SODOM – Decision Day

sodomdecisiondaycdDecision Day è uno dei dischi più brutti mai incisi dai Sodom, anche peggio del precedente, e già mediocre, Epitome Of Torture, recensendo il quale Roberto aveva auspicato che la prossima volta sarebbe andata meglio. E invece col cavolo (anzi, col crauto), cari amici del metallo tetesco.

Ci tengo a premettere che, a esclusione di questi ultimi due, a me dei Sodom piace pressoché tutto. Mi divertono i lavori trucidi e non proprio ispiratissimi della prima metà degli anni ’90, quei vari Tapping The Vein e Masquerade In Blood che sulle riviste dell’epoca collezionavano una stroncatura dietro l’altra perché “poco innovativi”. E apprezzo gli album della svolta melodica avviata con l’eccelso M-16In War And Pieces spaccava. L’appiattimento verso standard sonori più moderni e plasticosi era stato in parte giustificato da un mutamento stilistico. E ci stava che un Tom Angelripper ormai ultraquarantenne non fosse più incazzato col mondo come quando, da ragazzo, scriveva i riff di Outbreak of evil di ritorno da un turno in miniera. Alla fine vivi in un Paese prospero e civilizzato, giri il mondo con uno dei più grandi gruppi della storia del thrash e dalla vita non chiedi nulla più che il tuo bratwurst quotidiano, un frigo pieno di birra e un parco pubblico ben tenuto dove portare i bambini a giocare. È pure giusto sollevare il piede dall’acceleratore, soprattutto se poi ti esce In War And Pieces.

Decision Day si muove invece sulla falsariga di Epitome Of Torture e fallisce ancor più miseramente l’obiettivo di tornare a formule più aggressive e tempi più sostenuti, ovvero di fare marcia indietro rispetto a un cammino evolutivo che era stato tanto naturale quanto fruttuoso. La furia dei brani più tirati suona fuori fuoco e viene smorzata da suoni posticci che, a tratti, finiscono per far somigliare i Sodom a una qualsiasi band di metal estremo generico venuta fuori dopo il 2000, come se il target naturale non fosse il vecchio reduce con le toppe sul giubbotto jeans ma il ragazzetto americano mezzo scemo che ha ascoltato per caso Agent Orange sul tubo l’altro ieri. Decision Day sembra uno di quei remake Usa di film horror europei o asiatici, con meno sangue, la fotografia patinata e una sceneggiatura più semplice per venire incontro alle ridotte facoltà mentali dell’udienza. L’annacquamento non ha però condotto a un maggior appeal commerciale come era stato il caso dei Kreator di Phantom Antichrist, che era un disco paraculo ma almeno era fatto bene. Insomma, per tirare in ballo anche l’altro membro della trimurti teutonica, che Angelripper la lasci incidere ai Destruction ‘sta robetta. La title-track è quasi death svedese.

Ho letto, per curiosità, un paio di recensioni sui principali portali anglofoni dove lo scribacchino di turno, per esprimere i concetti di cui sopra, ricorreva a bislacchi paragoni con gli Immortal (non quelli di Pure Holocaust, suppongo) o addirittura con i Soulfly. Ok, i Soulfly sono un po’ troppo ma diciamo che l’iperbole è esplicativa. E, a seconda del vostro grado di sopportazione nei confronti delle produzioni odierne, ci si potrebbe pure passar sopra se ci fossero i pezzi, i riff, i ritornelli da sbraitare brandendo uno stinco di maiale. Di Decision Day, ahimèsi salva poco o nulla; persino il singolo Caligula, che sul momento mi era sembrato scemotto ma simpatico, diventa quasi fastidioso non appena ti rendi conto che è pure uno dei brani migliori. Poi, certo, è pur sempre il quattordicesimo lp di un gruppo leggendario in pista da oltre trent’anni. Magari eravamo solo stati abituati troppo bene. Se volete ascoltare del thrash tedesco suonato come il Capro comanda, recuperate il nuovo degli Exumer. (Ciccio Russo)

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