WarsPimp my RideUomini e Donne, con righelli per misurarsi il cazzo disposti un po’ ovunque nella sala e prestazioni metronomiche simili ai messaggi Whatsapp velocizzati. Una merda.

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Torniamo per un attimo sulle chitarre: l’appeal al quale cercano di rifarsi è quello di Testimony of the Ancients, dunque pochi bassi e riff generalmente strutturati senza che si possa parlare in tutto e per tutto di death metal strettamente tecnico. La realtà è che Patrick Mameli, dal giorno stesso della reunion, sembra aver avuto le idee poco chiare su quale periodo storico dei Pestilence andare a proseguire: gli fu impossibile ricreare il mood di Malleus Maleficarum, e, in mancanza di un frontman come Martin Van Drunen, comunque sia avrebbe ammiccato, da Consuming Impulse in poi, a un po’ tutti i titoli della discografia storica senza riscuoterne chissà quale successo. A dirla tutta, il solo Resurrection Macabre, con la sua sfrontatezza e sregolata violenza, mi era parso il più fresco nonché il più credibile; dopodiché non ha funzionato più niente sino all’appena passabile Hadeon.

Exitivm è un album più che sufficiente. Osa pochissimo, e quando lo fa lascia capire che da un creativo come Patrick Mameli potremmo pretendere molto di più. Ad esempio il break centrale di Inficiat gira non troppo al largo del djent e l’esperimento funziona benone. Anzi, è il disco stesso a rendere paradossalmente di più quando passa per i tempi lenti – ottima in tal senso la partenza di Sempiternvs, dalle parti dei primi Morbid Angel con Tucker – citando solo di rimbalzo Spheres, e, purtroppo, dimenticando quel groove che caratterizzò il suo singolone Mind Reflections. A proposito di questo aspetto, Patrick Mameli sembra scrivere i pezzi troppo in funzione di sé stesso; le eccezioni sono rarissime, e, quando prendono forma, come in Internicionem, ne risulta una apprezzabilissima forma-canzone. L’unico modo di uscire da questa pericolosa routine, o stallo, è tentar di edificare una formazione stabile, longeva, pur d’affiancare a Mameli (non un cantante scarso, tanto meno uno dei miei prediletti nella scena death metal europea) un nome di spicco che gli consenta un maggior respiro, e che lo obblighi a costruire i pezzi sui loro ritornelli, in base alla conseguente resa live, e in base a quell’anima “pop” che Dan Swano decanta ogniqualvolta si rivolge al genere a lui caro. Quell’anima che tanto – e a fatica – si ricercò in Spheres oggi è lasciata a margine del progetto, ed è da lì che i Pestilence dovrebbero riprender vigore, e idee, per non ritornare ad essere quelli stantii di Doctrine ed Obsideo. (Marco Belardi)

5 commenti

  • Foddis aveva una gran pacca, trovava le soluzioni giuste per ogni pezzo ed il suono di batteria su consuming impulse rimane uno dei migliori del death metal di sempre. Tra l’altro è sparito nel nulla, non si trova niente su di lui su nessun social del mondo

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  • Mameli ha studiato il latino con i corsi fatti da una diciottenne che mostra il culo su tiktok….non è il solo nel metal a farlo e il motivo per il quale si scelga di scrivere in una lingua senza conoscerla è tutt’ora un grande mistero irrisolto. Se avesse scelto il finlandese probabilmente il disco si chiamerebbe “mortuu mortuu metallonen makkeronen sattanaasaa”

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  • Una volta ho chiesto al buon Patrizio di riprendere Foddis e lui mi disse che era un batterista scarso.Mah. Poi gli suggerii di riprendere Van Drunen e mi disse che avevano scazzato di brutto, così come successe poi con quasi tutti quelli passati nella band. Un caratterino un pò acido quello dell’alpha male…

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  • Va beh, ma che Mameli sia uno stronzo lo sanno anche i sassi. La sua stronzaggine è quasi proverbiale. Il problema è che senza collaboratori all’altezza lui non è in grado di scrivere musica interessante, benché lui sia fermamente convinto del contrario.

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  • L’in-no di Mameli, insomma.

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