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Culto di Odino e titoli impronunciabili: MÅNEGARM – Fornaldarsagor

6 luglio 2019

 

Che senso ha il folk metal nel 2019? Probabilmente pochissimo, se prendiamo la cosa dal punto di vista dell’interesse che suscita oggi, come fenomeno in sé intendo. Stiamo, in fondo, parlando di un sottogenere che ha avuto il suo picco più di dieci anni fa, quindi attualmente stiamo raccogliendo le briciole, parlando di fuffa e più o meno dicendo le solite due cose messe in croce. Perché parlarne allora? Forse perché siamo degli oziosi che hanno tempo da perdere, o forse perché vogliamo mantenere saldo il legame con il nostro io più giovane e spensierato.

Con Fornaldarsagor, i Månegarm sono tornati per ribadire la loro devozione verso il culto di Odino, delle costolette di maiale e dei Motörhead. E cosa possiamo dirgli noi, visto che continuano a farlo con tanta convinzione; c’è libertà di culto, giusto? Il loro nuovo disco è fondamentalmente un lavoro di maniera, molto carino in verità, con tutte quelle cosette che vogliamo sentire in un disco viking/folk metal. Io per esempio lo ho in rotazione da un po’ di tempo, e il fatto che non lo abbia accantonato in due giorni, è un buon segno. Volete il riff? Check. Volete la melodia? Check. Volete la danza saltellona? Check. Certo, gli elementi più aggressivi che caratterizzavano i primissimi lavori e che tenevano i loro dischi un po’ più vicini al black ve li potete anche scordare. Se vi levate da tutte le sovrastrutture, dall’ansia di dover cacciare cose nuove e volete semplicemente svagarvi e crogiolarvi in ciò che già conoscete, qui andate sul sicuro. Se siete giovani e non avete mai sentito i Månegarm iniziate pure da qui, poi andate indietro senza dimenticare Vargstenen e Dödsfärd.

Il disco da tutto più o meno nei primi due o tre ascolti, la materia non è complessa, e siccome i Månegarm hanno molto senso dal vivo, avrà il pregio di appassionare in poco tempo i nuovi arrivati al loro primo festival. Ci sono fondamentalmente tre tipi di pezzi, quelli un po’ più tirati buoni per spintonarsi in allegria, come Hervors Arv e Slaget vid Bravalla il mid-tempo cadenzato in cui a un certo punto potete cantare HEY! HEY! HEY!, come Tvenne Drommer e quelli che si adattano benissimo alle feste della quadriglia, il cui apice qui è rappresentato da Krakes Sista Strid. Chiude il disco il solito pezzo interamente acustico con violini e chitarre tutti raccolti attorno al fuoco. Sfortunatamente non mi sembra di vedere il nome dei Månegarm comparire in molti cartelloni in giro, sarà forse dovuto al fatto che stanno organizzando il loro festival in qualche isoletta sperduta della Svezia. Che poi un pensierino ad andarci continuo anche a farcelo, visto che ci suonano anche i Thyrfing, altri grandi desaparecidos dai bill concertistici di quest’anno. Ricordate cosa dicevamo in merito alla popolarità del genere all’inizio dell’articolo? Ecco.

Io ai Månegarm continuo a volere un gran bene, e il loro potenziale di punto di ingresso per le nuove leve continua ad esser presente. Nostro dovere sarà di accogliere i novizi, come una specie di rito di iniziazione, che li porti a lidi musicali un po’ migliori di quelli che gli vengono propinati al giorno d’oggi. Ricordate sempre che il tunnel del folk metal inizia qui ma potrebbe portarli ad ascoltare cose come i B A T H O R Y, non sottovalutiamo la cosa. A noi che stiamo invecchiando invece, ci ricordano il tempo che fu, di come ci divertivamo all’epoca e di come ci divertiremo domani, continuando a perpetrare usanze che pian piano, nell’eterno scorrere delle stagioni, diventano rituali, ora officiati da noi, ora da chi verrà dopo di noi. (Maurizio Diaz)

2 commenti leave one →
  1. Fredrik DZ0 permalink
    6 luglio 2019 14:13

    Io questo disco me lo porto in playlist 2019. È da settimane che non smetto di ascoltarlo.

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  2. Cattivone permalink
    6 luglio 2019 19:12

    Un buon disco Viking, per essere tale, deve avere il titolo scritto con le rune ed aprirsi col rumore della risacca del mare.
    Ai Månegarm voglio un sacco di bene, ma questo disco me lo ero colpevolmente perso, recupererò quanto prima.

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