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Grave Miasma @Traffic, Roma, 08.12.2018

13 dicembre 2018

Mi ero perso i Grave Miasma al Netherlands Deathfest perché suonavano nella sala piccola, così piena che non ci si poteva avvicinare nemmeno da lontano. Considerando quanto mi fosse piaciuto il loro finora unico lp Odori Sepulcrorum, avevo rosicato abbastanza. Lietissimo quindi di riuscire a recuperarli nella città dove vegeto.

Arrivo troppo tardi per i romani Serpent Ritual, autori finora di una demo un paio d’anni fa, e arrivo in tempo per i fiorentini i NECROMORBID., il cui primo e solo full si chiama El dia de la bestia come il metallarissimo cult di Alex de la Iglesia e già qua la captatio benevolentiae è quasi sleale. I giovani d’oggi parlerebbero di war metal. Il riffing, piuttosto monolitico, non è il loro punto forte ma l’assalto della sezione ritmica è a tratti impressionante e finisce per inchiodare e avvincere. I margini di miglioramento, viste le premesse, sono notevoli. Attendo il secondo album.

La palma di miglior gruppo di supporto della serata va però ai PROFANAL, anch’essi toscani, di Livorno, guidati dalla grintosa Rosy (chi è di Roma si ricorderà forse del gruppo brutal all female Putrefied Beauty, dove aveva militato). L’impianto è più tradizionale ma, saranno i miei gusti da anziano scorreggione, è proprio questo che rende la loro performance godibile. E non sono l’unico a pensarla così, mi sa, dato che partono i primi accenni di pogo. La matrice è il death di Stoccolma primigenio. L’impostazione è tuttavia, abbastanza moderna. E il tiro è pazzesco, grazie a una corroborante vena thrash che fa la differenza.

Sarà stato il drastico mutamento di atmosfera ma mi hanno convinto un po’ meno i DEMONOMANCY, sebbene avessi apprezzato l’ultimo disco, Poisoned Atonement, più maturo e ambizioso rispetto al debutto. I romani, che non mi era ancora capitato di incocciare sul palco nonostante abbiano già due album all’attivo, regalano ottimi momenti quando la buttano sul black vecchia scuola, laddove mi appassionano meno quando inseriscono elementi death metal tradizionali, che spezzano un po’ la tensione ritualistica che imprimono ai loro brani. Anche il doppio registro vocale (screaming classico e pulito declamatorio) funziona fino a un certo punto ma la loro proposta ha una teatralità non semplice da riprodurre sul palco.

Anche per gli headliner c’è uno stacco estetico tra i brani incisi su disco e la loro resa live. Quello che rende i GRAVE MIASMA grandiosi è l’aver gettato un ponte tra il death metal old school più oscuro e necrocultistico e le derive moderne, irregolari e orrorifiche, che hanno sovente trovato ospitalità presso la Profound Lore, talent scout dell’avanguardismo estremo nel cui carniere, non per niente, ci sono gli stessi inglesi. Complice una scaletta che privilegia i tempi sostenuti, questa sera viene fuori la loro anima più classica e aggressiva, con suoni e arrangiamenti relativamente nitidi rispetto a quel marciume ctonio che li caratterizza ed è ancora più accentuato nell’ultimo ep Endless Pilgrimage, che pure privilegia strutture più dirette e meno escheriane rispetto al full. La loro performance è, ad ogni modo, impressionante. Hanno idee, hanno personalità, hanno un senso dell’atmosfera cupa e mortuaria superiore alle decine di band che si stanno buttando sulla stessa interpretazione del genere. Suonano pure al Netherlands dell’anno prossimo. A ‘sto giro spero si esibiscano nella sala principale. (Ciccio Russo)

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