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Non fate riformare i Nirvana ai Nirvana

4 novembre 2018

Niente, in pratica Kerrang! ha fatto quest’intervista ai reduci dei Nirvana ed è scoppiata una bomba mediatica senza alcun senso. Tutto nasce dall’esibizione dei tre al Cal Jam, il festival di Dave Grohl. I Foo Fighters finiscono il concerto con This Is A Call, Smear rimane sul palco insieme al leader ed ecco che li raggiunge uno non proprio a caso: Krist Novoselic. Alla voce c’è la Joan Jett delle mitiche The Runaways ma anche il cantante dei Deer Tick, un gruppo che non riesco a tenere su per più di trenta secondi consecutivi. Non ho mai saputo andare sott’acqua, i miei tentativi di apnea in mare o in piscina sono sempre stati ridicoli e non hanno mai superato un simile cronometraggio: per me ascoltare i Deer Tick è come annegare, o assistere a quelle pubblicità delle jeep in cui ti fanno vedere un uomo che lavora sette giorni su sette, improvvisamente spensierato e che sgassa fra le colline perchè ha appena fatto un finanziamento per acquistarne una, rigorosamente 4X4, che per i successivi dieci anni lo aiuterà a imbottigliarsi meglio nel traffico. Di sottofondo musicale a pubblicità del genere, solitamente ci sono cose simili ai Deer Tick. A Joan Jett invece ho sempre voluto un bene infinito, cioè: la memoria che inizia a rammentarmi i Blackhearts, I Hate Myself For Loving You, e fermo qui la lista perchè potrei parlare per ore di I Love Rock ‘n’ Roll e menarvela a oltranza su questa tizia qua.

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Il punto sono i Nirvana: non molto tempo fa mi era ricapitato di vedere un video contenente quella breve esibizione per la RAI, risalente a giusto qualche settimana prima della morte di Kurt Cobain, in cui suonavano Serve The Servants e se non erro Dumb. E ho ripensato a quando sentii la notizia al telegiornale, io che ero diventato un loro piccolo ma sfegatato fan, e che avevo eletto Aneurysm come canzone preferita della band di Seattle, ma poi ci ripensavo ed ecco che diventava Negative Creep, o magari Drain You. Non sono mai stati il mio gruppo grunge preferito, il tutto in favore degli Alice In Chains, ma di sicuro erano coloro che in adolescenza mi ero ascoltato con la maggiore continuità. Ho sperato in molte reunion nella mia vita da metallaro, ma i Nirvana lo sapete benissimo che erano Kurt Cobain, punto. Aveva trovato un batterista rivoluzionario e vantava al basso un tizio che reggeva lo strumento ad altezza suolo, il che bastava ed avanzava per eleggerlo Re del Mondo; ma nonostante una sezione ritmica del genere i Nirvana erano Lui. Solo a figure del genere capita, post-suicidio, di scatenare per anni un boomerang mediatico i cui protagonisti assoluti sarebbero diventati oggi giornalisti televisivi neo-improvvisati rocker, e domani i soliti complottisti che tutt’ora ragionano sulle confessioni di El Duce dei Mentors, sulle responsabilità di Allen Wrench o su quanta roba avesse in vena il biondo quando si sarebbe sparato la celebre fucilata. Polizia corrotta da Courtney Love, carte di credito trafugate, eredità e un sacco di altri discorsi riempirono quegli anni, e in un certo senso ci aiutarono a dimenticare che il grunge fosse effettivamente passato in mano agli Staind e ai Creed.

Non stabilirò il mio pensiero su quanto una reunion dei Nirvana possa o meno essere giusta, o eticamente sostenibile nel 2018: quattro anni fa avevano già fatto una capatina sul palco insieme, assistiti sempre dalla Jett. Se stavolta dovesse verificarsi una tournèe, sarebbe il male minore. L’importante è che a questi qua non venga in mente di fare un disco, perché si tratterebbe del successore di quel capolavoro eterno che è In Utero.

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Ma chi sono questi qua? Uno è Pat Smear.

Pat Smear assomiglia in maniera preoccupante al marito di una mia collega; il problema è che se mi riguardo le foto di quando aveva una trentina d’anni, già assomigliava all’attuale marito di una mia collega. E’ uno di quei tizi che invecchiano bene perchè erano già invecchiati prima, tipo Raimondo Vianello (R.I.P.), per intenderci. Pat entrò nei Nirvana dopo avere perculato di brutto i Red Hot Chili Peppers, in pratica perchè non gli piacevano. Era uno che si infilava dappertutto, quindi potenzialmente un tizio molto pericoloso. Nel video di Don’t Speak dei No Doubt a un certo punto c’è una sorta di flashback di uno dei membri della band, in cui lui pensa di essere in studio e cazzo, accanto ha proprio Pat Smear. I Nirvana lo presero perchè Cobain non si ricordava più niente, tipo Staley all’MTV Unplugged quando si perse sul testo di Frogs e iniziò a girare nervosamente le pagine. Doveva cantare e suonare la chitarra insieme, e ricordarsi tutte le parti, gli faceva tipo dimenticare i testi. Tanto per ricordarci in quali condizioni fosse, alcuni di questi testi erano – ad esempio – Beat me out of me ripetuto per una cinquantina di volte, She keeps it pumpin’ straight to my heart per altrettante, oppure andatevi a cercare quello di School che era una vera e propria goduria. Pat Smear oggi ha l’aspetto dello zio ubriaco dello sposo, che guarda ossessivamente quanto i Darkthrone di Transilvanian Hunger il culo alle damigelle a ogni matrimonio da una poltrona imbrattata di vino. Andate a un matrimonio e guardatevi intorno: ce ne sarà sempre uno. Ma gli vogliamo un sacco di bene anche se ha accettato di rientrare nei Foo Fighters, e stavolta per troppi anni di fila.

