Recuperone in zona rossa

DARK FOREST – Oak, Ash & Thorn
Non vi ho mai parlato dei Dark Forest prima, anche se ero convinto di sì: invece sono andato a controllare e l’unico articolo che cita i Dark Forest su Metal Skunk è una multirecensione di Carlo del 2011 in cui però si parla dell’omonimo gruppo black canadese, mannaggia. Avrei quantomeno dovuto recensire il precedente Beyond the Veil, che è un mezzo capolavoro, e invece niente. Allora vi parlo di questo Oak, Ash & Thorn, che non è esattamente ai livelli di Beyond the Veil ma è comunque un disco bellissimo in pieno stile Dark Forest. Loro sono un gruppo di Birmingham sotto Cruz del Sur e fanno un heavy classico folkeggiante che in qualche modo suona molto moderno, una specie di incrocio tra gli Iron Maiden di Brave New World/Dance of Death, gli Skyclad e un gruppo bavarese chiamato Minotaurus, per chi li conosce. La loro particolarità è lo stretto legame con l’Inghilterra evidenziato a livello sia tematico, grazie ai mille riferimenti al folklore eerie d’Oltremanica, sia musicale, seguendo quel modo tipicamente britannico di costruire riff e melodie che dalla NWOBHM arriva in varie evoluzioni fino ai giorni nostri. Sotto questo aspetto è da evidenziare la bella voce di Josh Winnard, che nonostante un’impostazione evidentemente ispirata al Bruce Dickinson degli ultimi vent’anni qui e lì ricorda vagamente Mathias Blad dei Falconer per delicatezza ed interpretazione. In generale Oak, Ash & Thorn, così come i precedenti loro album, brilla per perizia compositiva, cura dei particolari e attenzione ad ogni singolo strumento: a volte dà la sensazione di essere troppo perfetto, ma è comunque un disco capace di rapire l’ascoltatore.

FER DE LANCE – Colossus
Colossus è l’EP di esordio dei Fer de Lance da Chicago ed è l’ennesimo colpo da maestro messo a segno dalla Cruz del Sur. Sono solo quattro pezzi per ventidue minuti di musica, quindi è prematuro iniziare a strapparsi le vesti, ma quel che è certo è che Colossus contiene in sé tutte le migliori premesse perché i Fer de Lance possano diventare un gruppo della madonna. Stilisticamente indefinibile, un epic metal cadenzato ed evocativo che a volte prende un’incedere che alla lontana ricorda nientemeno che Ashen Eidolon dei Gallowbraid, sempre a proposito di EP della madonna. Qui si sente l’epica, quella vera, e per raggiungerla i Fer de Lance usano qualsiasi mezzo, a costo di uscire dal seminato e rischiare di strafare come fatto con l’eponima, una marcia infernale per percussioni, chitarra acustica, voce e casino vario, che invece gli esce benissimo. Gli altri pezzi sono decisamente più classici, basati su riffoni e andamento martellante come ad esempio la bellissima Fer de Lance, che monta la tensione per due minuti prima di cedere ad un intermezzo acustico e riprendere con un riffone quadratissimo, l’assolo e l’esplosione epica finale; e finire di nuovo in acustico. Il tutto è valorizzato dalla voce spettacolare del cantante, che sembra un incrocio tra Bruce Dickinson, Matt Barlow e Ralph Scheepers, o qualcosa del genere. Ci sono anche i Bathory, qua e là, e quelle atmosfere selvagge e claustrofobiche dei primi Manowar che i Fer de Lance ricercano – e ritrovano – con mezzi completamente diversi dai quattro di Into Glory Ride. Colossus è un EP incredibilmente bello e che soprattutto promette benissimo per i Fer De Lance, che suonano già come un gruppo maturo, personale, pieno di idee e soprattutto molto ben attrezzato per realizzarle; e conoscendo la Cruz del Sur non ho dubbio che da queste premesse riusciranno a cavare qualcosa di veramente memorabile.

BLACK SWORD THUNDER ATTACK – March of the Damned
Vi piacciono gli Warlord e i Lordian Guard? A meno di non fare schifo come persone, rubare le caramelle ai bambini, tirare sassi sul cavalcavia alle donne incinte e tifare per una particolare squadra di calcio con la maglia a bande verticali che qui non nomineremo, immagino di sì. E allora vi piacerà anche March of the Damned, EP di debutto (dopo un paio di demo) di questo gruppo greco con donna alla voce che risponde al meraviglioso nome di BLACK SWORD THUNDER ATTACK. Quanta soddisfazione deve dare rispondere BLACK SWORD THUNDER ATTACK alla domanda “come si chiama il vostro gruppo?”. Dovrebbero anche inventarsi una coreografia ogni volta che qualcuno glielo chiede; la coreografia dovrebbe comunque includere un’ascia bipenne, un rutto e la decapitazione dell’interpellante. In un mondo perfetto nessuno potrebbe mai perseguirli penalmente, perché ai gruppi epic metal di questo calibro dovrebbe essere lasciata piena facoltà di compiere cruenti omicidi con arma da taglio. Quindi, ritornando al punto, se anche voi come tutte le persone a modo avete un’adorazione per la produzione musicale di William Tsamis non potete per alcun motivo lasciarvi sfuggire March of the Damned né esimervi dal recuperare i vecchi demo, perché qua vi assicuro che siamo a livelli altissimi. Se questo fosse un full lenght sarebbe senza il minimo dubbio il disco dell’anno. Un saluto ad Andrea che ci legge sempre e ogni volta aspetta che io scovi gruppi del genere.

NITELIGHT plays Death’s Symbolic
Infine parliamo di quest’album anche solo per il fatto che molti di noi lo hanno messo in playlist. In pratica è una riproposizione in chiave synthwave dell’intero Symbolic dei Death. Sì, è tutto vero. E non solo: da poco hanno fatto uscire la versione synthwave di Zombie Ritual, ma non ho idea se vorranno rifare anche tutto Scream Bloody Gore o si fermeranno qui.  Una trovata del genere partiva con tutte le premesse per poter essere una boiata epocale e invece, incredibilmente, funziona benissimo. L’album è un divertissement molto gradevole, coi suoni ben curati e un’attenzione maniacale per gli arrangiamenti; sotto quest’ultimo aspetto, se per assurdo non si conoscesse Symbolic sarebbe impossibile risalire al fatto che l’album dei Nitelight non è altro che la rivisitazione di un disco death metal. Peraltro i Nitelight sono un duo composto da un polacco e un italiano, quindi gloria perpetua al nostro conterraneo Stefano Cerulo per l’idea e la realizzazione. (barg)

 

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