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Avere vent’anni: ANATHEMA – Judgement

22 giugno 2019

Per anni è stato il mio album preferito del secondo corso degli Anathema, poi è arrivato Weather Systems. È tipo un mese che ho solo Judgement nelle cuffie, con la conseguenza di essere indietrissimo con gli ascolti di tutto ciò che è stato pubblicato nel frattempo. La seconda conseguenza è che sto addirittura rivalutando il primato di Weather Systems, che oramai davo un po’ per scontato. Questo album segue un altro molto amato, Alternative 4, forse in generale anche più amato di questo. Io però penso che fra i due non ci sia grande sfida, e cito qualche titolo sparso a sostegno della tesi: Deep, Pitiless, Forgotten Hopes, Destiny is Dead, Make it Right, One Last Goodbye, Parisienne Moonlight, Judgement, Don’t Look Too Far, Emotional Winter , Wings of God, Anyone, Anywhere, 2000 & Gone. Ebbene sì, non esiste un brano che non sia perfetto a sé stante, nonché perfettamente inserito in un equilibrio solidissimo tra gli altri e se molti di questi aprono o chiudono ancora oggi i loro concerti, acustici e non, qualcosa vorrà pur dirlo. La parola “capolavoro” è quella più idonea a descrivere l’album: sarà anche abusata ed usata spesso a sproposito, ma non in questo caso.

Accade che, dopo Alternative 4, Duncan Patterson, lo storico bassista, decide di andarsene per incompatibilità sopraggiunta nei rapporti quotidiani con Danny, e fonda gli Antimatter, gruppo che ho spesso gradito ma che a mio parere non ha mai particolarmente brillato. I fratelli Cavanagh prendono in sua vece Dave Pybus, bassista che poi non più interessato al progetto Anathema, dopo un paio di dischi con loro, militerà nei Cradle of Filth per svariati anni a seguire; fanno rientrare John Douglas, il vecchio batterista, il quale, oltre a ricominciare subito a scrivere pezzi, avendo superato il suo periodo “no” durante il quale aveva esagerato con le droghe, si porta dietro la sorella minore Lee, a sostegno e a ulteriore valorizzazione della voce esclusivamente pulita di Vincent. Inizialmente è solo una collaborazione, ma diventerà completa a partire da We’re Here Because We’re Here. Visto che il principale autore di Alternative 4 fu proprio Duncan Patterson, e visto che quell’album segnò un passo avanti notevole in termini di successo per la band di Liverpool, un successo forse mai visto prima, la sua uscita fu ancora più significativa. I membri rimanenti avrebbero potuto provare a ricreare quel suono e cavalcare il successo ottenuto, oppure sciogliere la band, oppure ancora ritrovarsi ed andare oltre, come poi fu.

Vengono esplorate sonorità ancora più soft, rarefatte, romantiche, malinconiche ed emozionali. I due album precedenti erano entrambi forieri di un cambiamento che era pronto a manifestarsi compiutamente, si sentiva, si annusava la novità incombente, si osservavano le raffiche increspare la superficie, occhi fissi sul segnavento in testa d’albero, tesi in bolina stretta, pronti a fare questa virata insieme a loro, ce l’aspettavamo, arrivò: Judgement. Il metal è un lontanissimo ricordo e per una volta tanto questo non è un male. Evolvere e cambiare continuando a stupire: la vera cifra degli Anathema di quel periodo e di molti anni a seguire. (Charles)

3 commenti leave one →
  1. Fanta permalink
    22 giugno 2019 11:14

    Grande, grandissimo album anche se sono più legato emotivamente a cose precedenti.
    Gli Antimatter, paradossalmente, sono molto meglio senza Duncan Patterson. Leaving Heaven e l’ultimo (te lo consiglio vivamente, anche se non è stato distribuito fisicamente), sono splendidi.

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  2. Tino Vincenzo permalink
    23 giugno 2019 11:41

    Gran belle parole… Ieri sono partito ad ascoltarli dal primo CD, comprato originale quando uscii… La loro è stata un evoluzione fantastica, nulla da dire per il cambio di direzione…

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  3. El Baluba permalink
    24 giugno 2019 10:10

    un gran bel disco…ritengo che Alternative IV sia il loro migliore in assoluto, ma anche questo ha dei pezzi di livello veramente stellare. Inoltre, per quanto mi riguarda, più che “Weather Systems” che trovo bellino, vado matto per il precedente “We’re Here Because We’re”, il migliore dell’ultimo periodo.

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