Un altro è Dave Grohl.

Il batterista dei Nirvana, in sostanza è una figura che per svariati motivi amerò e odierò per sempre a fasi alterne. Suona la batteria in un modo che può non piacere ma di base ha una personalità pazzesca, infatti detesto il fatto che per sentirglielo fare si debba aspettare qualcosa tipo dei Them Crooked Vultures, o sperare che non si rimetta a fare collaborazioni tipo i Probot. Le collaborazioni, appunto, uno dei motivi per cui lo detesto: Grohl è uno di quei tizi che devono sempre collaborare con tutti, un po’ alla Max Cavalera (appunto, i Probot). Ci mostra una scena musicale che in realtà non è così, ma in fin dei conti riesce ancora ad essere un musicista che fa parlare di sé stesso e tutto finisce per avere un senso, perché ne ottengono pubblicità tutti quanti gli altri. Coi Foo Fighters avrà azzeccato due o tre album in quasi venticinque anni di carriera, sono smielati, ruffiani, ma ti tirano sempre fuori il singolo che ti riappacifica con essi, giusto un momento prima di metterli sotto con la 4X4 dei Deer Tick. Io penso che tutta la questione reunion dipenda da Dave Grohl, ma ho torto. E’ l’aspetto “vetrina” che è legato all’ex batterista della band di Seattle, poiché in molti neanche sanno chi cazzo fosse Pat Smear (adesso prendete una sparachiodi per non avere ancora menzionato i The Germs, mi raccomando); ma c’è sicuramente molto Krist Novoselic in tutto questo, e in fin dei conti quest’ultimo si era già sciroppato i vari Chad Channing e Dale Crover prima che arrivasse il talentuoso batterista di Nevermind.

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Infine Krist Novoselic, il politico.

Il bassista dei Nirvana è noto per avere dato il là a un fottio di progetti dopo lo scioglimento prematuro della band di In Utero. Sono andate generalmente male un po’ tutte, ma non perchè egli avesse sfortuna. Gli Sweet 75 in fin dei conti non erano neanche bruttissimi, c’era pure un pezzo scritto insieme a Lemmy ma gli mancavano le palle quadrate che ti mette a disposizione da un frontman capace di farti realmente sfondare. Non ho mai sopportato gli Eyes Adrift e non riesco a togliermi dalla testa il video di Alaska, che pareva girato alla Festa de l’Unità di Dobbiaco. Sostanzialmente, Krist Novoselic ha un passato in politica e se ne evince che, oltre a conoscere tutti, proprio tutti un po’ alla Dave Grohl, ma in maniera più sotterranea, sia quello che col trascorrere degli anni ha portato avanti maggiormente uno stile di vita maggiormente rock’n’roll, fatto di pompini dalle segretarie e soldi spesi in cose oscene e da cui i tabloid si sono tenuti alla larga per il timore di future ritorsioni. Il che non trova riscontro nei Foo Fighters di Grohl e Smear, se si osserva il video di The Sky Is A Neighboorhood coi bambini protagonisti e quell’atmosfera piaciona in cui puoi solo sperare che si manifestino al più presto i famelici Critters.

Non fate riformare i Nirvana a questi tre. Non fate riformare i Nirvana ai Nirvana: ma qualche concerto in giro andrà più che bene, e possibilmente senza ologramma. (Marco Belardi)

3 commenti leave one →
  1. weareblind permalink
    4 novembre 2018 14:42

    Belardi mi perdonerà. Ho letto 3 righe, poi ho deciso. Nirvana = me ne fotto.

    Piace a 1 persona

  2. 4 novembre 2018 20:02

    Quando ho letto il titolo del tuo articolo mi è venuto un colpo, non esiste e approvo ogni tua parola. In Utero, disco che io amo e che contiene il mio brano preferito del terzetto di Seattle, deve rimanere l’ultimo capitolo di una band che alla fine aveva nel leader la sua forza. Che facciano qualche esibizione ogni tanto ma oooggniiii taaanto, tanto per farsi due risate e per ricordare i bei tempi, ma oltre questo no.

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  3. revisionist permalink
    9 novembre 2018 10:06

    l’unica cosa decente, forse propio perche’ grohl e novoselic sono persone “normali”, e’ stata propio la NON-reunion dei nirvana, mano male.
    Il resto, beh e’ kerrang che non pensa altro che riempirsi le tasche con finti rumors

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