Tanto tuonò che piovve: YOTH IRIA – As the Flame Withers

Questa è una recensione che ho impiegato settimane a scrivere perché su quest’album avevo entusiastiche aspettative e invece meh. Mi pesa davvero parecchio parlare non benissimo di questo progetto, ma purtroppo mi tocca, anche solo per la veemenza con cui avevo fatto brutto a Belardi per impedirgli di battermi sul tempo e recensirlo al posto mio. Devi stare attento con Belardi, quello appena ti giri ti fa uno speciale sul thrash metal giapponese di ventimila parole. Non avrei comunque lasciato che As the Flame Withers finisse nelle sue schifose sudicie spire toscane, perché sono troppo legato ai due fondatori del gruppo per non occuparmene personalmente; e comunque non è andata malaccio, perché alla fine As the Flame Withers è un buon disco: purtroppo non mantiene tutte le promesse dell’EP Under His Sway, ma è comunque un buon disco. I pezzi sono quasi tutti quantomeno carini, hanno dei picchi soddisfacenti neanche troppo di rado, e spesso si sente l’atmosfera greca. Diciamo che ci aspettavamo i fuochi d’artificio e ci siamo ritrovati coi petardi, ma noi ci divertiamo pure coi petardi.

Sopra ho scritto che l’atmosfera greca si sente spesso, e non sempre. Questo penso sia il principale difetto di As the Flame Withers: a volte mancano quelle atmosfere ritualistiche e mediterranee che da sempre sono caratteristica strutturale del black greco, e che per assurdo derivano proprio dai primi dischi dei Rotting Christ, gruppo che Jim Mutilator ha fondato e di cui è stato compositore, e con cui lui e Magus Wampyr Daoloth hanno suonato proprio in quei primi dischi della prima metà degli anni Novanta. Qui si sentono più i Rotting Christ che la Grecia, paradossalmente. Non so se ciò derivi dalla ruggine dei venticinque anni di inattività di Jim, o più semplicemente da scelte di produzione sbagliate di George Emmanuel (qui in veste di chitarrista e produttore, già chitarrista dei Rotting Christ negli anni ’10 nonché dei Lucifer’s Child, pregevole gruppo clone sempre dei soliti Rotting Christ) o ancora a chissà quale altro motivo. Non lo so. Prendiamo questa canzone, scelta come singolo:

Non vi sembrano, specie nel ritornello, i Dissection di Reinkaos? Ve lo ricordate quel disco, sì? Che poi anche qui bisognerebbe fare un excursus su quel disco. Reinkaos fu accolto in maniera così agghiacciata perché, che cazzo, Jon Nodveidt era uscito di galera e aveva riformato i cazzo di Dissection e ora ci farà sicuramente un disco della stramadonna, ok non sarà The Somberlain ma comunque uscirà un capolavoro. E invece uscì Reinkaos. È un mondo difficile. Ma se quel disco l’avesse composto un gruppo di quattro brufolosi capelloni sfigati di Uppsala, magari un paio di pezzi ce li saremmo pure goduti. Reinkaos è la manifestazione plastica del detto la montagna ha partorito il topolino, oppure il corrispettivo musicale di un atleta del salto in alto che inciampa nei lacci delle scarpe prima di saltare e si frantuma gli zigomi cadendo di faccia a terra, o di un calciatore che carica il tiro in stile Mark Lenders e invece sghibba la palla e si frantuma gli zigomi cadendo di faccia a terra. L’aspettativa trionfale e messianica che va in merda in modo grottesco e imbarazzante. Cringe si dice, no? Ecco, Reinkaos nella mia mente è questa cosa qua.

Tutto questo era per dire che ascoltare un disco a lungo atteso di un musicista storico che ritorna dopo parecchio tempo e sentire qua e là qualche parte che ricorda Reinkaos è piuttosto simbolico. Però mi ripeto: è un buon disco. Peraltro la copertina spacca. Forse per assurdo il suo problema è che suona acerbo, il che pare ovviamente un paradosso, essendo i due degli ultraveterani di una scena che hanno contribuito a fondare. Ma mi ripeto, sarà il processo compositivo arrugginito, sarà l’intesa tra i due che si deve ancora stabilizzare, sarà George Emmanuel che non è riuscito a calarsi nello stato d’animo, sarà una questione di arrangiamenti, sarà ‘sto buco dell’azoto: purtroppo, stimatissimi fratelli del vero metal, non lo so. Non ho gli strumenti per poter rispondere a tale angosciante questione. La mia sensazione, o forse è solo una speranza, è che gli Yoth Iria siano uno di quei gruppi che si compiono definitivamente con il secondo album; magari gli ci vorrà solo un po’ di tempo per rientrare nella forma mentis, e magari si proverà a impostare diversamente il suono o gli arrangiamenti. Sursum corda, o mio virile manipolo di lettori. Io continuerò comunque ad ascoltare As the Flame Withers perché, lo ripeto per la trentesima volta nel caso qualcuno poi pensi che questa è una stroncatura, è un buon disco; e poi, quando trovano la giusta ispirazione, quei due meravigliosi vecchietti riescono a riportare in vita le meravigliose atmosfere di Non Serviam e Triarchy of the Lost Lovers. Tipo in Hermetic Code, che vi lascio qua sotto. (barg)

12 commenti

  • Me li voglio ascoltare, nonostante quanto scritto la curiosità è tanta, e il brano del video un ottimo antipasto.
    La citazione di Reinkaos la condivido, è un disco che personalmente ho capito con il tempo e ora lo apprezzo tanto quanto Storm of the light’s bane (Somberlain no, è un altro livello). Stessa cosa mi successe con Swansong dei Carcass, apprezzato e amato anni dopo la sua uscita, quando vedi sto cd prendere polvere, con un nome pesante scritto su..non vuoi dargli una nuova opportunità?

