Avere vent’anni: LACRIMAS PROFUNDERE – Burning: A Wish

Michele Romani: Burning: A Wish può essere visto in un certo senso come il disco della svolta dei Lacrimas Profundere, un punto di partenza per quel tipico gothic rock/metal che diventerà protagonista nei lavori successivi. Se già col precedente e bellissimo Memorandum c’erano state le prime avvisaglie di un sound che voleva allontanarsi dalle lunghe suite gothic doom dei primi due lavori, con Burning: A Wish i pezzi si fanno più corti e easy listening, con il growl di Cristopher Schmidt quasi totalmente messo da parte in favore del cantato pulito. Impossibile non menzionare la pesantissima influenza degli Anathema di A Silent Enigma ascoltando questo lavoro, come ad esempio in Solitude, Silence, la cui parte iniziale sfiora quasi il plagio. A parte questo, i Lacrimas Profundere riescono a dar vita ad un disco godibilissimo per tutta la sua durata, con picchi di altissimo livello come Without, Mourning… Grey e la straordinaria Adorer and Somebody, con cui ai tempi stavo totalmente in fissa. Purtroppo si tratta anche dell’ultimo lavoro veramente bello della band bavarese, che dopo l’addio del cantante originario purtroppo è caduta nel più bieco gotico pipparolo senza mai più riprendersi. In realtà nell’ultimo lavoro si nota una leggera marcia indietro al sound d’origine: speriamo non sia solo un fuoco di paglia.

Barg: Pur ammettendo di avere un fortissimo legame sentimentale con questo disco, non potrei parlare male di Burning: A Wish anche se mi sforzassi di essere il più distaccato possibile. È un album nato da un fragile equilibrio, l’esatta fotografia della fase di passaggio dei Lacrimas Profundere da ciò che erano a ciò che sarebbero stati, e che riesce a raccogliere il meglio dalle due ere. Disco più complicato di quanto non sembri a primo ascolto, e impreziosito da arrangiamenti (specie di batteria) semplici ma efficacissimi, il quarto lavoro dei bavaresi scarnifica il death doom degli esordi con la sensibilità propria dei migliori gruppi gothic degli anni Novanta. E proprio degli anni Novanta Burning: A Wish è un colpo di coda, dato che sembra uscire da un’epoca di cui già nel 2001 si provava fortissima nostalgia. L’essenza dell’album è racchiusa nella meravigliosa Lastdance, perfettamente a metà tra il gothic metal più acchiappone e il doom dai toni lancinanti in stile My Dying Bride di The Angel and the Dark River, con la voce di Christopher Schmid altrettanto perfettamente a metà tra Andrew Eldritch e Aaron Stainthorpe. Un pezzo di cuore.

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