Sono tornati i DORDEDUH

Interessantissima band di Timișoara nata nel 2009 a seguito della diaspora dei due terzi della formazione originaria dei Negură Bunget, nelle persone di Edmond Karban, aka Hupogrammos, e Cristian Popescu, aka Sol Faur, i quali si occupavano di tutto ciò che non implicava l’uso di percussioni. Queste, insieme allo xylofono e agli strumenti tradizionali, quali dulcimer, tulnic e toacă, erano appannaggio della buonanima di Negru, il quale rimise in piedi la storica band rumena dando vita, inaspettatamente, a uno dei migliori dischi di sempre dei Negură Bunget, Vîrstele pămîntului, prima di imboccare una via artistica calante e, nel 2017, abbandonare queste spoglie mortali per un infarto, lasciando noi nell’unanime cordoglio e la sua band in uno stato di sospensione che si è poi risolto in un naturale scioglimento della stessa.

Il primo full dei Dordeduh, che anch’esso nasceva teoricamente sotto i peggiori auspici, fu accolto da noi tra scrosci di applausi. Dar de duh, questo il titolo del disco d’esordio, proprio come il succitato Vîrstele pămîntului, non aveva minimamente subito l’eventuale shock dovuto alla separazione dello storico trio tra mille risentimenti e ciò deve far riflettere su quanto di buono avrebbero ancora potuto darci se non avessero deciso di andare ognuno per la propria strada (a maggior ragione se si pensa che l’ultima volta in cui vedemmo la triade suonare insieme su un inedito fu proprio in occasione dello spettacolare Om).

Sono trascorsi nove anni, durante i quali sappiamo che i due membri chiave dei Dordeduh, insieme al batterista precedente (l’italiano Sergio Ponti, già Ephel Duath) prima, nonché all’attuale nuovo membro in line-up (Andrei Jumugă, aka Putrid, anche batterista dei blackster Ordinul Negru) poi, hanno messo da parte il loro black metal folkloristico e si sono tenuti occupati con un progetto di prog-rock psichedelico, tali Sunset in the 12th House che, vi dico la verità, non ho avvertito l’urgenza di ascoltare, ma magari mi sto perdendo qualcosa. In maggio, dunque, uscirà Har, il secondo album dei rumeni, di cui oggi abbiamo modo di ascoltare ben tre anticipazioni. Per completezza di informazione, si conferma Flavius Misarăș al basso.

Sebbene sia, ovviamente, troppo presto per dare un giudizio di merito, i tre lunghi singoli qualcosa lasciano pur trasparire e, se uno di essi (Desferecat) appare essere in una qualche continuità col passato, gli altri due (În vieliștea uitării e Descânt) fanno intuire che il concept del nuovo album potrebbe essersi discostato non di poco dal precedente. A breve avremo le idee più chiare. (Charles)

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