OMNIUM GATHERUM – New World Shadows (Lifeforce)

Ho scoperto gli Omnium Gatherum con il precedente The Redshift, e me ne sono praticamente innamorato subito grazie alla meravigliosa A Shadowkey. Non ho mai sentito quello che hanno fatto prima, anche se un mio amico avvocato dice che Years In Waste è uno dei dischi più brutti che abbia mai sentito. Ma poi gli ho fatto sentire Greeneyes e gli è piaciuta, dunque deve essere cambiato qualcosa nel frattempo. Non ho quindi la possibilità di avere molti punti di riferimento per il quinto album New World Shadows, che anzi rispetto al precedente cerca di svincolarsi un po’ dai pesanti debiti nei confronti del death svedese, Dark Tranquillity di The Gallery e The Mind’s I soprattutto. Il fascino degli Omnium Gatherum comunque non sta nel riff più o meno azzeccato o nella melodia messa al punto giusto, ma in una certa atmosfera notturna, buia, ma mai oscura nel senso che di solito si dà al termine.

In generale non riesco ad accostare gli Omnium Gatherum a nessun gruppo in particolare, non tanto da un punto di vista musicale quanto concettuale. La loro caratteristica è l’immaginario cibernetico e cosmico da cui traggono linfa; spesso strutturando i pezzi proprio intorno ad un tappeto di tastiera o ad un giro che rievoca quel retaggio, come nel caso delle due canzoni più lunghe del disco, Everfields e Deep Cold, poste in apertura e in chiusura, forse quelle maggiormente ammantate di questa particolare atmosfera. Discorso similare per la bellissima titletrack, composizione circolare che comincia e finisce col fade-in/fade-out dello stesso algido giro di tastiera; e nel frattempo ariose ambientazioni fantascientifiche accentuate da una produzione volutamente fredda ed impersonale, tempi dilatati, palm muting come se piovesse, e la disperante apertura melodica finale con la voce pulita di Dan Swano, sporadico ospite dietro al microfono oltre che mixatore dell’album.

New World Shadows è piuttosto vario al suo interno, ed è impreziosito da momenti stranianti e decisamente fuori genere; un’ambigua personalità che viene fuori anche negli episodi più tradizionali, tipo The Distance o EgoRispetto alla media dei loro conterranei gli Omnium Gatherum danno più risalto ai singoli strumenti, e seguono anche poco la concezione tipicamente finnica di canzone come blocco unico e monolitico che si autocanonizza. Difficilmente dalla Finlandia viene fuori una strumentale come Watcher Of The Sky, con la chitarra solista che scorazza libera duettando addirittura con un basso messo a volume sorprendentemente alto. In generale comunque la sensazione è che l’album potrebbe essere usato come colonna sonora di un film di fantascienza tipo Sunshine, che pur facendo parecchio schifo era da queste parti, a livello concettuale. Ma anche sul solito paio di cuffie New World Shadows fa la sua porca figura. (Roberto ‘Trainspotting’ Bargone)

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