La Svezia, i videogiochi e il metal

Sono sempre stato un appassionato di videogiochi strategici. In particolare, fino a un po’ di anni fa, giocavo ogni singola uscita della serie Total War, sviluppata dalla britannica Creative Assembly e pubblicata dal gigante decaduto Sega. Avevo iniziato col primo Rome: Total War del 2004, per finire con Total War: Rome II, uscito nove anni dopo – esatto, quelli da cui gli Ade sembrano prendere le copertine dei loro album. Il sistema ibrido dell’esperienza di gioco, che unisce il tempo reale delle battaglie campali (e, a volte, anche navali) unito a quello a turni della campagna, ha rappresentato croce e delizia per il franchise. Ovvero è stato ciò che l’ha reso famoso e ne ha fatto la fortuna, rendendolo un prodotto di intrattenimento fresco, profondo e divertente; ma è anche ciò che da venti anni, dal primo Shogun: Total War del 2000 ambientato in Giappone all’ultimo Total War Saga: Troy del 13 agosto di quest’anno sulla guerra di Troia, non è mai cambiato di una virgola.

La mia vita invece è cambiata, probabilmente in peggio, quando, una volta stancatomi di Total War: Rome II (comunque il contatore di Steam era arrivato a segnare un paio di centinaia di ore di gioco), mi sono accorto che nel 2012 era stato pubblicato un certo Crusader Kings II da una certa casa di sviluppo svedese, la Paradox. D’altronde si sa, tra Spotify e altre amenità, la Svezia è uno dei Paesi europei più all’avanguardia non solo in campo metal, ma anche nelle nuove tecnologie e nel digitale – per usare due termini che non significano quasi nulla ma di cui ai decisori politici italiani piace riempirsi la bocca per sembrare al passo coi tempi e vicini ai giovani. Se non siete tanto per i videogiochi strategici ma più per quelli di ruolo forse il nome Paradox vi dirà comunque qualcosa perché hanno pubblicato Pillars of Eternity e Tyranny, entrambi sviluppati dall’americana Obsidian (gli stessi di Neverwinter Nights 2, giusto per citarne uno), ora acquisita da Microsoft, e pubblicherà, quando e se mai sarà pronto, Vampire: The Masquerade – Bloodlines 2, séguito del famoso classico.

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Ciò che coi prodotti della Paradox cambia quasi totalmente le carte in tavola è la possibilità di poter giocare qualsiasi entità più o meno statale in qualsiasi parte della mappa in una data da noi scelta, dando molta più libertà al giocatore. Tutti i principali giochi strategici della casa svedese si concentrano su un determinato periodo storico e cercano di rappresentarne lo Zeitgeist attraverso le meccaniche di gioco, raggiungendo una profondità inarrivabile per qualsiasi altro strategico in tempo reale. Per esempio, i Crusader Kings, di cui è uscito il terzo da pochissimo, sono ambientati nel Medioevo. È perciò possibile controllare un qualsiasi membro di una qualsiasi dinastia in una mappa che comprende tutta l’Europa più parti di Asia e Africa. In questo modo si finisce ad interpretare un personaggio, che non deve per forza essere un regnante ma che può anche essere un vassallovalvassorevalvassino a vostra scelta. Se ne organizzano i matrimoni dei familiari più stretti per ottenere alleanze e altre cose simili molto medioevali, entrando in una dimensione molto più simile a quella dei giochi di ruolo. La serie Europa Universalis (ora arrivata al quarto episodio) permette di giocare una qualsiasi nazione del mondo dal 1444 fino al 1821, inserendo meccaniche più adatte a rappresentare quel periodo storico, come la colonizzazione (con buona pace di Vice). I Victoria (arrivati al secondo capitolo) si occupano, manco a dirlo, dell’età vittoriana e arrivano fino a prima della Seconda guerra mondiale, raggiungendo una profondità tale dal punto di vista delle meccaniche di gioco riguardanti l’economia, la politica e la demografia, da diventare quasi un simulatore economico. Gli Hearts of Iron (ora al IV), invece, rendono giocabile una qualsiasi nazione a partire dal 1936 e il principale scopo del gioco è superare le altre nazioni nelle tecnologie belliche per conquistare una porzione il più ampia possibile del mondo controllando eserciti, marine e aeronautiche. Sono state poi di recente pubblicati due nuovi giochi strategici che probabilmente daranno vita ad altrettante serie: Stellaris, dall’ambientazione spaziale e fantascientifica, e Imperator: Rome, la cui data di inizio è il 450 ab urbe condita.

