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Il nuovo dei Satyricon. Purtroppo

4 ottobre 2013
villevalo

Il futuro del black metal

Ve li ricordate gli Him? Quel gruppo finlandese che, all’inizio degli anni 2000, conquistava, a colpi di hit come Join me in Death e Your Sweet Six Six Six,  i cuori di tutte quelle adolescenti troppo borderline per lanciare le mutandine sul palco al concerto dei Backstreet Boys ma non abbastanza emancipate per abbracciare il lato più oscuro del metal. Ecco, dopo un quindicennio passato a farci credere che prima i DHG e poi i Khold fossero il futuro del black metal, Satyr, che da sempre è tipo troppo piacione per gli standard del genere, ha finalmente capito che del futuro del black metal non gliene fotte una sega ma che, forse, il futuro dei Satyricon è fare collezione di mutandine di pizzo nero di ragazzine che, quando lui componeva Dark Medieval Times, erano ancora spermatozoi nei testicoli del papà. Non so voi ma, a me, questa sembra l’unica ragione plausibile per giustificare un pezzo come Phoenix, che è obiettivamente qualcosa di raccapricciante da qualsiasi angolazione lo si voglia analizzare. Il lato positivo è che, grazie a Phoenix, ho trovato lo spunto per scrivere qualche riga sul nuovo disco dei Satyricon, che è uscito un mese fa ma noi di Metal Skunk, un postribolo di intellettuali radical chic con una reputazione talmente elevata da potersi permettere di recensire i dischi con un mese di ritardo e ricevere le scuse dei gruppi per aver pubblicato il disco un mese prima, abbiamo bellamente ignorato perché nessuno di noi segue più i Satyricon dai tempi in cui anche gli Him erano famosi.

Che poi il nuovo omonimo (e anonimo) album qualche pezzo carino ce l’avrebbe pure, penso a Walker Upon the Wind e Nekroheaven, ma si porta dietro una carica di spocchia e manie di grandezza che ne rendono indigesto l’ascolto per intero a qualsiasi fan, non fan, ascoltatore occasionale o ascoltatore risentito adorniano che sia. Tutti atteggiamenti del tutto ingiustificati perché se tu, ex gruppo leader della scena norvegese, mi fai attendere cinque anni per produrre la fotocopia degli ultimi due dischi — già di per sé i più brutti dell’intera discografia — io, ex ammiratore dell’ex gruppo leader, ho tutto il diritto di pensare che tu abbia una scarsissima considerazione del tuo bacino di pubblico. A proposito di Adorno, sulla scorta delle sue tipologie di ascoltatori, credo sia possibile catalogare analiticamente l’evoluzione attuale dei gruppi storici del black metal in quattro macrocategorie: 

– I risentiti (o astiosi): quei gruppi rimasti ciecamente ancorati agli anni novanta, rappresentano lo stereotipo delle 101 regole del black metal, che seguono ancora con assoluta fedeltà senza comprenderne la reale portata
– I messia: tutti quei gruppi che si sono sciolti prima di tirare troppo la corda, si sono infilati in una miriade di progetti paralleli prima di riapparire col vecchio monicker, dare alle stampe un disco composto e messo in ghiaccio una decina d’anni prima ed essere acclamati come salvatori della patria ed unici veri portatori del Verbo.
– I paraculi: categoria monogruppo che comprende i Darkthrone, ovvero quel tipo di band che dietro solidissime basi teoriche finge di comporre dischi per puro svago personale e che, attraverso la cosiddetta “mossa Kansas City” sposta l’attenzione su misconosciuti gruppi canadesi mentre, in realtà, sta suonando tutt’altro.
– I gruppi di musica leggera tout court: i Dimmu Borgir.

I Satyricon non rientrano in nessuna delle categorie sopra citate per il semplice fatto che loro, col black metal, hanno poco o nulla da spartire ormai da una vita. Sono produttori discografici, produttori vinicoli, organizzatori di eventi e tutta una serie di altre cose che non possono non far pensare che per loro il black metal sia stata una tappa passeggera, un’infatuazione giovanile consumata nel breve volgere di pochi, gloriosi anni. Per questo non me la sento di spalare ulteriori tonnellate di sterco sul nuovo disco, talmente privo di ispirazione che a Satyr pesava il posteriore anche dargli un nome, come a dire: “quando ho tempo riciclo due accordi, però non fatemi pure perdere tempo a trovare i titoli ché sennò poi mi intervistano e mi chiedono che significati reconditi ci sono dietro”. Non si esce vivi dagli anni novanta. (Matteo Ferri)

20 commenti leave one →
  1. yukluk permalink
    4 ottobre 2013 11:27

    Ho una teoria… ho la sensazione che Satyr sia un morto di figa, e pertanto il percorso musicale sviluppato negli anni ha come obbiettivo il raggiungimento più agevole di un po’ di topa… ;-)

