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La finestra sul porcile: Balada Triste de Trompeta

4 settembre 2011

Presentato al cinema di Venezia e osannato dal solito, sbrodolante, Tarantino, l’ultimo film di Alex de la Iglesia è passato sottotraccia in Italia, come del resto tutti gli altri film del regista di Bilbao. E come tutti i film diretti da qualcuno che abbia almeno una personale idea di cinema e qualche spunto originale da proporre, verrebbe da aggiungere. È la storia del pagliaccio triste Javier, il buffone al quale la guerra civile ha strappato un genitore e l’infanzia. Una volta adulto sarà il pagliaccio tonto Sergio, manesco alcolizzato collega del circo, a fare da cassa di risonanza del regime franchista nel piccolo microcosmo circense, contendendo a Javier la bella Natalia, talmente assuefatta alla violenza da non poterne fare a meno.

Balada Triste de Trompeta, che da noi è stato saggiamente tradotto con “Ballata dell’odio e dell’amore” tanto per sottolineare che 1) a noi piacciono solo le emozioni viscerali e che 2) chi si occupa di tradurre i titoli spesso non si degna neanche di guardare i film, non è un capolavoro e questo è bene dirlo subito. È grottesco, delirante, pieno di citazioni più o meno colte e di riferimenti ad un passato recente che in Spagna brucia ancora parecchio, ma non per questo è un capolavoro. Certo c’è il solito campionario di freak e casi umani, che nei film di de la Iglesia non possono mai mancare, c’è una fotografia livida che esalta i toni cupi della commedia nera e c’è pure qualche sequenza che vira decisa verso l’horror grandguignolesco però c’è anche un finale — ma allargherei il giudizio a buona parte della seconda metà del film — che lascia decisamente perplessi nella sua ostentata ricerca dell’eccesso.

la guerra civile in Spagna

Succede che nella prima metà il gioco di equilibri tra vita privata e contesto storico regga alla perfezione, che la metafora della rivalità tra i pagliacci come resa dei conti politica in un paese che si sta apprestando a voltare pagina si regga su un filo sottile ma sufficientemente resistente. Poi subentra il tarantismo di maniera, quella chiassosa macchina frulla idee che mescola tutto alla velocità della luce e che alla fine ti lascia sempre con quella spiacevole sensazione di essere stato profondamente preso per il culo. Insomma, se nel corso della prima ora certi virtuosismi (i titoli di testa, il pagliaccio col machete che fa una strage di soldati : monumentale) riscattavano anche tutta quella serie di sequenze che devono significare qualcosa — l’allegra gita tra tigri, indigeni e la torre Eiffel prima dell’esplosione di violenza, il sogno di Javier in ospedale, il leone che si accuccia dietro al bambino dopo l’irruzione dei soldati al circo — il giochino del didascalico a tutti i costi precipita nel delirio un po’fighetto di chi sa di avere lo status di “autore” e si diverte a sbattercelo in faccia con certosina puntualità.

‘mi piacciono gli uccelli’

Un discorso a parte andrebbe fatto sul contesto storico di riferimento, quella dittatura quasi quarantennale del generale Franco che ultimamente il cinema pare aver scoperto tanto da infilarla a casaccio dove capita (Il labirinto del fauno non l’ho ancora capito, ma siccome Del Toro è un altro autore figo, suppongo che la mancanza sia tutta mia) perché nella peggiore della ipotesi si può sempre dare la colpa allo spettatore male informato. Poi, casomai non fosse del tutto chiaro dopo più di quindici anni di carriera, de la Iglesia ci tiene sempre a sottolineare la sua forte vocazione anticlericale: il montaggio dei titoli di apertura che alterna immagini di morte e carestia a quella di opulenti vescovi, Franco sdegnato che afferma “nessuno andrebbe trattato così, non è cristiano” di fronte a Javier ridotto a fare il cane da riporto, la madonna che appare a Javier e lo invita a salvarla dal male convertendolo seduta stante nel giustiziere della notte e così via discorrendo. Forse è anche per questo che qui in Italia continuano a posticipare la data di uscita. (Matteo Ferri)

One Comment leave one →
  1. 8 settembre 2011 12:37

    ma infatti, quando cazzo esce ‘sto film???

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