Avere vent’anni: ABIGOR – Satanized (A Journey through Cosmic Infinity)

Quello che sembrò essere il canto del cigno di una band straordinaria uscì in un freddo marzo del 2001. Unico album non suonato alla batteria da quel mostro di T.T. (Tomas Tannenberg), che io continuo a definire uno dei più grandi batteristi di ogni epoca e di ogni genere – e se ascoltate veramente i suoi arrangiamenti, i suoi trick, i controtempi, i fill e la velocità alla quale li suona ve ne accorgerete – dietro solo a Neil Peart e Mike Portnoy, seguiva di due anni il controverso Channeling the Quintessence of Satan, album notevolissimo che pagava il pegno di uscire a distanza relativamente breve dal filotto di quattro capolavori di nome Verwüstung, Nachtymnen, Opus IV e Supreme Immortal Art. Per questo fu molto sottovalutato, a torto. La cosa creò svariati malumori, T.T. se ne andò stizzito pensando che il loro talento avrebbe meritato migliori fortune e più attenzioni, e fu rimpiazzato dal pur validissimo batterista dei Dornenreich. Però qualcosa non funzionava più come prima e la band si sciolse nel 2003, salvo essere riformata tre anni dopo con una direzione musicale piuttosto differente, in direzione di un religious black acido, tecnicissimo e contorto, invero distante millenni da quanto era stato fatto nella prima parte di carriera conclusasi appunto con Satanized.

Continuando sulla falsariga dei due album precedenti, che a loro volta traevano spunto dallo space black metal che grande successo ottenne in Opus IV, e composto per intero dallo storico membro fondatore Peter Kubik, Satanized, riascoltato dopo tanto tempo, non si merita per nulla le feroci critiche che gli vennero vomitate addosso all’epoca. Non il migliore loro album, quello no. Ma vario, aggressivo, siderale il giusto, melodico pure il giusto, registrato e suonato alla grandissima pur mancando di un mostro come T.T., con centomila cambi di tempo ed incursioni sporadiche persino in campo retro-thrash. Sono piacevoli gli arrangiamenti di tastiera che aumentano l’affetto di spazialità, mentre Thurisaz (voce anche di Amestigon ed Heidenreich, pure loro di ispirazione vecchi Abigor) dà il meglio di sé nello screaming e pena un po’ nelle pur infrequenti clean vocals, facile bersaglio all’epoca dei recensori che in gran parte giudicarono Satanized in modo molto poco lusinghiero, per usare un eufemismo.

Quello che molti fallirono nel capire vent’anni fa, e mi ci metto anche io dato che lo accolsi abbastanza tiepidamente, è che i suoni di Satanized sono i classici suoni degli Abigor. Sono inconfondibili, e non possiamo non riconoscerglielo. Sempre con gli stessi suoni del già evoluto Opus IV, gli Abigor stavano portando avanti un progetto di fast black metal tecnico che avesse un suo trademark ben preciso, inconfondibile e difficile da imitare. Io credo che la Napalm abbia avuto all’epoca troppa fretta di capitalizzare il successo della band (e dei Summoning, legati a doppia mandata agli Abigor anche se dalla concezione musicale completamente diversa) spingendo per avere un nuovo album al massimo ogni due anni, e questo abbia alla fine contribuito a mettere una pressione tale da schiacciare la band. Considerando che gli Abigor non hanno mai suonato dal vivo né mai hanno avuto intenzione di farlo, quindi non ci sono stati tour da organizzare e tempi morti conseguenti, tra Verwustung e Satanized – primo e sesto album – intercorrono solo sette anni, con pure due EP nel mezzo. Un tour de force per chiunque, figurarsi per chi era abituato a scrivere riff astrusi, movimentati, spezzettati, staccati e furiosamente veloci. Creare sempre qualcosa all’altezza di un passato immensamente glorioso, a ritmi che quasi nessun altro dei gruppi storici ha tenuto, deve essere stato molto più che stressante, tant’è vero che…