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  2. Morlockevil permalink
    4 ottobre 2013 13:48

    Il concetto “darsi all’ippica” usato molto spesso in maniera dispregiativa è stato il mio primo pensiero rivolto all’autore di questo articolo….Premesso che i Satyricon per me sono morti e sepolti dal 1996 e che la scena black post 99 nno abbia dato nulla se non tentare di commercializzare un genere con risultati penosi(vedi Cradle,Dimmu(post 98),Anorexia Nervosa….),ho visto risultati ben più penosi in genere dai voi esaltati quali Metalcore e affini…dove la fanno da padrone SOLO l’iperproduzione,i ritornelli smielati e riff nigga style!Sui Darkthrone please nno aprite neanche bocca se nno sapete il percorso intrapreso da Fenriz,in quanto risultereste(come lo avete fatto + volte) solo ridicoli!!!Ma tanto è solo uno sprecar fiato ed energia quando ste robe magari li recensisce uno post 90 che magari ha Morning Glory ancora nello stereo ;)
    Cordiali Saluti!

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    • 4 ottobre 2013 14:20

      il trentaduenne matteo ferri non ha bisogno di difensori (e manco ‘morning glory’, che è meglio del 90% delle cose mai fatte dai satyricon), però ci tenevo a dire che noi non abbiamo mai parlato di metalcore perché purtroppo ci fa un po’ schifo. niente, lo specifico in caso uno arriva qui per la prima volta, legge sto commento e pensa che sia vero.

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      • mlmcmò permalink
        6 ottobre 2013 23:02

        Morning Glory è carino, ma vuoi mettere con Definitely Maybe?

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  3. Nervi permalink
    4 ottobre 2013 14:05

    Non sono assolutamente d’accordo con quanto espresso nella recensione. Intanto mi preme dire che secondo me il black metal è un sentimento, un modo di sentirsi dentro e di conseguenza non è importante tanto la forma di un brano, quanto la sua essenza. Basta ascoltare l’ultima parte della canzone “The infinity of time and space”, per capire che oggi il sentimento di fondo che anima questo gruppo è lo stesso dei tanto decantati dischi delle origini. Musicalmente il disco l’ho trovato eccelso. La produzione è tra le migliori che mi sia capitato di sentire nel metal. Il tutto suona quasi militarmente disciplinato, pulito ed elegante, con improvvise esplosioni di malinconia e di abissi del sentimento. Non riesco a smettere di ascoltarlo.

    “Ve li ricordate gli Him? ”

    Si, e speravo in una recensione di “Tears on tape” targata Metalskunk.

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    • 4 ottobre 2013 20:57

      “suona quasi militarmente disciplinato”

      e io che credevo fossero un gruppo rock, e non la banda dei vigili urbani del paese.

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      • Nervi permalink
        5 ottobre 2013 00:39

        Ci sarebbero i Laibach, che su certi dischi suonano proprio come una banda miltare dedita al rock. Ah, e poi esistono le figure retoriche.

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  4. Jack Folla permalink
    4 ottobre 2013 14:11

    brani come Setting sun o Wonderwall valgono mille volte più di tutte ste tamarrate black metal, e questo a detto del mondo. Poi se preferite sta roba qua problemi vostri……..

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  5. 4 ottobre 2013 19:59

    Spero che almeno il vino che produce Satyr sia meno finto delle cagate musicali che produce!

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    • pepato permalink
      4 ottobre 2013 20:44

      http://www.cellartracker.com/wine.asp?iWine=1059402
      Il commento di tale Shiaxonna: “Weak, watery, gentle, boring”.
      BAM!

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    • fredrik permalink
      4 ottobre 2013 21:41

      il vino per essere buono è buono come il resto della cantina che lo produce, e comunque luca roagna non lo vende qui in italia. Sempre in tema di vini, onore a satyr che ha scelto un vino una spanna sopra il solito sirah che dilaga dai motorhead agli amon amarth (che quando loro erano nelle palafitte, noi froci ecc. ecc.). Per la musica non saprei, non mi garba il black’n’roll, il black industrialoide, l’avantgarde… motivo per cui ascolto per curiosità le nuove produzioni o i samples ma un disco dei satyricon non lo prendo dal 1996…il resto son seghe mentali.

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  6. lukasbrunner permalink
    5 ottobre 2013 11:53

    Hm… Pezzo strano. Sembra quasi che i Muse si siano detti “proviamo a fare un pezzo con la doppia cassa e le chitarre distorte?” Piaciuto? Meh. Senza infamia e senza lode, come il minestrone della mensa. C’è da dire che il mito dei Satyricon non ce l’ho, quindi sono scevro da delusioni.

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  7. sergente kabukiman permalink
    5 ottobre 2013 12:50

    che ci fa la foto della cantante cessa degli him in questo articolo?

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  8. funambolo permalink
    5 ottobre 2013 17:02

    sarà ma e Phoenix piace

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