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Nostalgia canaglia: ABLAZE MY SORROW – Black

21 settembre 2016

ablaze-my-sorrow-blackAd uso e consumo dei più giovini tra di voi, si informa che gli Ablaze My Sorrow non sono uno di quei gruppettini americani crap-core che adottano tre parole nel proprio moniker per avere più carisma e sintomatico mistero, bensì trattasi di storica band svedese venuta su nei primi anni ’90 a seguito dell’esplosione del cosiddetto Gothenburg style. Il dubbio che qualcuno meno canuto di quanto lo siamo noi possa legittimamente fraintendere m’è venuto leggendo un’intervista di qualche anno fa ad Anders Brorsson, nella quale il bassista ci teneva, appunto, a specificare ‘sta cosa. Va da sé che di Black non si può fare che un discorso nostalgico per persone nostalgiche che amano i gruppi che fanno leva proprio sulla nostalgia e il ricordo, tipo gli Ablaze My Sorrow (o gli At The Gates stessi). Perché qui di nuovo non c’è niente, nessuna sperimentazione e nessun volo pindarico: solo death metal melodico come lo si faceva in Svezia nei primi anni ’90. Punto. Chi ha vissuto intensamente quel florido periodo ricorderà sicuramente l’esordio, If Emotions Still Burn (che quest’anno compie vent’anni e che di conseguenza verrà trattato nell’apposita rubrica), con la proverbiale lacrimuccia pronta a scendere e a farlo sentire ancora un po’ più rincoglionito di quanto non lo sia già. Non avevo idea che gli AMS fossero ancora vivi, né tantomeno che fossero in procinto di pubblicare un nuovo disco. Quindi mi casca questo gioiellino inatteso tra le mani che ha generato in me la stessa compiaciuta soddisfazione di quando mi capita di ritrovare dieci euro infilati in una tasca di un pantalone che non usavo da tanto.

Si sono riuniti tipo nel 2013 con una formazione identica a quando si erano separati e che, a parte il cantante, è la stessa di sempre. Non è che adesso devo starvi a spiegare di che si tratta questo Black, no? Quindi, chiuderei con una nota personale circa la tendenza a bistrattare ‘operazioni’ come la qui presente, ostracizzando a prescindere o utilizzando due pesi e due misure. Mi riferisco al fatto che da quando il death metal melodico si è spostato dalla Svezia alla Finlandia vedo pletore di nuovi e giovani fan infoiati con gruppi tipo Omnium Gatherum, Insomnium, Barren Earth, Mors Principium Est, et cetera, mentre in occasioni tipo questa, o la succitata resurrezione degli At The Gates, noto generale avversione o, ancor peggio, indifferenza. Non dico che quella verso i finlandesi sia una passione ingiustificata, visto che anche a me piacciono, dico solo di rendere onore a chi ci è arrivato prima e che quando decide di farlo presente a tutti, magari dopo una lunga pausa e pubblicando un disco fuori dal tempo come Black o At War With Reality, forse si merita un po’ più di tolleranza. Visto pure che se ci guardiamo in giro noteremo che il metal non è tutto questo rifiorire di esaltanti novità. For those about to melodic-death-metal we salute you. (Charles)

6 commenti leave one →
  1. Fanta permalink
    21 settembre 2016 14:00

    D’accordo con te su tutta la linea. Faccio solo presente che qualche anno fa tale m.c., sempre su questi lidi, mi trattò assai male il ritorno dei Desultory. E questo non è bello ed è financo fasullo (Counting our scars è in realtà ottimo). Tra l’altro dovrebbero pubblicare il nuovo disco entro l’anno… Così come i Dawn (sempre svedesi) dell’ormai pluririmandato e leggendario (a questo punto) The fourfold furnace.
    P.s. Ma gli Unanimated che combinano?

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  2. Fanta permalink
    21 settembre 2016 14:49

    Grazie Charles, ma sin lì c’ero già arrivato (parliamo comunque del 2009, ne è passato di tempo) e l’ho trovato molto molto bello quel disco. Rumors alludono a in ritorno dei Dismember con tanto di Cabeza al seguito…quindi mi sa che risentiremo parlare degli Unanimated quando avremo tutti andropausa e prostatite.
    Saluti

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  3. fredrik permalink
    21 settembre 2016 18:05

    si sono riformati anche gli eucharist e stanno lavorando ad un nuovo album.

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