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I due inediti dal vivo dei TOOL sono la solita solfa

6 maggio 2019


La testa rimbombava di titoli come Master Of Puppets, ma da ragazzino già mi facevo di grunge come un disgraziato. Anzi, ero partito proprio da lì, nel 1993 o 1994, e quindi era naturale che avessi una certa predisposizione per certo rock o metal alternativo. In TV comparì il video di Sober, la folgorazione totale. Un annetto più tardi mi sarebbe capitata la stessa sorte con Stinkfist: urgeva acquistare in ogni maniera Undertow ed Aenima, urgeva ammettere che i Tool erano una delle cose più fiche in circolazione.

Nel 2001 mi sono comprato un’edizione di Lateralus che misi in cucina anziché sullo scaffale dei cd. Lì accanto c’era anche Iowa degli Slipknot: non so se ricordate l’interno, il loro booklet. I gruppi grossi avevano iniziato a usare materiali lucidi, specchianti, oppure cose tipo la carta da forno e le radiografie, e pensai che quei due album avrebbero riappacificato mia madre con la musica pesante in generale. Poteva realizzarci l’orata al cartoccio, anziché sbirciare quel vecchio libro con i testi dei Metallica tradotti, tornare in camera mia, e descriverli come i Mayhem di Deathcrush. Bastava un occhio più attento per trovare la copertina di Matando Gueros a pochi centimetri di distanza, e lì avrebbe avuto tutta la ragione del mondo: sì, è una testa. Ma ora che con il libretto di un cd potevi truccartici, oppure fare un sacco di altre cose, le feci questo regalo. Doppio.

Tornai in camera con il cd dei Tool e lo misi su, sentiamo questa meraviglia. Dopo mezz’ora ero completamente rimbecillito nel tentativo di farmelo piacere, c’erano tre o quattro canzoni che ero sicuro sarebbero diventate classici, ma non mi tornava nulla di nulla. I pezzi iniziavano con il solito giro di chitarra, psichedelico, ipnotico, aggiungete un aggettivo a piacimento. Poi cresceva, esplodeva, la canzone ritornava giù e poi di nuovo al climax. Altre non decollavano proprio, c’era quel giro di chitarra ricorrente e iniziavo a odiarlo con tutto me stesso. C’era Fibonacci, cazzo se Maynard Keenan si sfondava già allora di Gallo Nero, dico: Fibonacci. Lateralus mi è sempre piaciuto ma non l’ho mai amato fino in fondo, per me rappresenta il momento in cui il giocattolo Tool si ruppe definitivamente, diventando una roba radical chic. Uno di quei quadri che non capisce nessuno ma piacciono a tutti i presenti alla mostra, altrimenti sei uno stronzo che non va oltre la tabellina del quattro. Fibonacci, merde! Poi, niente da dire su The GrudgeSchism, o ancora su Parabola: erano davvero belle, ma i Tool avevano ridotto all’osso la loro capacità di scrivere energici singoli rock. Sober era molto meglio delle seghe mentali che gli riuscivano in quel periodo di celebrazione precedente l’autocelebrazione. Oppure vogliamo parlare dell’attacco di Hush? Quanto era devastante l’attacco di Hush?

Salterò a piè pari 10,000 Days perché non mi piacque quasi per niente, e mi ricordo solo che Vicarious era parecchio belloccia. Negli anni dell’emergenza clima e dell’hype per il nuovo, rimandato, cancellato, spostato, ruotato a sinistra e moltiplicato per 5,7 album dei Tool, all’improvviso Maynard Keenan la smette di strizzarsi i capezzoli e nel giro di un anno abbiamo una sequenza del genere:

Album degli A Perfect Circle. Molto carino, ma la seconda metà è una sega circolare sui coglioni.

Album dei Tool annunciato. Sul serio? Ma sì miscredenti, è già registrato! Sto finendo le linee vocali appeso al soffitto come un pipistrello, e in questa posizione non riesco a bere: credo che lo rinvierò.

Annunciata la discografia – parziale o completa non saprei, non ho assolutamente indagato – su Spotify.

Tutti col cazzo puntato verso il sole cocente, come le lance spartane di 300. Mi azzardo a fregarmene, e finisco spedito con un calcio in fondo a un pozzo, nientemeno che da un barbuto Gerard Butler. Pensavo fosse l’ultimo dei reaganiani cresciuti con Predator, e invece anche a Gerard garba la successione aurea.

