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Mamma, ho perso il black metal: LORDS OF CHAOS

6 marzo 2019

È molto difficile per tutti noi scrivere di Lords of Chaos, innanzitutto perché racconta fatti che riguardano direttamente alcuni dei personaggi più importanti della scena metal europea e non solo. Aggiungeteci poi il fatto che il film non tratta di GL Perotti che minaccia schiaffoni a destra e a manca, ma di Varg Vikernes che uccide Euronymous a coltellate: eventi e persone che sono entrati a far parte della mitologia della fede metallara. Infine, i giudizi della redazione tutto sommato non sono neanche troppo distanti tra di loro, considerando che spaziano dal “mediocre” al rifiuto totale, ma che nessuno per il momento si è azzardato a considerarlo oltre il buono. Tuttavia, le posizioni sono molto radicalizzate e intransigenti – tanto che ho paura che se ne parlassi troppo bene il barg si presenti sotto casa mia e mi chieda con insistenza di salire per farmi firmare un documento.

Partiamo quindi dal presupposto che questo è un film, non è né un documentario né un reportage; e che credo abbia poco senso lamentarsi della non veridicità dei fatti. Fatti che comunque, al netto di qualche incredibile licenza sulle groupie e sulle relazioni sentimentali, sono raccontati rispettando grossomodo le ricostruzioni dei diretti interessati. E precisiamo anche che personalmente non ho letto l’omonimo libro da cui pare che questa pellicola prenda spunto per raccontare questa storia. Proverò quindi a considerarlo per il film che è: una finzione ispirata a fatti realmente accaduti.

Per non esagerare con la lunghezza cercherò di andare dritto al punto: nel complesso considero il film sufficiente. La prima parte, almeno fino al suicidio di Dead – alcune delle scene meglio girate e più pregnanti di tutto il film – credo sia anche leggermente sopra la media. Dopodiché la qualità cala, lenta ma inesorabile, almeno fino alle scene del primo omicidio, per scadere poi quasi del tutto nelle sequenze finali, dove gli autori hanno voluto forzatamente inserire una morale da storia di redenzione/romanzo di formazione, presentando un Øystein Aarseth pentito e innamorato che gira per casa in camicia bianca e si fa tagliare i capelli dalla fidanzata.

Sempre nei limiti della finzione cinematografica, non mi sono sembrate gestite troppo male neanche le dinamiche interne che hanno portato l’Inner Circle alla ben nota escalation di violenza – anche se alcuni passaggi sono trattati con troppa fretta e non tutti i personaggi sono caratterizzati allo stesso modo. Euronymous, per esempio, essendo anche il narratore fuori campo di tutta la storia, riceve molta più attenzione degli altri sotto tutti gli aspetti, insieme a Varg, il cui personaggio però non è aiutato dalla magra prova dell’attore che lo impersona. Secondo me il film avrebbe guadagnato molto se la narrazione fosse rimasta esterna e impersonale e senza l’inopportuna e inutile voce narrante: tanto chi vedrà o ha visto il film ha ben presente i riferimenti necessari.

Uno degli altri problemi dell’opera è che il regista Jonas Åkerlund talvolta si fa prendere troppo la mano dalla sua esperienza e dalla sua bravura coi videoclip, col risultato che intere sezioni del film sembrano un video musicale esteso all’infinito. Inoltre, è vero che ho iniziato la recensione dicendo che questo non è un documentario, ma da parte sua non mi sarebbe dispiaciuto un maggiore realismo: se avesse scelto attori scandinavi che potevano recitare in norvegese (o doppiatori per tradurlo), se avesse evitato gli attimi più scanzonati (di cui solo uno o due possono considerarsi riusciti) e se avesse utilizzato più musiche dei gruppi coinvolti (che però pare gliene abbiano rifiutato l’utilizzo), sicuramente l’opera ne avrebbe giovato.

(Intanto Varg, reinventatosi youtuber, scapoccia perché l’attore che lo impersona è ebreo)

fare un esempio: vedere Euronymous che fa l’amore con i Sigur Rós in sottofondo fa effettivamente uno strano effetto. Insomma, che i produttori abbiano fatto girare Lords of Chaos ad uno svedese che una volta per sbaglio è passato dalla sala prove dove stavano provando i Bathory ce ne frega poco; il regista poteva anche essere vietnamita, il metal e la Scandinavia dovevano essere più presenti in altre parti della produzione. Suppongo comunque che certe scelte non siano casuali e, anzi, siano state fatte per accontentare e raggiungere un pubblico più ampio e principalmente americano. Anche se ad essere sincero, oltre ovviamente a non condividerle, non ne capisco troppo il senso e dubito che possano ripagare: persino negli USA la proiezione nelle sale è molto limitata e credono davvero di raggiungere un pubblico non metallaro?

Ci sarebbero tantissime altre cose di cui discutere e tanti altri dettagli da prendere in considerazione; ma, dato che ne scriveremo quasi tutti in redazione, non mi sembra il caso di tediarvi ulteriormente. Per riassumere in maniera semplice: se ci fosse stata qualche scelta più forte e qualche ruffianata in meno ora staremmo parlando di un buon film. (Edoardo Giardina)

5 commenti leave one →
  1. Arkady permalink
    6 marzo 2019 08:43

    …ed io continuo a non trovarlo in streaming

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    • vito permalink
      6 marzo 2019 14:03

      Il tubo è un porto di mare, molti film e video scompaiono per qualche violazione copyright del cazzo.

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    • Lord of can permalink
      8 marzo 2019 17:18

      Io neppure…e nessuno che ti risponde su dove cristo iddio l’hanno visto sto cazzo di film diocan

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  2. 6 marzo 2019 13:59

    “persino negli USA la proiezione nelle sale è molto limitata e credono davvero di raggiungere un pubblico non metallaro?”
    Calcolando che hanno utilizzato i video dei Metallica, o di ciò che ne rimane, per far girare il trailer, direi che la risposta per me è sì…

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