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Nuclearblastati: AMORPHIS – Queen of Time

25 maggio 2018

“Non mi sentirete mai pronunciare una stroncatura nei confronti degli Amorphis.” Prima lezione da apprendere, cari amici: non pronunciate mai, dico MAI, affermazioni definitive tipo questa, perché poi ci fate una pessima figura quando siete costretti a contraddirvi. Però c’è da dire pure che sono quasi dieci anni che gli Amorphis mi vendono questa merda e sono dieci anni che io me la mangio tutta e di gusto e mi dico mmm, ma quanto è buona questa merda, sì puzza un po’ però la merda di artista ha tutto un altro sapore, W LA MERDA! Subito dopo però mi vengono i crampi allo stomaco perché, come diceva Bombolo, sempre merda è. E allora, amici coprofili, non so voi ma a me la cacca ha iniziato un po’ a stancare e ho l’acidità di stomaco e pure l’ernia iatale.

Sono abbastanza in difficoltà adesso, non perché mi trovi costretto a stroncare un disco dei miei amatissimi venditori di deiezioni finlandesi, ma perché nel farlo non so proprio da dove iniziare. Potrei partire dalla produzione, affidata ad un altro merdaiolo di classe, il signor Jens Bogren, che, come si evince dal titolo ha, di comune accordo con la casa madre, definitivamente “blastato” un gruppo che era già alla canna del gas dell’ispirazione e che aveva perso ogni briciolo di dignità e di attitudine, tanto che a definire metal questa catasta di plastica mi viene il vomito. Ve lo ricordate quel filmetto simpatico che si chiamava School of Rock? Vi ricordate quando il personaggio principale, interpretato da Jack Black, tira su una band insieme ai ragazzini delle medie e partecipa alla gara delle band? Vi ricorderete anche dei loro avversari più acerrimi, quei poser tatuati con la frangetta che poi vincono la gara perché il mondo è ingiusto e fetente (ma a noi non ce ne frega perché abbiamo il rock e combattiamo il potente, etc. etc.). Ecco, gli Amorphis di oggi mi ricordano proprio quella roba lì. Ora non voglio dire che se vi piace questo disco siete anche voi dei poser, ma poco ci manca. 

posers

Potrei, che so, entrare nel merito dei singoli pezzi, dirvi che ci sono le tastierine prematurate (vi ricordate i Barren Earth?) e i momenti goticoni, potrei dirvi anche che ci sono queste melodie strappamutande per animi sensibili e generazioni di minchioni perennemente col cazzo in mano (mai iperbole fu più azzeccata di quella del virulento Cesare Carrozzi), oppure che ci sono i flautini e le atmosfere da fantabosco, che per la metà del tempo Tomi Joutsen singhiozza empatico con gli occhioni pieni di lacrime di riconoscenza per i falli dei senegalesi, che in un pezzo emotivo e spirituale ci canta pure Anneke, ma potrei dirvi anche che ci sento molti meno Opeth e molti più Dark Tranquillity (tipo nel pezzo Daughter of Hate, che mi ha fatto rifiatare per un attimo, anche perché con quel sax mi ha riportato per un breve frangente indietro ad Am Universum), potrei dirvi tante altre cose, tipo che durante le registrazioni, supportati dalla Orphaned Land String Orchestra, hanno fatto indigestione di kebab invece di rispettare il Ramadan, ma che un altro paio di pezzi decenti ci stanno pure, tipo Pyres On The Coast e la bonus track As Mountains Crumble, la verità, però, è che ho fatto molta fatica ad arrivare alla fine del disco e ho scritto questo pezzo di getto per liberarmi del peso e non ascoltarlo mai più, giusto perché avevo promesso a Roberto che agli emo-Amorphis ci avrei pensato io e non mi piace non rispettare la parola data. (Charles)

12 commenti leave one →
  1. 25 maggio 2018 09:52

    Se mi chiedessero perché amo Metalskunk, esibirei questo articolo.

    Piace a 2 people

  2. Alessandro Gobbi permalink
    25 maggio 2018 09:52

    Porca vacca sono un poser. Prima o poi doveva succedere

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  3. saturnalialuna permalink
    25 maggio 2018 10:47

    Basta, mi arrendo, non riesco più a difenderli.
    A malincuore concordo su tutto.
    Alla fine ‘sti stronzi ce l’hanno fatta a farsi odiare, che amarezza.

