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Cobain: Montage Of Heck

7 maggio 2015

Montage Of HeckPer la popolarità acquisita in vita e la dimensione tragica della sua fine, Kurt Cobain è praticamente l’unica rockstar degli ultimi trent’anni che abbia alimentato una mitologia in qualche misura paragonabile a quella dei morti eccellenti del triennio ’69/’71. Dal punto di vista mediatico, il suo suicidio è stato quanto di più necessario perché la “grunge revolution” potesse definirsi compiuta; questo ha portato ad una vulgata sul personaggio del tutto aderente alla più classica agiografia dei santi in chiave rock’n’roll e la sua vicenda umana ha poi finito per oscurarne i meriti effettivi.

La capacità di uscire dalla dimensione del mito/martire è stato il più grande ostacolo anche per chiunque abbia provato a darne un ritratto utilizzando il mezzo cinematografico. I tentativi effettuati fin oggi sono stati quanto di peggio visto in materia degli ultimi anni: dall’inevitabile complottismo un tanto al chilo di Kurt & Courtney, allo scialbo About A Son fino al pessimo Last Days (il semi-biopic pasticciato a firma di Gus VanSant). Al contrario di tutti i suoi predecessori, Cobain: Montage Of Heck è un documentario asciutto che cerca di tenersi lontano dall’effetto shock e di trattare con sobrietà anche i capitoli più delicati quali l’eroina, la relazione con Courtney Love e il suicidio. Forse l’unico errore che compie il regista Brett Morgen è quello di voler cercare una qualche forma di determinismo causa-effetto fra le vicende personali del bambino/adolescente Kurt e la futura star problematica degli anni a venire. Per il resto si tratta del tentativo riuscito di raccontare il lato più intimo e personale del protagonista, tralasciando per quanto possibile il personaggio pubblico e in questo distanziandosi enormemente dal rockumentary in senso classico. Il ricorso all’intervista esplicita (mezzo di comunicazione disprezzato da Cobain) è fortemente limitato e si preferisce far parlare il più variegato materiale d’archivio (musica, appunti, telefonate, video privati ecc) e le testimonianze di chi lo conosceva davvero (la famiglia stretta, Chris Novoselic, Courtney Love e pochi altri). Quello che rende davvero unico Montage Of Heck è la presenza di materiale inedito assolutamente incredibile: filmati appartenenti alla famiglia con lui bambino al compleanno o cose del genere, una serie di video casalinghi pre-fama che documentano la assoluta contiguità del personaggio a quello che poi sarebbe finito sulle copertine delle riviste.

cobainmontageDa un certo punto in avanti, ovviamente, la musica e la band diventano il materiale di analisi principale, vengono toccati alcuni snodi fondamentali quali l’introduzione al punk di Cobain ad opera di King Buzzo tramite una compilation preparata appositamente, le telefonate fra i due, il van dei Melvins e via dicendo. Montage of Heck è infatti anche la storia della nascita di una band, se ne ripercorrono le varie fasi, dalla scelta del nome alle prime esibizioni. Eccezionale un frammento in cui dei Nirvana in embrione utilizzano come sala prove il salotto di qualcuno; la stanza è talmente piccola che Cobain canta praticamente con la faccia attaccata al muro, eppure è impressionante come il gruppo possieda già la medesima presenza scenica che avrebbe poi portato sugli stadi di mezzo mondo. Ma su tutto la parte forse più interessante sono i video privati di Kurt e Courtney. Uno sguardo inedito e non filtrato su una coppia su cui è stato detto di tutto e di più e che ci permette oggi di avere una visuale che vada un po’ oltre il semplice schema che ci venne propinato all’epoca: lui fragile e sensibile – lei stronza e causa di tutti i mali.

La storia come sappiamo si interrompe il 5 aprile 1994, stavo facendo colazione in cucina quando l’ho sentito alla radio. Per quelli della mia generazione è stata una roba enorme, alla fine archiviato l’hype sono l’unico gruppo dell’epoca che mi piace più di allora, dubito infatti che al tempo li avessi compresi davvero. A distanza di venti anni mi viene anche da pensare che sia andata bene così, non vuole essere cinismo da due lire, ma la fine prematura pur nella sua tragicità ci ha probabilmente preservato dal vedere il nostro idolo ingrassare e fare ospitate da Fabio Fazio per presentare canzoni via via sempre più dispensabili e inoffensive. Il suo lascito oggi è lo stesso di allora, piccolo ed enorme: una manciata di dischi, tutti essenziali. Per sempre.

16 commenti leave one →
  1. ignis permalink
    7 maggio 2015 22:23

    “Last Days” vi sembra davvero pessimo e pasticciato?!
    Devo cmq guardare anche questo…

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    • chippy_bones permalink
      8 maggio 2015 20:01

      last days aveva il problema gigantesco di non avere i diritti sul nome e sulla musica, se fai un biopic questo è un limite gigantesco, per quanto mi riguarda poi aveva parecchi svarioni senza senso. la cosa migliore era il culo di asia argento…

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      • Luca permalink
        10 maggio 2015 21:29

        visto ieri su youtube, con enormi sottotitoli in spagnolo che scassano le palle. Confermo la bellezza dell’inquadratura verso l’inizio del film con il gran culo di asia argento che si alza dal letto. Per il resto mi è sembrato odioso dipingere il tossicone Blake (“Cobain”) come un mezzo frocietto, una prova che gli yankee possono infestare di perbenismo politicamente corretto anche un personaggio del genere.

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  2. sergente kabukiman permalink
    7 maggio 2015 23:13

    domanda: ci stanno spezzoni in cui intervistano king buzzo?

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  3. 15 maggio 2015 18:02

    A me personalmente anche Kurt and Courtney non e’ dispiaciuto, da notare la presenza sulfurea di Lei che aleggia per tutta la durata del docu, sembrano tutt* avere paura di Lei e del suo “potere”. Il fatto che Lei e la sua band abbiano vissuto all;ombra dei Nirvana e’ un *fatto*, di certo le Hole non rappresentavano altro che lo sciommiottamento di quel RiotGirrlPower nato con L7 e Bikini Kill, musicalmente facevano c-a-g-a-r-e, stilisticamente erano sempre un copy-cat dei Nirvana, ‘na tristezza cosmica insomma.
    Dylan Earth, non so se si nota ma all’epoca del docu si faceva gran pere ( basta guardargli le mani gonfie come l’omino michelin ), non pare essersi fatto molte domande sul perche’ percome del malessere di Kurt. Fondamentalmente mi sembra che tutti questi personaggi gli succhiassero energie, Courtney voleva i soldi e li ha avuti, ma nessuno le dara’ mai il talento necessario per sfondare come artista.
    Le interviste alla Nanny che guardava Francis Bean ed alla sua amica sono significative del potere che Courtney esercita, a parte pure loro ( una delle due in particolare piu’ un altra tizia che avrebbe dovuto mostrare delle foto ) pareva vivessero ibernate alla fine delgi anni ’90 col trucco super pesante alla Courtney, ma vabbe’ questi son particolari.
    La cospirazione alla fine non esiste ma esiste od e’ esistito una specie di “underground” dove Courtney spadroneggia e in tanti sembrano aver paura di Lei, persino il padre.
    Poi che l’investigatore privato abbia la sua agenda ( come il padre di Lei ) su questo non ci piove ma non ci vedo tanta ditrologia in quel docu tanto da essere liquidato in mezza riga di scherno.

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