Le fiamme (gialle) della guerra: 1914 @Revolver, S. Donà di Piave (VE) – 23/04/2026
Seconda volta in poco più di un mese al Revolver di San Donà per il sottoscritto, anche se stavolta le sonorità sono decisamente più estreme rispetto all’ultima. Conosco e seguo i 1914 da diverso tempo ormai, pertanto non potevo certo farmi sfuggire l’occasione di vederli dal vivo, considerando inoltre che si trattava della prima volta in Italia per la band ucraina. Il quintetto di Lviv ha il pregio fondamentale di unire death metal a tematiche sulla Grande Guerra, ed essendo io un appassionato di entrambi gli argomenti, diciamo che vincono facile.
Ad aprire i giochi tocca ai danesi Katla, trio autore di un doom/sludge parecchio sporco e cupo, che si rivelerà invero più che adatto a creare l’atmosfera giusta per la serata. Una menzione d’onore va al cantante/batterista, che si destreggia con un kit assolutamente minimale creando una base ritmica in cui a farla da padrone sono soprattutto le frequenze basse, con una chitarra che a volte tende un po’ a passare in sordina, visto il volume complessivo scatenato da batteria e basso. Al termine dello show lo stesso cantante si parcheggerà stabilmente dietro il banco del merch, prestandosi volentieri a scambiare quattro chiacchiere con i presenti. Alla mia domanda sul perché abbia deciso di eliminare il charleston dalla batteria appoggiandosi al solo ride ha risposto con un serafico: “Who fucking needs hi-hats anyway?”. De gustibus.

Alle 21:30, dopo un rapido cambio palco, è il turno degli ucraini che attaccano subito senza perdersi in fronzoli. La prova tecnica è impeccabile, così come la scaletta, prevedibilmente incentrata sul più recente Viribus Unitis. Essendo la prima volta in cui la band si è trovata a calcare un palco italiano, ed essendo stata la stessa San Donà una delle protagoniste degli ultimi drammatici anni di guerra, culminati nella difesa, da parte delle truppe italiane, della città contro un’imponente offensiva austro-ungarica, il cantante Dmytro non perde occasione per snocciolare aneddoti e opinioni tra un pezzo e l’altro, spesso intavolando quasi delle discussioni vere e proprie con il pubblico. Musicalmente parlando c’è poco da dire: i 1914 si dimostrano, per quanto mi riguarda, una delle realtà più interessanti nell’attuale panorama death metal, con la giusta commistione tra parti più tirate e rallentamenti doom che, è scontato dirlo, si sposano alla perfezione con le tematiche trattate dal gruppo, complice anche la cura riposta nella stessa scenografia e nell’abbigliamento dei membri del gruppo.
Il report potrebbe serenamente dirsi concluso, se non fosse che, poco prima di iniziare a scrivere, mi sono imbattuto in un comunicato diramato dagli stessi 1914 concernente una disavventura capitatagli proprio dopo la loro esibizione veneziana. Pare infatti che la Guardia di Finanza abbia fermato i membri del gruppo sequestrandogli una cassetta nella quale erano state raccolte delle donazioni da destinare al supporto dell’Ucraina nell’attuale guerra. Non so quale fosse la destinazione finale di questo denaro, se l’esercito, la ricostruzione, il supporto alle famiglie dei soldati o che altro. Fatto sta che, a quanto pare, la cifra superava quanto consentito dalla legge. Non ho approfondito più di tanto la questione, dato che, come nella migliore delle tradizioni italiche, il tutto si è risolto nell’ennesimo battibecco tra sostenitori e detrattori dell’Ucraina, mi limito ad osservare però che, a poco più di un mese di distanza dalla polemica scaturita intorno alla data milanese dei Kanonenfieber, ci troviamo per le mani un’altra patata bollente. Mi auguro che ciò non influisca su eventuali future date dei 1914 sul nostro suolo, ché la situazione è già sufficientemente compromessa.
Avanti Savoia! (Luca Bonetta)