    Piace a 1 persona

  4. 25 maggio 2018 12:21

    Mah. Io lo trovo in linea con la recente produzione della band, giusto con qualche piffero ed orchestrazione in più. Le tastierine prematurate, le melodie stracciamutande, i momenti goticoni, le scale mediorientali, la produzione pulita e pompata in stile NB c’erano anche in SIlent Waters e Skyforger, che restano anni luce al di sopra dei successori (e ci mancherebbe). Gli Amorphis suonano sostanzialmente la stessa roba da allora, con più o meno ispirazione e qualità nei pezzi, per cui non vedo il senso di mettersi a fare ‘sto discorso sulla melodia, i poser, la merda e tutto il resto. Molto più semplicemente, stiamo parlando di una band al 13mo disco, che suona la sua cosa e da cui non puoi aspettarti più i fuochi artificiali. Alla fine il discorso si riduce a “quanti dischi simili può fare un gruppo prima di rompermi il cazzo?”. A te si è rotto su questo. Legittimo. Ma gli strali su questo e quello mi sembrano un po’ troppo.

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    • bonzo79 permalink
      25 maggio 2018 16:29

      mi pare una posizione più che sensata

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    • pizza11 permalink
      25 maggio 2018 17:05

      Sono perfettamente d’accordo col Barricato qui sopra. E ammetto che a me il disco sta piacendo tantissimo.
      Chiaramente le sonorità si attestano più o meno su quelle dei dischi scorsi, ma qui (come in Under The Red Cloud e forse anche di più) di ispirazione ce n’è tanta, accanto ad una buona dose di mestiere.
      È incredibile che una band al 13o disco riesca ancora a tirarmi fuori roba come Golden Elk o Heart of The Giant, dai. Poi è chiaro che ci sono pezzi che non funzionano, ma quello è fisiologico e la qualità media di ‘sti pezzi è davvero alta.
      Per me (e lo dico da lettore assiduo e innamorato di Metal Skunk) la rece non ha senso, oltre a contenere deliri e travasi di bile senza capo né coda. Charles: gli Amorphis fanno metal melodico di questo tipo da 10 anni, l’hai detto pure tu: secondo me è ora di accettarlo e valutarli con i criteri del caso, oppure lasciarli perdere del tutto.
      Fidati: dagli ancora una possibilità, ascoltalo ancora qualche volta, perché secondo me cresce di brutto con gli ascolti.
      Se non dovesse succedere amen, ma lì allora il discriminante è il gusto personale e non più la qualità della proposta.

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      • Vanni Fucci permalink
        25 maggio 2018 20:05

        Sono d’accordo con voi. Questo album mi è piaciuto meno di Under The Red Cloud, ma lo trovo molto distante dalla porcheria descritta in questa recensione. Che poi, proprio gli Amorphis sarebbero alla canna del gas “da tempo immemore”? Boh, ogni tanto mi sembra che i gruppi storici vengano stroncati un po’ per principio, ed è una delle poche cose che non apprezzo di questo sito.

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      • Charles permalink
        25 maggio 2018 20:57

        invece il virgolettato di frasi che nella recensione non ci sono è il top

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      • Vanni Fucci permalink
        26 maggio 2018 11:17

        Chiedo scusa Charles, mi sono confuso con la recensione di Repentless degli Slayer che avevo letto poco prima. Detto questo, mi sembra comunque abbastanza ingeneroso parlare degli Amorphis in questi termini…

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  5. El Baluba permalink
    26 maggio 2018 11:50

    anche io li ho sempre difesi, anche se il precedente mi ha lasciato davvero poco in memoria. Ma a questo giro, dopo aver sentito il loro primo singolo, sono davvero in imbarazzo se provare a darci una chance o no…

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  6. Pesso permalink
    27 maggio 2018 10:37

    Li Amorphis li conosco fino a Eclipse. Il resto non l’ho mai ascoltato, non per presa di posizione ma semplicemente perchè bho, troppa roba da ascoltare e sono sempre finiti in fondo alla lista e quindi dimenticati. Ho sentito un paio di pezzi di questo nuovo disco e che dire, ho fatto bene. Sono diventati la versione sfigata dei Nightwish

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