Vikings ormai fa schifo ma i WARDRUNA no: Kvitravn

Ovviamente, come credo la maggior parte dei loro ascoltatori, conobbi i Wardruna grazie a Vikings, la serie tv di History Channel su Ragnarr Loðbrók e i suoi figli che ha visto, manco a dirlo, la partecipazione di numerosi artisti metal come comparse – tra cui, vado a memoria, Moonsorrow e Cruachan. Nello stesso modo venni a conoscenza anche di Fever Ray, che si occupò della bellissima sigla. A differenza dell’artista svedese, però, i Wardruna, progetto degli ex Gorgoroth Kristian “Gaahl” Espedal e Einar “Kvitrafn” Selvik, si sono occupati della colonna sonora. Ed è meglio così data l’estrema differenza stilistica tra i due artisti.

Ad ogni modo, Gaahl abbandonò il progetto dopo due album, lasciando Einar Selvik a fare il bello e il cattivo tempo. Quest’ultimo, in particolare, ha collaborato anche direttamente con Trevor Morris alla composizione della colonna sonora della serie tv, non solo attraverso le canzoni del suo gruppo – così come, per inciso e per gli impallinati di videogiochi, ha collaborato anche alla composizione della colonna sonora dell’ultimo Assassin’s Creed: Valhalla. Un ottimo esempio di come il connubio Wardruna-Vikings funzionasse meravigliosamente è una di quelle bellissime scene alla festa pagana in mezzo alle foreste scandinave dove presenziò anche il monaco cristiano Athelstan, schiavizzato da Ragnarr in Northumbria in una delle prima puntate della serie. Qui non solo nessuna canzone di Fever Ray avrebbe funzionato così bene, ma non riesco neanche ad immaginarmi una qualsiasi traccia di un qualsiasi altro gruppo che non sia la band norvegese in questione.

Ora, sinceramente non so se questo sodalizio sia continuato, dato che ho smesso di guardare Vikings alla fine della quarta stagione, che era divisa in una prima metà tutto sommato di alto livello e in una seconda che è stato un climax di schifo. Ho voluto poi dare un’occasione anche alla quinta stagione, ma dopo i primi dieci minuti della puntata iniziale ho subodorato la puzza e abbandonato per evitare perdite di tempo – e mi spingerei fino a dire che Vikings, insieme a The Walking Dead, vince il premio per serie tv che è peggiorata di più nel corso delle stagioni. Per fortuna la qualità della musica dei Wardruna però non ha subìto la stessa discesa vertiginosa nel giro di pochissimo tempo, e, dopo la prima trilogia di album intitolata Runaljod, Einar Selvik si è dato ad un progetto artistico più intimista con l’LP Skald. Non ne abbiamo parlato a suo tempo per mancanza nostra, ma vi basti sapere che qui, insieme a nuove composizioni, vengono riprese alcune tracce dei vecchi dischi con un accompagnamento estremamente minimale (alcune canzoni sono addirittura a cappella) riportando inevitabilmente alla memoria Kveldssanger degli Ulver (ma, scriviamolo pure, annoiando di meno). Kvitravn invece riporta stilisticamente i Wardruna sui sentieri battuti dalla trilogia dei Runaljod. Le composizioni tornano ad essere più stratificate e meno minimali, i ritmi più incalzanti e le melodie più ipnotiche – proprio ciò che, personalmente, mi piaceva di più del gruppo norvegese.

Il mio apprezzamento di Kvitravn in realtà è stato abbastanza altalenante. Inizialmente, i singoli rilasciati in anteprima mi avevano esaltato, facendomi pregustare un lavoro coi fiocchi e facendomi imprecare quando la pubblicazione dell’album, inizialmente prevista per giugno 2020, era stata posticipata di diversi mesi – sorprendendomi non poco, tra l’altro, perché non mi aspettavo che i norvegesi avessero un seguito così nutrito da giustificare un ritardo causa pandemia. Tuttavia, ai primi ascolti dell’album completo ho avuto l’impressione che, come purtroppo capita spesso, oltre alle anticipazioni ci fosse molto poca sostanza – senza contare che il singolo più bello, Lyfjaberg, che finii per ascoltare a ripetizione, non è stato neanche incluso nel lavoro finale, forse sempre per la solita storia che ormai conviene di più pubblicare quantità minori di musica ma più frequentemente. Però, è proprio il caso di dirlo, questo è uno di quegli album che, come si dice con una vecchia frase fatta, cresce con gli ascolti. Nonostante la sua durata abbastanza imponente (un’ora e rotti), e sebbene non mi avesse convinto fino in fondo, mi ha comunque spinto a riascoltarlo più e più volte, riuscendo ad apprezzarlo sempre più. Anche canzoni che inizialmente mi erano sembrate poco efficaci sono cominciate a piacermi, come per esempio Skugge.

In generale, comunque, sembra che il diversivo di Skald abbia fatto bene a Einar Selvik dopo l’intensa e impegnativa trilogia Runaljod. E sembra che una struttura più libera e meno costretta di un concept in tre atti sull’alfabeto runico abbia anche permesso all’artista di mettere meglio a frutto la sua creatività tanto che non sento di esagerare dicendo che Kvitravn è il miglior album pubblicato dai Wardruna finora. (Edoardo Giardina)

4 commenti

  • il singolo è davvero bello, il disco di ottimo livello, forse senza veri picchi ma davvero godibile

    Piace a 2 people

  • Kveldssanger può annoiare solo chi ha il cuore arido. Giusto per la precisione.

    Piace a 1 persona

  • Non ho mai visto Vikings ma ricordo benissimo il primo disco dei Wardruna.
    Lessi delle recensioni entusiastiche, e siccome a me un certo tipo di musica acustica Folk Pagan piace molto (come il già citato Kveldssanger), mi ci fiondai. Lo ascoltai diverse volte, cercando di trovare lati positivi e cercando di apprezzarne almeno qualcosa, ma invano. Poi un giorno qua su Metal Skunk lessi qualcuno che, mentre parlava d’altro (credo fosse Ciccio sul suo articolo su Gaahl che si era dato alla moda, ma potrei sbagliatmi) dedicò ben una riga a questo progetto con laconico “quella gran rottura di coglioni dei Wardruna”.
    Ecco, si, era esattamente la definizione che stavo cercando.

    Piace a 1 persona

  • Gruppo che non mi interessa, ma ogni volta che vedo il nome dell’album rido, perché mi risuona nella testa il nome dell’album, “shtavinn” in barlettano.

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