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ARCTURUS / SHORES OF NULL / SHADOWTHRONE / PARODOS @Roma, Largo Venue 28/03/2019

30 marzo 2019

Una serata da non perdere quella di stasera al Largo Venue, locale sulla Prenestina in cui non ero mai stato e che visto da fuori ricorda vagamente l’Alpheus (nel senso che sembra tutto tranne che un posto dove farci concerti metal).

Arrivo giusto in tempo per gli ShadowThrone, interessante combo ciociaro di black sinfonico con all’attivo un EP e un disco intitolato Demiurge of Shadow, dal quale ovviamente viene recuperato gran parte del materiale suonato questa sera. Nonostante il nome del gruppo faccia venire in mente il secondo capolavoro dei Satyricon, devo dire che il sound dei nostri col gruppo di Satyr ci azzecca poco o nulla: parliamo infatti sì di black metal sinfonico fondamentalmente vecchia scuola (soprattutto per quanto concerne l’utilizzo delle tastiere) ma imbastardito da influenze death e thrash che potrebbero vagamente ricordare i Dimmu Borgir del periodo di mezzo. La performance, seppur breve e con dei suoni non proprio perfetti, si dimostra più che accettabile, con una nota in particolare per le vocals laceranti del cantante (ovviamente incappucciato secondo la moda attuale), veramente di grandissimo impatto.

Gli Shores of Null invece non hanno bisogno di molte presentazioni, visto che sono una presenza abbastanza fissa sui palchi romani ma anche all’estero, dove pian piano si stanno facendo conoscere. Stasera il combo romano propone un particolare esperimento a tre chitarre, con il piccolo problema però che almeno per la prima parte di concerto si sentono tutte a volume bassissimo, penalizzando in parte i brani dell’ultimo Black Drapes for Tomorrow. Le cose fortunatamente migliorano nella seconda metà dello show, che è caratterizzato soprattutto dai brani facenti parte del bellissimo esordio Quiescence, tra i quali spiccano Ruins alive e Souls of the Abyss, quest’ultima con il suo particolare gioco di doppie voci che mi ricorda molto gli Alice In Chains, il tutto ovviamente mescolato alle loro tipiche influenze “katatoniche”. In generale comunque un ottimo concerto per una band che sicuramente farà ancora parlare di sé.

Shores of Null

È innegabile però che tutta l’attesa di stasera sia per gli Arcturus, e io sono piuttosto fomentato in tal senso perché il concerto di stasera dovrebbe basarsi soprattutto sulla vecchia produzione. Sono le 23.00 precise quando le note di Kinetic cominciano a rimbombare nel locale, seguite subito dopo da Shiprewcked Fronted Pioneer da Sideshow Symphonies e Game Over dall’ultimo Arcturian, oramai datato 2015. Anche questa sera gli Arcturus confermano il loro tipico approccio scanzonato in sede live, con Vortex subito mattatore assoluto che tra un pezzo e l’altro tracanna copiose sorsate di Jack Daniels, il chitarrista Knot con il suo tipico sorriso da ebete che manterrà per tutto lo show, Sverd con i suoi soliti occhialetti e quei due mostri sacri di Skoll ed Hellhammer a comporre la sezione ritmica definitiva. Con Painting My Horror e l’incredibile Alone si comincia ad andare indietro nel tempo con il capolavoro La Masquerade Infernale, seguite addirittura dalla doppietta The Bodkin and The Quietus e Du Nordavind, e qui mi stava quasi per scendere una lacrimuccia considerato che si tratta di due spettacolari brani tratti da Aspera Hiems Symphonia praticamente mai proposti in sede live.

Dopo l’intermezzo di Collapse Generation e un discorso di un sempre più alticcio Vortex su Lords of Chaos (di cui in realtà ho capito poco) si torna fare la storia dell’avantgarde black metal made in Norway con The Chaos Path, e ogni volta che la sento mi chiedo regolarmente cosi si siano fumati-calati Sverd e compagnia all’epoca, perché penso che comporre una cosa simile da sobri sia umanamente impossibile. La goduria continua con To Thou Who Dwellest in The Night (forse il brano più propriamente black metal mai composto dagli Arcturus) e Wintry Grey, brano presente anche nell’EP di culto Constellation con un titolo e un’impostazione sonora leggermente diversa. Devo dire che Vortex non riscontra particolari problemi a cantare i brani di Garm, e, pur se non è proprio lucidissimo e spesso si scorda le parole, è comunque autore di un’ottima prova, dimostrando di avere ancora uno screaming degno dei giorni migliori.

Il finale del concerto è sempre nel segno di Aspera e Masquerade, con Master of Disguise, Raudt og Svart (madò) e Of Nails and Sinners (altro pezzo mai suonato dal vivo) a concludere una grandissima serata per certi versi indimenticabile. La band suonerà nel nostro paese per un altro paio di date, non perdeteveli per nessuna ragione. (Michele Romani)

Scaletta:

Kinetic
Shipwrecked Frontier Pioneer
Game Over
Painting My Horror
Alone
The Bodkin & The Quietus
Du Nordavind
Collapse Generation
The Chaos Path
To Thou Who Dwellest In The Night
Wintry Grey
Crashland
Master Of Disguise
Raudt Og Svart
Of Nails and Sinners

One Comment leave one →
  1. bonzo79 permalink
    31 marzo 2019 12:14

    visti l’altra sera a San Dona’. un fonico preso al canile ha ammazzato sia i Shadowthrone (la batteria sovrastava tutto, le piuttosto complesse chitarre erano a dir poco in sottofondo) che gli Arcturus (anche in questo caso la chitarra era inesistente per metà concerto almeno). il microfono di vortex che ha continuato a fischiare un’ora e mezza ha fatto il resto… davvero scandaloso

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