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Avere vent’anni: MOTORHEAD – Everything Louder Than Everyone Else

31 marzo 2019

In Made in Japan, uno dei più noti e celebrati live album di tutti i tempi, prima di attaccare con The Mule, Ian Gillan chiede al fonico: Can we have everything louder than everything else?.
La frase deve essere rimasta impressa nell’immaginazione di Lemmy e infatti nel tempo finirà stampata a caratteri gotici dietro migliaia di magliette del suo gruppo divenendone un motto al pari di “Born to Lose – Live To Win” e altre simili chicche. Nel 1991 darà pure il titolo ad uno della miriade di home video fatti di registrazioni dal vivo della band, per essere poi ripreso (con una minima variazione) per questo ennesimo live album del 1999.
Ovvio che se si parla di dischi dal vivo dei Motorhead il discorso non può prescindere da No sleep ‘til Hammersmith, ma quello resta un discorso a parte: un album di una potenza e una velocità tale che a risentire gli originali in studio uno rischia pure di rimanerci male. Quindi, chiuso il discorso su quale sia il migliore, dovendo orientarsi su un altro io opterei proprio per questo qui. Le ragioni, come spesso accade, sono in primo luogo affettive: è il primo registrato con la formazione che avrebbe retto per gli ultimi vent’anni, l’unica con cui io li abbia mai visti esibirsi su un palco, quella con cui ogni singola volta sono riusciti a farmi perdere completamente il controllo.

Ok, non sarà la formazione classica, ma Kilmister/Campbell/Dee sono un trio da sogno, e qui pestano come assassini per tutta la durata di una scaletta ultra-abbondante, disumana quanto perfetta. Lemmy è oramai un signore maturo che sembra in qualche maniera aver accettato con disinvoltura il ruolo di padre nobile che gli è stato giustamente attribuito, ruggisce come un leone e regala perle di saggezza. Il disco si apre con un eloquente “we’are Motorhead and we’re going to kick your ass!” (diventerà un pezzo nel successivo album in studio), non si fa problemi a perculare a più riprese un pubblico reo di continuare ad invocare Ace Of Spades fin da metà concerto “you know it comes later, save your money!” e regala un momento di puro genio in quella che è probabilmente la migliore introduzione che abbia mai sentito fare per una canzone. Per introdurre la semiballad Lost In The Ozone declama “here’s a nice slow one, so you can all fall in fuckin’ love”. Genio, rocker straordinario e umorista sopraffino. Le parole (e le lacrime) non saranno mai abbastanza. L’unico problema è che oramai ogni volta che uno li mette sul piatto è una coltellata al cuore. (Stefano Greco)

 

 

5 commenti leave one →
  1. Cattivone permalink
    31 marzo 2019 12:52

    Ho comprato i biglietti per andare a vedere i Motörhead tre volte nella mia vita, due volte annullarono i tour perché Lemmy stava poco bene, la terza volta era morto.
    Non averli mai visti dal vivo è un rimpianto che mi porterò dietro. I live, per fortuna, colmano almeno in parte la mancanza.

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  2. 31 marzo 2019 16:01

    Nei Motörhead c’è tutto quello di cui abbiamo bisogno.

    Piace a 1 persona

  3. weareblind permalink
    31 marzo 2019 17:18

    Commento meraviglioso, che approvo senza riserve. Questi Motörhead, per quanto mi riguarda, sono quelli “veri”. La prima metà mi pare inferiore. Certo, parliamo sempre di uno dei 3 gruppi più grandi al mondo.

    Piace a 1 persona

  4. sergente kabukiman permalink
    1 aprile 2019 09:38

    Solo lacrime. E scapocciamento.

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