Vai al contenuto

La mensa di Odino #18

13 ottobre 2018

Dopo quattro anni ritornano i Battleroar, formazione ellenica di puro ed appassionato epic metal da qualche tempo sotto l’egida della Cruz del Sur, ormai etichetta di riferimento per il genere. Seguo i Battleroar dagli esordi: non sono mai stati un gruppo per cui strapparsi i capelli, ma allo stesso tempo hanno dei lampi di creatività davvero pregevoli. Codex Epicus è il secondo album con Gerrit Mutz dei Sacred Steel al microfono, la cui vocetta da gatto in calore però toglie molto all’epicità dei brani: la differenza la fa Sword of the Flame, interamente cantata dal compianto Mark Shelton nella sua forse ultima testimonianza artistica. A parte questa parentesi, comunque molto toccante, Codex Epicus ha i suoi maggiori pregi nel lavoro di chitarre durante le parti strumentali e nella batteria del nuovo acquisto Gregory Vlachos, degno erede di quel Nick Papadopoulos che con le sue prestazioni era riuscito ad impreziosire parecchio i dischi precedenti. I punti deboli dell’album sono invece la mancanza di incisività dei riff e dei ritornelli, un po’ come sempre: i Battleroar non sono una band capace di scrivere canzoni da cantare in coro, e in questo manifestano tutta la loro diversità strutturale rispetto al gruppo tedesco medio, per dire. E qui devono anche combattere per rendere credibili le linee vocali di Gerrit Mutz.

Tornano pure i Primal Fear, come ormai fanno periodicamente da una ventina d’anni a questa parte, con risultati altalenanti. Apocalypse è il dodicesimo disco in appunto vent’anni, e arriva sulla scia di una flessione partita con Delivering the Black, mentre l’ultimo loro episodio veramente ben riuscito è stato Unbreakable, il quartultimo. Dato che comunque i loro album sono grossomodo tutti uguali, salvo qualche sfumatura di suono, la discriminante che qua manca quasi completamente è la convinzione, la grinta, nello specifico dei Primal Fear la sensazione di voler prendere la gente a mazzate sui denti picchiandola con una bomba nucleare. In Apocalypse, così come in generale negli ultimi album, sembra che Matt Sinner e soci si siano seduti, suonando in maniera meno aggressiva e più raffinata, se così si può dire per un gruppo del genere; ma l’essenza dei Primal Fear erano l’impatto cafone, i fischi di chitarra, gli assoli priestiani: senza tutto questo, diventano un gruppo come ce ne sono a centinaia, perdipiù senza neanche la fame di gloria che può muovere qualcun altro. Ci sono anche buoni spunti, buone melodie qua e là, ma sono irrimediabilmente annacquati in un album di 63 minuti (!!!) perdendosi in un mare magnum di mestiere sterile.

E da un gruppo in flessione passiamo ad un gruppo che ha irrimediabilmente rotto il cazzo da ormai troppo tempo. L’agonia dei Grave Digger si era per un periodo mantenuta al di qua del livello di guardia, ma da qualche anno a questa parte le cose stanno pericolosamente scivolando in una condizione simile a quella di un pozzo nero di Nuova Delhi. Con questo The Living Dead siamo ormai nel grottesco irrimediabile, visto che il disco si apre con un’ingiustificabile porcheria come Fear of the Living Dead e col passare delle canzoni riescono addirittura a fare peggio. La pietra tombale sulla credibilità (e sulla dignità) dei Grave Digger come band è anche probabilmente il punto più basso che un gruppo heavy metal tedesco abbia mai raggiunto: stiamo parlando di Zombie Dance, scelta addirittura come video, una specie di brutta canzone da sagra paesana balcanica suonata e interpretata nel modo più sbagliato possibile. Illud Divinum Insanus almeno faceva ridere, The Living Dead invece fa solo schifo ai cani, con l’unica consolazione che non credo lo riascolterò mai più in vita mia. (barg)

2 commenti leave one →
  1. 13 ottobre 2018 11:48

    I Primal Fear alla Frontiers mi so sempre sembrati mosci mosci mosci, spero che col ritorno alla Nuclear Blast tornino pure i fischioni e l’attitudine cafona dei tempi che furono

    Mi piace

  2. weareblind permalink
    13 ottobre 2018 14:12

    Tutto perfetto. Battleroar con voce da gatto in calore: sì. Primal Fear buoni mestieranti: sì. Grave Digger pozzo nero di melma: sì. Tutto vero, fratello mio. Che dolore.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: