MAYHEM – De Mysteriis Dom Sathanas Alive

Esistono due tipi di dischi. Il primo tipo è quello che può essere apprezzato e ascoltato indipendentemente dal contesto da cui è nato, senza bisogno di avere contezza del processo compositivo o delle persone che lo hanno scritto e suonato; e la grandissima parte della musica esistente appartiene a questa prima categoria. Per fare alcuni esempi banali, non c’è bisogno di alcuna introduzione o premessa per apprezzare The Number of the Beast, o In Rock, o Defenders of the Faith. È musica universale, che può essere apprezzata allo stesso modo dal cultore fanatico o da chi li sente per la prima volta per sbaglio in macchina.

C’è poi un’altra tipologia, speculare alla prima: i dischi che fanno storia a sé, che assumono importanza soprattutto tenendo presente il come e il perché hanno preso forma. Non me ne vengono in mente moltissimi: Imaginos dei Blue Oyster Cult, per dirne uno, il disco della banana dei Velvet Underground o The Triumph of Steel dei Manowar. L’esempio più calzante è però proprio De Mysteriis Dom Sathanas, IL disco black metal, la cui creazione impegnò svariati anni della vita di alcune tra le figure più importanti di quel movimento, e proprio nel periodo più importante dello stesso.

Del De Mysteriis si è parlato tantissimo, quasi sempre mettendo l’aspetto musicale su un livello secondario, come uno sfondo a ciò che valesse la pena raccontare. È un atteggiamento comprensibilissimo, dato il contesto, ma rischia di far dimenticare quanto enorme sia il disco in sé. Questo live, riproponendo fedelmente l’opera in questione quasi in ogni singolo dettaglio, riporta invece prepotentemente l’accento sul lato stilistico dell’album. Già, perché la formazione attuale dei Mayhem (Attila – Necrobutcher – Hellhammer più due tizi X e Y alle chitarre) ha fatto la scelta più intelligente che potesse fare: lo ha risuonato esattamente identico; così che DMDS Alive potrebbe quasi sembrare una versione rimasterizzata di quel capolavoro, senza aggiungere, togliere e modificare nulla: perché davanti alla perfezione la cosa giusta da fare è osservare in silenzio o, al limite, tentare di riprodurre imitando. Non ci sono i protagonisti di allora, ma quelle canzoni riescono comunque a vivere di vita propria, anche suonate da altri, come se fossero rafforzate e vivificate da uno spirito maledetto infuso dal logo MAYHEM. E Attila, allora come adesso, è un elemento esotico dalla pronuncia improbabile, che dà quell’effetto di straniamento che probabilmente provarono anche i primi spettatori del Dracula di Bela Lugosi nel 1931. 

E così, a ventitre anni di distanza, DMDS Alive mostra come quelle stesse canzoni, risuonate adesso pari pari, non abbiano ceduto di un millimetro: le si può ascoltare migliaia di volte, e ogni volta ti prendono alle budella allo stesso modo, con la stessa intensità. Sono musicalmente BELLE, costruite sapientemente, viscerali eppure controllate; con un’atmosfera notturna e lugubre mai più davvero replicata e un lavorìo di chitarre che pesca a piene mani dalle influenze estreme da cui Euronymous aveva preso ispirazione per teorizzare lo spirito del black metal. Perché, tra tutti i dischi black storici di quel periodo, DMDS è quello più metal: non ha nulla di punk (come i Darkthrone), nulla che tenda all’ambient vero e proprio (come Burzum), né alcuna influenza di musica classica (Emperor) o folk (Enslaved, Satyricon). E quell’Euronymous che le cronache ancora ricordano come carismatico leader di una intera scena ne esce come un grandissimo compositore, a tutt’oggi insuperato.

Chi si è sempre avvicinato a De Mysteriis Dom Sathanas considerandone solo l’aspetto storico, con la stessa deferenza che si ha nell’osservare un quadro in un museo stando bene attenti a rimanere a distanza di sicurezza, potrà quindi accorgersi che Buried by Time and Dust è una bordata violentissima ai limiti del death metal, con un rifferama e delle accelerazioni studiate al millimetro; o che Life Eternal è un affresco di morte e disperazione che sembra uscito da un’opera di Bosch. E così via. DMDS Alive toglie il capolavoro del 1994 dalla teca del museo in cui moltissimi l’avevano idealmente inserito per ridargli un soffio di vita; e, così facendo, lo restituisce all’immortalità vera, non quella artificiale che si illude di dare il tassodermista. E, se saremo ancora qui fra cent’anni, ne continueremo a parlare con lo stesso identico trasporto di oggi: è questa la strada verso l’immortalità. (barg)

11 commenti

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...