Inutile dire che, se sui Total War si possono tranquillamente spendere decine se non un paio di centinaia di ore prima di averne la nausea, con questi giochi è quasi impossibile stancarsi. Anche perché vengono costantemente aggiornati con espansioni, patch ed altri contenuti che vanno ad aggiungere nuove meccaniche di gioco o ad approfondire e migliorare quelle già esistenti – e da questo punto di vista si avvicinano molto al concetto dei cosiddetti games as a service, o giochi a sviluppo continuo, sebbene in questo caso siano fortunatamente assenti la maggior parte degli aspetti negativi di questa tipologia di videogiochi che potete notare in titoli come Destiny, Anthem et similia. Personalmente, dopo essermi un po’ annoiato di Crusader Kings II ero semplicemente passato a Europa Universalis IV, poi a Hearts of Iron IV e infine a Imperator: Rome, per tornare ogni tanto indietro e rigiocare un po’ ai titoli momentaneamente abbandonati. Ora, immaginatevi di giocare un minimo di cento ore a un videogioco con la stessa colonna sonora che dura un paio di ore al massimo. Per quanto siano ben fatte, finisce che le si silenzia e si mette qualche album in linea con l’atmosfera del gioco, come facevo con Rimworld e i Progenie terrestre pura. E infatti è anche quello che è successo ogni tanto con Crusader Kings II: sceglievo qualche dinastia pagana finlandese dell’Alto medioevo e mettevo di sottofondo i Moonsorrow.

Diciamo però che la Paradox è comunque venuta incontro ai suoi fedeli acquirenti mettendo in vendita a pochi euri alcuni dlc (sigla inglese di downloadble content, a pagamento è sottinteso) coi quali espande la colonna sonora dei suoi giochi. E quale stile poteva scegliere una casa di sviluppo svedese? Per Crusader Kings II è andata a chiamare nientepopodimeno che Tobias Gustafsson dei Vomitory, che ha composto un EP viking metal di circa 20 minuti da accompagnare ad un’espansione che inseriva nuove meccaniche per i popoli pagani della Scandinavia. Lo stile è molto à la Bathory e Falkenbach, con voce pulita e molto epico – adattato ovviamente per una platea potenzialmente molto larga e non per forza metallara, anche se le due sottoculture si incrociano spesso e volentieri. Il Nostro aveva anche già composto per la Paradox Full Plate Metal e Guns, Drums & Steel, rivisitazioni rispettivamente delle colonne sonore di Crusader Kings II e Europa Universalis IV in uno stile più vicino ad un heavy metal classico e generico; nonché Orchestral House Lords, altra variazione sul tema di Crusader Kings II, questa volta più elettronica e industriale.

Comprensibilmente, scoprire della collaborazione tra Tobias Gustafsson dei Vomitory e la Paradox un po’ mi ha colto alla sprovvista. Invece, non mi ha sorpreso affatto scoprire più avanti della collaborazione successiva con un altro gruppo svedese: i Sabaton, beninteso, i quali hanno dato il loro contributo ad ampliare le colonne sonore di Europa Universalis IV e Hearts of Iron IV. Ciò che mi ha veramente sorpreso invece, è stato scoprire che non erano canzoni composte appositamente, su “commissione”, ma una raccolta di vari pezzi da vecchi album. Per quanto riguarda Europa Universalis IV avrei dovuto capirlo, forse, dato che la musica dei Sabaton c’entra con le atmosfere del gioco quanto l’ananas sulla pizza. Ma i pezzi raccolti per Hearts of Iron IV (tra cui, ovviamente, la loro canzone omonima), si sposano talmente bene con un videogioco strategico sulla Seconda guerra mondiale, che avevo dato per scontato che le tracce fossero state composte per l’occasione. Anche se il messaggio che compariva una volta avviato il videogioco e che si raccomandava, per motivi legati ai diritti d’autore, di disattivare le tracce extra della colonna sonora in caso si fosse voluto trasmettere la partita in streaming, probabilmente, me l’avrebbe dovuto far realizzare. Da questo avrete capito che non ascolto molto volentieri né i Sabaton né il power metal – o perlomeno non così tanto da arrivare poi a riconoscere al volo una loro canzone appena la sento. D’altronde, a differenza dei miei colleghi che scrivono su questo blog, non ho bisogno di nascondere la mia mascolinità tossica e fragile attraverso il sottogenere metal che canta di fate e folletti con voci acute e femminee. Io lo faccio scegliendo, su Crusader Kings III, uno dei figli di Ragnarr Loðbrók, col quale razzio le campagne inglesi e catturo una decina di concubine pronte a soddisfare ogni desiderio carnale. (Edoardo Giardina)

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5 commenti

  • Gli strategici a turni sono il motivo per cui un giorni, prima o poi, torneró ad essere un pc gamer.

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  • C&C Red Alert (colonna sonora pazzescamente industrial, peraltro), Warcraft II e Age Of Empires 2. Da allora ho smesso senza rimpianti.

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  • un mio collega anni fa mi fece vedere uno degli Europa Universalis, ma mi era sembrato un gioco molto dettagliato ma un po’ troppo statico per i miei gusti. Poi, essendo un appassionato di Star Trek e fantascienza d’epoca, ho in seguito comprato su GOG Stellaris. Gioco molto più in linea con i miei gusti, ma ci sono talmente tante cose da controllare e modificare, che dopo un 3-4 sessioni di gioco l’ho messo in stand-by (che dura da un paio di anni ormai). L’unico gioco che persiste e mi fa tirare giù santi a ripetizione è Football Manager… Certo come dice Orgio, C&C, Warcraft, Age Of Empires 2, ma ci aggiungo anche Civilization e Settlers III, era robba di un’altra categoria…

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  • Settlers… Che bello che era. Comunque ne hanno scritto sul Sole24ore, pensa.

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  • Alberto Massidda

    C’è un solo Stellaris, Marescià: l’avventura punta e clicca di Solletico

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