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OMNIUM GATHERUM – Grey Heavens

22 marzo 2016

Un paio di settimane fa, John Petrucci se ne è uscito con una dichiarazione d’insofferenza nei confronti della scomparsa del supporto fisico musicale. Secondo lui, il non aver più materialmente tra le mani un disco e, conseguentemente, il non dover compiere più quei gesti rituali legati all’ascolto, ha depauperato il modo stesso di vivere la musica, svilendone il valore artistico e simbolico. Ha ragione da vendere, tanto da rasentare l’ovvietà; ed è un argomento che, suppongo, tutti abbiamo affrontato almeno una volta con lo sconforto e la rassegnazione che noi fratelli del vero metal abbiamo nei confronti delle magnifiche sorti e progressive di questo triste mondo malato.

Mi è venuta in mente questa cosa nell’accingermi a scrivere questa recensione perché gli Omnium Gatherum sono uno di quei gruppi che, per essere apprezzato, necessita di un ascolto concentrato e scevro da altre occupazioni. I loro due capolavori, The Redshift e New World Shadows, mostrano tutta la propria bellezza se ascoltati in cuffia, al buio, pazientemente, via dalla pazza folla. Come già detto nella recensione del precedente Beyond, i finlandesi riescono a creare un’atmosfera di solitudine cosmica, e intendo letteralmente: sembra spesso di vivere il punto di vista di un uomo che galleggia nello spazio e osserva l’universo da una prospettiva di isolamento assoluto. È una fascinazione estetica, senza dubbio, anche legata materialmente all’uso delle tastiere e dell’esplosione ariosa dei climax, ma anche una sensibilità strettamente legata a un senso di estremo straniamento dal secolo, come se ci si sentisse davvero a proprio agio solo in estrema solitudine fisica e spirituale. Anche laddove si parli d’amore, si ha un contesto completamente isolato dal mondo, come in una bolla d’aria vagante nel vuoto in cui solamente ci si possa sentire liberi di essere sé stessi; per questo l’amata vagheggiata in pezzi come Greeneyes o A Shadowkey (da The Redshift) assume contorni irrealistici e quasi divinizzati: perché non c’è nulla di davvero aderente alla realtà, che anzi è completamente rigettata a causa di questo profondo senso di incomprensione ed inadeguatezza. 

Questo per contestualizzare la band, di cui non ho mai davvero parlato approfonditamente e che in passato ha realizzato cose che non hanno purtroppo raccolto il favore che meritavano. Non si può dire lo stesso per questo Grey Heavens, settimo album dei finlandesi, che come il precedente Beyond tradisce un mostruoso tracollo stilistico; ed è un problema sia di esaurimento della spinta creativa che di inaridimento della vena compositiva. Il disco si apre con The Pit, peraltro forse la più gradevole del lotto, che sembra un tentativo di copiare quanto di buono fatto in passato ma senza nerbo né troppo convincimento. La successiva Skyline, col suo ritmo saltellante e allegrotto, potrebbe essere definita la Only For the Weak degli Omnium Gatherum, con tutto ciò che comporta. Il resto del disco, forse a parte il singolo Frontiers, è ampiamente trascurabile e scorre via senza lasciare nulla, con dei momenti di fastidio a causa soprattutto della della chitarra solista, il cui troppo risalto autoreferenziale finisce per spoetizzare tutto. Non c’è più fascino, non c’è più emozione, non c’è più l’atmosfera che li aveva resi unici, non ci sono più neanche le canzoni, come se l’equilibrio si fosse spezzato e il giocattolo si fosse, forse irrimediabilmente, rotto. E purtroppo stavolta neanche l’ascolto solitario e al buio riesce a salvare la situazione. Sarà per la prossima volta, speriamo.

9 commenti leave one →
  1. weareblind permalink
    22 marzo 2016 19:45

    Anche a me piacque New World Shadows. Sono nettamente contrario alla linea Petrucci, che mi sembra una lagna da vecchio sdentato rincoglionito, della serie si stava meglio quando si stava peggio. Per me, molto meglio ora.

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  2. fredrik permalink
    22 marzo 2016 22:11

    io sono curioso di ascoltarlo perchè altrove invece ne ho letto un gran bene di quest’album.
    resta il fatto che solo i finlandesi sanno trasmettere certe cose, e ci piacciono per questo.

    A qualcuno è garbato il nuovo the man-eating tree?

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    • weareblind permalink
      23 marzo 2016 07:31

      Non so nemmeno chi sono… vado a recuperarli.

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    • 23 marzo 2016 10:17

      il nuovo man-eating tree lo ascolterò, il debutto non era male, soprattutto nelle atmosfere rarefatte, ma era pure parecchio altalenante. invece quasi non ci credo che qualcuno abbia detto un gran bene di quest’ultimo omnium gatherum. cioè, ma veramente?

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      • fredrik permalink
        23 marzo 2016 13:50

        e invece sì… noto portale ita e noto portale in inglese (non faccio nomi!).

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  3. MorphineChild permalink
    23 marzo 2016 23:19

    Di buono ci sono 2-3 pezzi, di cattivo il resto del disco, piatto e trascurabile. Quindi, tipo Beyond ma un pochino peggio. Non è un buon segno. Quindi si bestemmia e si aspetta che dalla Finlandia arrivi il nuovo Moonsorrow

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  4. fredrik permalink
    23 marzo 2016 23:26

    oggi che avevo un po’ di buon tempo mi sono documentato sul tubo. non mi pare malaccio… frontiers sarà ruffiana all’inverosimile, ma il ritornello non mi esce dalla testa.
    Bestemmie e vittuperkele senza se e senza ma.

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