Escono due pezzi inediti registrati dal vivo: curioso, premo play. E si fondano sullo stesso giro di chitarra degli ultimi due, forse tre album dei Tool. Dopo un paio di minuti agonizzanti, qualcosa parte. Dopo altri minuti di Fiat Tipo anni Ottanta con la manovella dell’aria tirata, decolla, e sì è carina, niente da dire. Carina. Ma ci sono voluti tredici anni per questa roba, che in pratica avete già composto e ricomposto? (tipo gli sceneggiatori di Game of Thrones, che si prendono due anni di tempo per tirare fuori le puntate più brutte di tutta la serie, ndbarg) Che cazzo è, un cubo di Rubik? La seconda è più psichedelica e rilassata, bel finale, ma in sostanza cambia solo che è intitolata come un bruttissimo singolo dei Muse del 2006: si chiamano Descending e Invincible, e per fortuna il mio hype di ieri era lo stesso di dieci anni fa. Pochino. (Marco Belardi)

 

18 commenti leave one →
  1. El Baluba permalink
    6 maggio 2019 15:54

    boh…veramente io non ho mai capito tutto questo hype per qualsiasi cosa facciano i Tool. Sarò un ignorante cafone, che ora si sta sentendo “Gates Of Purgatory” a tutto volume a lavoro, ma non sono mai riuscito a trovarci nulla ma proprio nulla di così esaltante in loro. Mi si addicono bene le parole del sor Belardi: “Uno di quei quadri che non capisce nessuno ma piacciono a tutti i presenti alla mostra, altrimenti sei uno stronzo che non va oltre la tabellina del quattro”. W i cafoni e le cafonate!

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  2. 6 maggio 2019 18:25

    Sul gruppo degustibus, a me sono sempre piaciuti da morire per cui sono e sarò parziale, ma capisco come certe soluzioni possano suonare, ahem, ripetitive, soprattutto le chitarre. Non mi aspetto comunque la seconda venuta di Gesù Cristo dopo 13 anni di attesa, visto che già 10.000 Days non aggiungeva nulla di nuovo a quanto seminato in precedenza.
    Sono invece completamente concorde con barg su GoT: si capiva l’andazzo pecoreccio degli sceneggiatori, le aspettative erano basse, e sono comunque riusciti a farmi incazzare. Nemmeno a farmi cascare le palle, mi sono proprio sentito preso per il culo. Gloria a Ramin Djawadi che con la soundtrack regge da solo la baracca…

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  3. Andrew 'Old and Wise' permalink
    6 maggio 2019 18:51

    Aenima così così, Lateralus bello e ascoltato spesso i primi due anni, poi abbandonato, 10.000 acquistato e mai piaciuto, sarò riuscito a sentirlo intero non più di tre volte, senza conservarne alcun ricordo. non so che dire, i Tool mi sembrano più abili a fare promesse che a mantenerle

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  4. weareblind permalink
    6 maggio 2019 20:11

    Francamente, dell’intera discografia, importa sega.

    Piace a 2 people

    • 6 maggio 2019 23:51

      Eh già

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    • Giovanni Neve permalink
      7 maggio 2019 07:45

      Che tenerezza, tu si che sei trve.

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      • weareblind permalink
        12 maggio 2019 10:29

        No, è che non bisogna essere per forza proni. Dei Tool me ne fotto.

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    • pepato permalink
      7 maggio 2019 16:51

      Un po’ come quelli che in pizzeria, quando chiedi chi prende la margherita, alzano la mano per dire “io no”.

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      • Alberto Massidda permalink
        8 maggio 2019 00:12

        ehehe

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      • Cure_Eclipse permalink
        8 maggio 2019 12:08

        Paragone geniale.

        Sono sempre favorevole alla libertà di parola, ma che contributo può dare alla conversazione un intervento come quello, se non scatenare un piccolo flame? Oppure esternare insofferenza per certi gruppi famosi fa bene all’identità?

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      • Mirko permalink
        9 maggio 2019 01:10

        Il prossimo commento “sarà più oscuro e pesante” !!1!!!1!!uno!

