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Attenti al biker notturno: GHOST SHIP OCTAVIUS – Delirium

22 marzo 2019

Stamani avevo la sveglia alle 6:00, tipo l’inizio di Awake dei Dream Theater. A un punto indefinito della nottata passa sotto casa mia questo stronzo con la moto da cross, e fa un casino infernale. Non credo proprio che a quell’ora tornasse da una di quelle piste ricavate ai bordi della boscaglia, habitat peraltro ideale per il proliferare della vipera aspis nostrana. Penso piuttosto che avesse preso la moto, ed esattamente quella da cross, per andarci a fare bisboccia presso qualche apericena da fiorentino medio in tenuta casalinga – camicia bianca e Hogan – e poi finire sbronzo in riva all’Arno sino all’indecoroso, quanto tardo, rientro. Recupero un minimo di lucidità e cerco di capire che cosa stia facendo il fake centauro: fa su e giù a tutto gas per la mia strada minimo un paio di volte, e quindi, almeno in un caso, viene a trovarsi totalmente contromano. Poi rimane fermo una trentina di secondi davanti ad un cancello automatico, e la spegne. Giungo alla conclusione che deve morire in preda agli spasmi ed alle esalazioni della sua stessa marmitta, ma anche che non riuscirò più a dormire. E in quel preciso istante suona la sveglia. Il bastardo mi aveva rubato giusto un paio di minuti di sonno; lo stesso bastardo stava soccombendo – per niente di niente – sul suo comodo letto, col casco ancora in testa e la visiera piena di vomito maleodorante e vagamente giallastro. Bentornato, gin lemon.

Saturnine dei Ghost Ship Octavius, terza traccia del loro secondo album Delirium, è stata l’equivalente della sveglia di stamani: mi ha salvato il culo da un’opinione affrettata su un lavoro che pensavo non mi stesse piacendo per niente, e che non riesco più a togliere dalla playlist da circa quattro o cinque giorni. Singolo nuovo dei Possessed escluso, s’intende. L’omonimo di qualche anno fa mi era piaciuto tanto da risentirlo perfino nei mesi scorsi: lo trovavo il perfetto crocevia tra un buon prog metal moderno ed i Nevermore, il tutto facilitato dalla presenza dello stesso Van Williams alla batteria. Credo che quest’ultimo definisse una buona parte del loro modo di suonare, per cui è naturale che abbia fortemente importato il sentore di certi dischi, proprio all’interno dei Ghost Ship Octavius. Non suonano velatamente oscuri né debitori verso certo metal americano, come è appurato sia usanza dei Witherfall, ma di sicuro i Nevermore hanno lasciato in circolazione della bella roba in questi ultimi anni. Ed è tutta quanta sparsa per la west coast americana. Solo che, se avevo letteralmente consumato l’omonimo del 2015, con Delirium l’impatto mi è sembrato dei più difficili senza che ne capissi il reale motivo. Ci ho provato alcuni mesi fa, ritenterò più di recente, e niente da fare. Oggi metto su un po’ per caso Saturnine, che è anche uno dei pezzi più inchiodati ai Nevermore di tutta quanta la scaletta e – per dirla tutta – neanche una delle mie preferite, e scatta la scintilla. Ricomincio da capo, con Delirium che mi sembra tutt’altra cosa.

Rifletto: forse ha una maggiore complessità di fondo rispetto al suo predecessore, che era bello immediato; ma all’ennesimo ascolto la differenza tra i due appare più sottile di quel che pensassi. Le canzoni sono di un livello generalmente alto, meritano un po’ di attenzione per essere assimilate e soltanto nel finale si assiste ad un certo calo, causato da una ridondanza di melodie buttate lì così per fare, e che incrinerà episodi come The MazeBleeding On The Horns. La parte centrale invece è da applausi, specie grazie a Chosen ed al singolo Edge Of Time, considerabili insieme a Ocean Of Memories ed alla title-track le migliori dell’intera scaletta. Prog metal raffinato, potente, distante dai Nevermore quel tanto che basta a non farsi bollare come loro cloni. Ma soprattutto ottimi arrangiamenti ed interpreti, a partire dalla voce calda di Adon Fanion. L’unico dubbio che mi rimane è che, in parallelo ai Witherfall, si stia ammirando un gruppo di gente assai esperta, e che ha raggiunto i migliori risultati un po’ al primo colpo: sperare di osservare miglioramenti di uscita in uscita potrebbe quindi riservarci qualche piccola delusione. Aspettate che passi il primo stronzo in moto ad orari impossibili e poi provate a metterli su: dovrebbe piacervi, e nemmeno poco. (Marco Belardi)

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  1. Magus79 permalink
    22 marzo 2019 18:20

    Mi fai venire in mente uno che conoscevo, un cacciatore. Una notte alcuni ragazzi hanno iniziato a fare casino in strada sotto la finestra di camera sua,gridavano e sgasavano con la macchina di uno di loro.Così lui ha aperto la finestra e con il fucile da caccia in mano gli ha urlato “dì capo, te mai ciapà na sciuptada in dla purtera?” traduzione “capo, hai mai preso una fucilata nella portiera?”

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