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Gli islandesi sono belli: SÓLSTAFIR – Berdreyminn

17 giugno 2017

solstafir-berdreyminn

Per farvi capire a che livello sia arrivato in passato il mio feticismo per l’Islanda, vi dico solo che al momento di scegliere la lingua da studiare all’università pensai di optare per l’islandese. Mi sentivo tipo quelle bimbeminkia che avevano cominciato a studiare tedesco solo perché gli piacevano i Tokio Hotel. Perché non c’è niente da fare, l’Islanda è assurda. Se non altro perché da poco più di 300mila abitanti sono usciti artisti quali Björk e Sigur Rós. Un po’ come se Bologna sfornasse continuamente musicisti di fama mondiale, ma ciò che di meglio ci ha dato è stato Gianni Morandi.

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Quando si dice la globalizzazione…

In ambito metal il Paese scandinavo ha invece dato i natali, tra i più importanti e conosciuti, a Falkenbach (forse) e ai Sólstafir. Berdreyminn è il loro sesto album e dalle premesse (leggi singoli) non ispirava nulla di troppo buono. Non avendo più studiato islandese, Ísafold dal titolo mi ha pericolosamente ricordato Ísjaki, mentre i primi secondi di Bláfjall sembrano essere usciti da un album degli Skepticism. In realtà queste canzoni non fanno altro che ripercorrere gli stilemi di Ótta con un’andatura radiofonica e più tendente all’hard rock. Idem Silfur-Refur – che però alla fin della fiera è il migliore dei tre singoli e molto probabilmente anche la migliore traccia del disco. Il fatto che sono più orecchiabili del solito non sarebbe di per sé un male, se solo non fosse che la voce di Aðalbjörn Tryggvason non è sempre a suo agio su queste frequenze e che la stessa ricetta viene ripetuta fondamentalmente per tutto l’album. Se poi ci butti dentro due ballad (Hula e Dýrafjörður) nelle quali la voce del cow-boy islandese ci sta bene come l’ananas sulla pizza… Anche qua, il problema non è il fatto che sono ballad. In passato ne avevano già composte di molto smielate, con la differenza però che Fjara (per esempio) è un unicum in tutto Svartir sandar: un doppio album fantastico. 

Se non si fosse capito, considerando gli alti standard, Berdreyminn mi ha deluso. Dopo tanti (e faticosi) ascolti pensavo di essere riuscito a trovarci qualcosa di buono. Però andando avanti mi sono reso conto che l’unica cosa che mi è rimasta di tutto quel tempo passato a “pomparlo nelle casse” era proprio Silfur-Refur, la prima traccia. Per il resto è uno scimmiottamento neanche troppo dignitoso di Ótta, senza che riesca a mantenerne l’atmosfera o la produzione fantastiche. (Edoardo Giardina)

 

https://youtube/QX0UaXd4Yis

PS: Alla fine mi misi a studiare arabo.

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