Avere vent’anni: THE 69 EYES – Wasting the Dawn

Trainspotting: La folgorazione avvenne con la traccia eponima contenuta su uno di quei cd omaggio della rivista Psycho, chi c’era ricorderà. Non avevo mai sentito nominare i 69 Eyes prima di allora e, come me, penso una buonissima fetta di chi si ritrovò in mano quel cd. Mi pare peraltro di ricordare che, più che la traccia audio, fosse presente direttamente il video, con questi goticoni vampireschi immersi tra donnine con lo sguardo languido. E niente: Wasting the Dawn, la canzone, era un capolavoro, e lo è tuttora dopo vent’anni di ascolto ininterrotto in tutte le forme, a partire da quel cd omaggio per arrivare all’attuale Spotify e passando attraverso le compilation masterizzate con le 4-5 canzoni simboliche dei 69 Eyes, fondamentalmente tutti tentativi di ripetere quel colpo di classe che li rese famosi. La cosa strana è che Wasting the Dawn non era il debutto bensì il quarto disco dei 69 Eyes, che dal canto loro non erano per nulla un gruppo gothic, essendo sempre stati fermi su coordinate street rock ottantiano (con tanto di cover di G.G. Allin nel curriculum) con, tutt’al più, qualche sfumatura dark rock nell’immagine, ma nient’altro.

E infatti anche il presente disco, tolta l’eponima e qualcos’altro sparso qui e lì, era molto diverso da ciò che ci si potesse aspettare dopo la visione di quel videoclip. In questo modo i 69 Eyes hanno rappresentato una doppia fregatura: per chi li aveva scoperti con Wasting the Dawn e pensava di aver trovato i Sisters of Mercy del nuovo millennio, ritrovandosi invece una specie di versione street dello scan-rock anni ’90; per loro stessi, perché erano un buon gruppo di un genere che non interessava minimamente alla grande massa di gente che gli si approcciava nel 1999, me compreso. Un dualismo simboleggiato anche nei due ospiti ricorrenti in molte canzoni del disco: Ville Valo e Lars Goran Petrov. Alla fine i 69 Eyes decisero di mantenere il piede in due scarpe, scontentando tutti e arrivando inevitabilmente a diventare il nulla che sono adesso. Però quei 4-5 pezzi meritano sempre.

Charles: Roberto ha detto le stesse cose che avrei detto io, quindi è inutile che le ripeta. Però aggiungo un ricordo personale legato a questa canzone. Alla fine, come già detto, il disco in sé non è male ma, a causa proprio di quel dualismo di cui si parlava, di fatto spariva di fronte alla traccia omonima, inducendomi da sempre a far coincidere l’album (ma anche la band tutta) con quella precisa – geniale e riuscitissima – canzone.

Il ’99 fu un anno importante per alcuni di noi: il trasferimento dalla provincia X del Sud alla Capitale, nuove amicizie, nuovo gruppo di metallari (avendo abbandonato il vecchio al suo destino di provincia). Ma soprattutto i concerti e i locali. Ne ricordo uno che resterà per sempre impresso a fuoco nella mia memoria: l’HM Café, o più semplicemente l’HM. Contro ogni logica commerciale, imprenditoriale e di business (ah, le intuizioni degli anni ’90), aprirono in zona Labicana, praticamente davanti al Colosseo, quindi super-centro di Roma, questo locale enorme e io credo ingestibile da vari punti di vista, non ultimo quello dei costi. Non ricordo chi fosse l’intraprendente e folle creatore di questo spazio culturalmente così segnante, ma gli sono ancora grato. Tutti i metallari romani, o buona parte di essi, vi si incontravano regolarmente. Era un posto frequentato anche dalle band romane (tipo i Novembre che, ricordiamo, erano quelli di Arte Novecento e di Classica, quindi circondati da un alone di ammirazione e rispetto da parte di molti sbarbatelli di provincia come potevamo essere noi). La pacchia, purtroppo, durò poco. Magari qualcuno ricorderà meglio il quando, il perché e il percome finì (immagino a causa dei succitati costi di gestione); io ricordo solo che a un certo punto ci sentimmo orfani di un ventre materno. Wasting the Dawn in quel periodo andava ovviamente fortissimo e ricordo che il video veniva proiettato su questo telone enorme, coi volumi a palla, quando non si proiettavano film horror. Scusate per la madeleine, ma ci stava.

 

3 commenti

  • anch’io li incontrai grazie al cd di psycho… bazzicavo poco la musica street e meno ancora il gothic dark. Canzone gradevolissima, gruppo trascurabile a dir poco, nonostante il boss di psycho li spingesse a mille in ogni occasione. mi son solo serviti a farmi chiarezza su una cosa importante: la femmina gotica m’arrazza tanto.

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  • La madelaine ci sta sempre. Per il resto, mai filati, perché mi sono sempre sembrati una truffa; del resto, in quel periodo i vari Hardcore Superstar, Turbonegro, Gluecifer, Hellacopters erano all’apice, e quindi perché perdere tempo con questi qua? Scopro adesso che non è stato una gtossa perdita; meno male.

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  • Madonna che ricordi all’HM, mi pare che il proprietario fosse il mitico Baffo. Ci ho passato tantissime serata in ottima compagnia, era sicuramente il 2000, perchè stavo al primo anno di università e ci andavo spesso con un tipo conosciuto in dipartimento. C’era una bella atmosfera, ma era chiaro che non poteva durare e se non ricordo male fu chiuso per proteste del vicinato. Da un certo punto in poi, parecchie di quelle persone iniziarono a frequentare un pub davanti al parco di San Paolo, mi pare il Bunny’s, che il mercoledi facevano la serata metal. Bei ricordi anche li, a cazzeggiare e a parlare di musica con gente conosciuta li per caso. Poi, per vari motivi, mi sono un po’ defilato da concerti e locali, non so se esiste al giorno d’oggi qualcosa di simile.

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