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  • Mah, meh. Proverò anche io a riascoltarlo.
    Comunque bentornato Barg.
    Sentito il nuovo singolo degli Scald dopo sborantamila anni?

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    • Non sono mai andato via, anzi sono quello che impagina/corregge/bestemmia i pezzi di tutti gli altri, il che mi toglie tempo per scrivere. Per il black metal greco ci sarò sempre però.

      La nuova degli Scald non l’ho sentita, mi avevano già segnalato la notizia ma non trovo il pezzo da nessuna parte. L’ansia è tanta comunque, se è bella almeno un decimo di Sepulchral Bonfire abbiamo già la canzone dell’anno.

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      • Grande!

        il video ufficiale non è ancora disponibile, ma si trova all’interno dell’ultimo keep it true TV al minuto 22 eccolo qui

        La canzone per me è ruffianamente molto bella** e Felipe, pur essendo tutt’altra cosa rispetto al compianto e inarrivabile Agyl, rende bene (e lo vedrei bene in pianta stabile nei Solstice invece di quella tipa stramba che hanno raccattato, ma questa è un’altra storia).

        **più la ascolto, però, e più mi si insinua un dubbio, anzi due, ma aspetto prima il tuo giudizio.

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      • Con grandissimo tempismo ci ha pensato l’ingegner Centini a parlarne, il pezzo è meraviglioso, non ci sono parole, lo sto sentendo ininterrottamente da un’ora e penso che fra un po’ mi metterò a piangere.

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  • Stefano Mazza

    E’ vero: questo disco suona diverso rispetto a “Under his sway”, che ci aveva regalato qualche minuto di passato, nonché di passatismo. “As the flame withers”, invece suona come una proposta nuova, magari non originalissima, però è qualcosa di nuovo e uno dei pregi sta proprio qua: gli Yoth Iria sono un gruppo greco, con due fra i massimi esponenti della scena, ma è anche vero che escono nel 2021, per cui hanno tutto il diritto di prendere un’altra strada, che comunque sembra altamente produttiva: ci sono almeno tre se non quattro canzoni memorabili, che passo ad elencare: The great hunter in the sky, The red crown turns black, Tyrants, The hermetic code. Le altre per quanto mi riguarda sono meno memorabili, in particolare suonano molto lente e meno energiche, ma sono comunque interessanti e meritano qualche riascolto. Per ora, una delle migliori uscite del 2021.

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  • Quindici anni di storia e stratificazioni generazionali hanno totalmente ribaltato il giudizio su Reinkaos. Documentatevi prima di prendere per buono quello che credete soggettivamente ancora valido e condiviso dall’opinione pubblica. Oggi è visto in modo completamente diverso.
    Personalmente anch’io l’ho rivalutato molto.

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  • Supermariolino

    Concordo! Dopo Under his sway anche io mi aspettavo chissachè, e invece…

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  • Reinkaos non me la sento di risentirlo. Chissà, forse come dice più di qualcuno qui sopra potrei riprovarci. Invece, rimanendo ai Greci… me, mi ha preso benissimo, sto disco, e già al primo ascolto!

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  • Mi scuso per aver scritto in un primo momento “Hermetic Cult” invece di “Hermetic Code”, ma probabilmente stavo pensando agli Haemorrhage in quel momento.

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  • Io invece c’è una cosa che non capisco.
    Perché suonare come hanno fatto i Rotting Christ 30 anni fa con un altro nome ( tra l’altro preso da un verso degli stessi RC in thy mighty contract) quando se avessi continuato a suonare questa musica con la band storica saresti stato adorato ben oltre il fanatismo? Un po’ come Zaratus ( sono i tipi di Necromantia e Thou Art Lord insieme) che suonano come i loro dischi vecchi- ascoltate “in the days of whore” se non mi credete- e…e perché? Se è questa la mu

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  • Finisco di dire quello che volevo dire prima che il telefono facesse quello che vuole lui:
    Se è questa la musica che più ti piace creare, e quella nella quale ti trovi più a tuo agio, perché ti sei messo a fare altro salvo poi inventarti side-project che ti permettano di ricominciare a fare quello che ti piace di più?
    Non sto affatto dicendo che questi siano dischi di basso livello, è solo che non riesco a dimenticarmi dei loro dischi vecchi(ssimi), e se solo penso che se avessero continuato su quella strada… Mi mordo le mani.

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