Avere vent’anni: THE GATHERING – Home
E siamo arrivati pure al ventennale dell’ultimo disco dei The Gathering con Anneke van Giersbergen alla voce, sigillo finale sulla lenta agonia che aveva precipitato il gruppo olandese in un suono sempre più lagnoso e cantilenante. A posteriori tutto ha avuto un andamento piuttosto lineare: dal death metal iniziale la band si era reinventata con Mandylion, la cui formula era stata sempre più alleggerita già a partire da Nighttime Birds, ancora rubricabile come metal, quindi lo splendido How to Measure a Planet? e infine una serie di tre album ognuno più lento e moscio del precedente.
Se If_Then_Else manteneva ancora qualche scintilla di ispirazione, già con Souvenirs c’era stato un tracollo verso le ninnananne da coffee shop nel quartiere chic di Amsterdam. Questo Home si pone in perfetta continuità con la suddetta linea evolutiva ormai chiaramente inarrestabile, anche se in qualche modo, paradossalmente, l’ascolto risulta meno fastidioso rispetto al disco che lo precedeva. Forse perché ha ancora meno personalità e quindi, una volta messo nello stereo, neanche ci fai caso. La cosa che stupisce di più è infatti l’impossibilita di ricordarsi una canzone, una melodia, un ritornello. È tutto un andamento sognante da fattanza leggera che sembra studiato per non attirare l’attenzione dell’ascoltatore, e se così fosse direi che l’obiettivo è stato centrato perfettamente.
Fa comunque male al cuore sentire la voce di Anneke ridotta così. Non solo non è rimasto nulla della potenza espressiva dei primi dischi, ma con il cambio di stile è cambiato proprio il suo modo di cantare. E, come sappiamo, la bellezza dei The Gathering stava soprattutto nella voce di Anneke, dato che quegli stessi pezzi cantati da qualcun’altra avrebbero perso gran parte del proprio fascino. Così, a questo punto della loro discografia, il gruppo olandese è arrivato, suo malgrado, al redde rationem: senza quelle magnifiche parti vocali l’attenzione cade sulla tecnica strumentale poverissima, sulla mancanza di mordente, sui testi insulsi e sull’approccio fastidiosamente supponente. So che questa fase dei The Gathering ha sempre avuto un discreto numero di fan e che c’è parecchia gente che si potrà irritare a sentir parlare così male di Home, ma questo è. Del resto, come diceva quello, mi farei sparare in un ginocchio piuttosto che riascoltarlo ma sono contento se a voi piace. Tutto considerato, personalmente arrivo addirittura a preferire i dischi con Silje Wergeland dietro al microfono, che quantomeno erano meno pretenziosi. (barg)


Io ti leggo e ti voglio bene sin dai tempi del Metal Shock cartaceo, e sta cosa che non ci troviamo sulla bellezza assoluta di Souvenirs proprio mi fa male.
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