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Avere vent’anni: NOKTURNAL MORTUM – Nechrist

30 novembre 2019

La storia dei Nokturnal Mortum è sempre stata abbastanza complessa e particolare. Nonostante siano indicati un po’ di tutti (assieme ai conterranei Drudkh) la punta di diamante del black metal ucraino, la band capitanata da Ievgen “Varrgoth” Gapon ha sempre faticato ad affermarsi fuori dai patri confini, per via di una scarsissima distribuzione che è diventata praticamente inesistente all’indomani della pubblicazione di NeChrist. Nonostante il motivo sia facilmente rintracciabile nel discorso politico piuttosto netto che il gruppo ha portato avanti nel corso degli anni, nei due precedenti album (il superbo Goat Horns e To The Gates of Blasphemous Fire) la band era in qualche modo riuscita a “mascherarlo” dietro testi che vertevano più sull’anticristianesimo e l’amore per la propria terra, tematiche ben care ai gruppi black di quell’epoca, soprattutto norvegesi. Insomma, dopo due album di ottima fattura il futuro dei Nokturnal Mortum sembrava essere roseo, tanto che la band era vicinissima ad un contratto con la Nuclear Blast, pronta  a investire parecchio su di loro e renderli una sorta di Dimmu Borgir o Satyricon dell’Est Europa. C’era solo un piccolo problemino: la band, che di recedere dal proprio credo politico non aveva la minima intenzione, per tutta risposta se ne esce con questo Nechrist, con tanto di crocione celtico in bella mostra nella cover e un brano denominato The Call of Aryan Spirit, il cui testo di certo non inneggia al multiculturalismo. Morale della favola, la Nuclear Blast ovviamente non ne vuole più sapere nulla e la band viene sfanculata anche dalla The End Records, tanto che i dischi successivi finiranno praticamente per produrseli da soli finendo per relegarsi in una dimensione totalmente underground.

Parlando di musica (che alla fine è quello che più ci interessa), Nechrist può essere considerato una sorta di sunto tra le due anime che permeavano i Nokturnal Mortum all’epoca, quella symphonic black del notevolissimo demo Lunar Poetry ed il capolavoro Goat Horns e quella più aggressiva di To the Gates of Blasphemous Fire, il tutto condito da continui riferimenti alla musica popolare ucraina. Un amore per la propria terra mai nascosto e neanche troppo scontato, considerato che la loro città di provenienza, Kharkiv, è situata a pochi chilometri dal confine russo e ha una maggioranza della popolazione più russa che ucraina. Il disco alterna per tutta la sua durata brani lanciati a folle velocità, come la devastante apertura, ed altri improntati maggiormente alla melodia e alle aperture sinfoniche (ai tempi la band contava ben due tastieristi), per arrivare a probabilmente a quello che è il pezzo migliore dell’album, Black Raven, con continui innesti di musica tradizionale che diverranno elemento portante nei lavori successivi. La vera pecca di questo lavoro è la produzione, vero e proprio tallone d’Achille dei Nokturnal Mortum almeno nella prima parte della loro carriera. Posto che in un genere come il black avere una produzione nitida e pulita non è requisito fondamentale, c’è da dire che in questo frangente il suono è veramente troppo impastato, con un suono che più di batteria sembra quello di un fustino Dixan, un vero peccato perché con dei suono più calibrato la musica ne avrebbe sicuramente giovato.

In definitiva Nechrist rimane un buonissimo lavoro, sicuramente non il loro migliore ma fondamentale per delineare le sue coordinate future. Allo stato attuale i Nokturnal Mortum sono una band radicalmente cambiata rispetto al primo periodo: il logo è stato sostituito e della vecchia formazione è rimasto solo Varrgoth, che qualche anno fa ha dichiarato di volersi occupare nei testi solo di foklore e mitologia slava, prendendo le distanze da qualsiasi credo politico. Una “conversione” che anche sul piano musicale li ha portati a mettere da parte quasi  le sonorità black in favore di un sound più marcatamente pagan-folk metal dannatamente evocativo e coinvolgente, di cui gli ultimi due lavori (soprattutto The Voice of Steel già recensito in queste pagine) sono un ottimo esempio. (Michele Romani)

 

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