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  5. Mirko permalink
    6 maggio 2019 22:36

    ehi ehi un momento, dal minuto 10’40” di Invincible sono praticamente i Voivod di Phobos!! adesso non ricordo quale canzone, però minchia…
    Difficile comunque giudicare un futuro disco da ‘sta roba…qualità audio modesta, specie se si considera che i suoni puliti e strafighi sono una componente base dei Tool. Mi sembra comunque tutto nel loro stile, dopo tutti questi anni di attesa non è che ci fosse da aspettarsi crustgrind o power metal con voce da culiallegri.
    L’unica cosa è che malsopporto Keenan: bella voce, originale e interessante, però minchia quanto è supponente, brutto e antipatico….

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  6. Giovanni Neve permalink
    7 maggio 2019 07:49

    Personalmente trovo che tutti gli album dei Tool siano dei disconi, per quanto gli ultimi due siano effettivamente meno genuini. Il mio preferito resta Aenima ma segue a breve distanza 10,000 Days.
    I due inediti non li ho ascoltati e farlo mi spaventa un po’, come accade spesso per quelle cose che si sono a lungo aspettate e rischiano di deludere molto facilmente. Aspetterò quindi il disco, se e quando mai uscirà.

    Ps. Mi stupisco invece che qualcuno si aspetti ancora qualcosa da GoT, dopo che Martin ha abbandonato la nave per ricominciare a scriv… ah no.

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  7. Lincoln Sternn permalink
    7 maggio 2019 11:28

    “una roba radical chic. Uno di quei quadri che non capisce nessuno ma piacciono a tutti i presenti alla mostra, altrimenti sei uno stronzo che non va oltre la tabellina del quattro”. Questa frase racchiude una grande verità che spazia ben oltre i confini musicali, chi ha provato a parlare di arte, cinema, letteratura o politica con certi elementi convinti della propria superiorità intellettuale e morale sa a cosa mi riferisco.
    A 20 anni per un periodo ho frequentato alcune persone che se la spacciavano da “alternativi” che escono con la gente giusta e ascoltano la musica giusta, e a sentir loro solo alla peggio feccia ignorante potevano non piacere i Tool. Ovviamente nessuno di loro aveva capito un ulbum come Lateralus (e nemmeno io, con la differenza che non ne ho mai fatto mistero) ma dovevano far finta che gli piacesse perchè se non ti piacevano tutti gli album dei Tool non eri nessuno. Questo atteggiamento di superiorità me li fece ben presto stare in culo al punto tale che non sento un loro pezzo da almeno 10 anni. E bene che sto.

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  8. Alberto Massidda permalink
    8 maggio 2019 00:14

    come già dissi una volta, i Tool sono la Apple del metal

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  9. sergente kabukiman permalink
    9 maggio 2019 12:30

    questi passano un decennio prendendo in giro i fans e poi se ne escono con due minchiatine al limone. Qualcuno gli dica che il troppo hype tende a rovinare le cose, fortuna che non me n’è mai fregato un cazzo dei tool, perchè altrimenti mi sentirei in dovere di prenderli a pugni in faccia.

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  10. blackwolf permalink
    13 maggio 2019 16:35

    Cazzo Belardi la storia delle pagine traslucide è vera di brutto.,.. Il libretto di Lateralus su ogni pagina aveva stampato un pezzo del tizio e se lo sovrapponevi tutto, avevi il disegno intero.. Roba da drogati disadattati.. I Tool mi hanno acchiappato di brutto in giovane età, ma è da anni che non me li metto più su.. Ma non mi sono mai interrogato sul perché.. Non ascolto i pezzi nuovi perché capisco tutti quelli che dicono che se aspetti dieci anni e poi esci con roba che non è un capolavoro ( e se ci metti dieci anni le probabilità che stai davvero componendo un capolavoro sono bassissime) meriti di morire male, lentamente e dolorosamente.. E tanto in sto periodo ho già le balle girate di mio, senza bisogno che i Tool contribuiscano.. Non sto vedendo l’ultima del Trono di Spade perché cazzo due anni di attesa e ogni volta con le stagioni precedenti la delusione, quindi mi sono rotto le palle e vedo che sto facendo bene anche qui.. Però hai ragione, quando uscirono I Tool sembravano davvero una cosa fighissima.. Odiati da molti perché non abbastanza “metal” concettualmente per alcuni metallari ma erano un bel gruppo..

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