Il canto delle montagne: ENISUM – Autumn Embrace
Gli Enisum sono senza alcun dubbio tra le più fulgide realtà della scena black nostrana: erano già attivi nei primi 2000, ma per balzare agli onori delle cronache dovettero aspettare fino all’uscita dell’ottimo Arpitanian Lands del 2015, disco che convinse la storica Avantgarde Music di Roberto Mammarella a metterli sotto contratto. Secondo alcuni, da questo momento in poi il livello qualitativo della formazione valsusina è un po’ calato, cosa che non mi trova d’accordo e che secondo me è da ascrivere a una serie di dischi di più difficile assimilazione e che se ascoltati un po’ distrattamente sembrano suonare un po’ tutti alla stessa maniera, che è poi la critica che si fa da sempre al gruppo.
Come dicevo, sono rilievi molto opinabili che non si attagliano neanche a questo ultimo Autumn Embrace, un’altra piccola perla di black metal atmosferico in classico stile Enisum. Rispetto al più monolitico Forgotten Mountains la band in questo frangente torna alle atmosfere un po’ rilassate di Moth’s Illusion e soprattutto a quegli intermezzi acustici con voce pulita (quelli di Nowhere e Miss You sono veramente di altissimo livello) che un po’ mancavano nel predecessore. Per il resto stiamo parlando sempre di black atmosferico, forse la frangia del black in assoluto in cui è più complicato uscire dal seminato, anche se in questo lavoro gli Enisum ci riescono benissimo. Inevitabile che poi i paragoni siano sempre gli stessi, ma pure qui ci sarebbe da fare un distinguo: se si parla di gente come Winterfylleth o Drudkh non posso che essere d’accordo, quando invece il parallelismo è con Ellende o Agalloch già un po’ meno, nel senso che devo ancora esattamente capire che cazzo c’entrino gli Enisum con gli Agalloch.
Ad ogni modo Autumn Embrace è l’ennesima conferma per la band nostrana, dove la violenza tipica del black metal primigenio si fonde alla perfezione con le tipiche atmosfere autunnali e malinconiche che sono oramai il loro vero e proprio marchio di fabbrica. Un’ultima nota per l’ottimo lavoro dietro la consolle di Øysten G. Brun dei Borknagar, che aveva registrato anche il precedente ma che qui riesce ancora far meglio. Per queste fredde e ventose giornate di aprile è una colonna sonora a dir poco perfetta. (Michele Romani)