Il primo a scazzarsi fu T.T., che mandò tutti all’inferno anche a causa di un ego che non gli difetta nemmeno oggi. È verissimo che tecnicamente è mostruoso e inarrivabile, ma da qui a pensare che gli Abigor avrebbero dovuto essere iscritti nella Rock’n’roll Hall of Fame (“solo” perché in campo black metal nessuno suona bene come loro, perché nessuno sarebbe stato capace di comporre pezzi come quelli che hanno composto loro e perché gente come Behemoth, Immortal, Satyricon ecc. non valgono compositivamente e tecnicamente la metà di quello che valgono loro) di acqua sotto i ponti ce ne passa. È stato un errore il non aver mai voluto suonare dal vivo: tutti noi consideriamo Emperor e Satyricon virtuosi del black metal perché li abbiamo visti suonare su un palco e rifare pari pari quello che abbiamo adorato sui dischi; se lo avessero fatto anche gli Abigor io credo che tanti casini sarebbero stati evitati. Del senno di poi son piene le fosse, questo discorso vale quel che vale cioè nulla, solo l’opinione di un vecchio fan al quale dispiacque un sacco che una delle sue band preferite non fosse riuscita ad evitare quello che sembrava essere un inesorabile declino, salvo poi accorgersi vent’anni dopo che nemmeno lui ci aveva visto giusto, e che l’ultimo episodio della prima parte della loro carriera è sicuramente e di gran lunga migliore di tanto materiale che esce oggi, che non è né carne né pesce e te lo dimentichi dopo tre giorni ammesso e non concesso che tu riesca ad arrivare ad ascoltare il disco fino alla fine senza smascellarti dalla noia.

Rimane il fatto che, dopo aver infine pubblicato questi quarantuno minuti di musica di alta qualità, aggressiva, melodica sì ma affatto immediata e che pertanto necessita di un certo numero di ascolti per essere apprezzata come merita, i vecchi Abigor si sciolsero, e quelli che tornarono con un nuovo disco dopo sei anni erano un’altra band… Sono un’altra band. Anche se ci suonano sempre gli stessi, con una tecnica strumentale e compositiva ancora migliorata e con lo stesso logo, io avrei preferito che si fossero riformati con un altro nome. Non mi piace quasi nulla dei loro dischi post-2007, li ho comprati tutti quanti per affetto e riconoscenza perché sono stati uno dei gruppi più importanti per me in assoluto, ma l’ultimo no, non ce l’ho proprio fatta, non fa per me.

Onore a Satanized, l’ultimo episodio vero di una band grandiosa che vale la pena di ascoltare, riascoltare ed amare. E pensare che non mi piaceva… mi mordo le mani, quanto tempo perso. (Griffar)

4 commenti

  • Mah, recensione migliore del disco. Il meno convincente dei primi

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  • onestamente non me lo ricordo affatto…e dire che il precedente lo difendevo a spada strada, proprio per quella sua produzione fracassone e l’atteggiamento ignorante. Preferito rimarrà comunque il primo.

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  • Davide Biondi

    Hai ragionissima! Concordo con tutto quello che hai scritto! Con la differenza che essendo più giovane li ho scoperti tipo una decina d’anni fa. Quindi è stato tutto un recupero del passato. I nuovi fanno schifo purtroppo già solo per la produzione, che cazzo + quel suono di batteria ovattato? Secondo me il caro PK avrebbe dovuto fare quello che aveva in mente, cioè riformarli senza TT perché lui è secondo me il responsabile di questa nuova direzione. Forse l’errore a monte è stato sciogliersi, mentre avrebbe potuto proseguire come “leader” diciamo, cambiando anche i componenti all’occorrenza. Perché se lui ha fatto da solo questo album, è lui l’anima degli Abigor.

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  • Vi seguo sulle recensioni black di questo periodo, ottima scelta anche dischi! Ho visto l’omonimo dei Thorns, Predominance dei Susperia, tutti disconi

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