I Mortuary Drape pubblicano un nuovo pezzo (e anche Erlend Øye)

MD2

Ci sono gruppi che ti restano nel cuore, anche se li perdi un po’ di vista. Si dà il caso che, per quanto mi riguarda, due dei suddetti gruppi siano i Mortuary Drape e i Kings of Convenience. Ora, converrò con voi che a) l’unico punto di contatto tra loro sia il fatto che i primi abbiano suonato, due anni fa, nella città natale dei secondi, e che b) fondamentalmente gli uni facciano schifo a chiunque ascolti gli altri e viceversa. Però ci sono gruppi a cui resti legato al di là delle manifeste incongruenze nei tuoi gusti musicali, e in un particolare periodo della mia vita, credo sia stato il 2004 o il 2005, i MD e i KoC erano forse le frequentazioni più assidue nel mio iPod.

Era più o meno a ridosso del mio trasferimento in Norvegia ed era una fase esistenziale un po’ incasinata, soprattutto a livello donnesco. Non è che nel lettore non girasse Monumental Possession a catena, e non è che non passassi ore a convincere Idar dei 1349 che tutti i gruppi norvegesi non servono a una mazza quando c’hai Tolling 13 Knell, però avevo anche chiesto ad alcuni amici proto-hipster di consigliarmi musica acustica melanconica, perché abitavo in un quartiere trendy ed era di moda giocare ai depressi. E allora giù di Nick Drake, One AM Radio, Spain, Emiliana Torrini, Polly Paulusma, No-Man, e per motivi geografici anche i KoC. La concomitanza della pubblicazione di un nuovo pezzo dei Mortuary Drape e di Erlend Øye non è dunque una mera coincidenza, ma una personale madeleinette che non posso lasciare inosservata.

I MD non sfornavano un pezzo nuovo dal lontano 2004, e la cosa mi faceva rosicare da un po’. Credo che ciò che io provi per Walter e compagni sia quanto di più vicino alla parola affetto si possa concepire nel mondo del black metal, però non potevo nascondere un po’ di delusione ogni volta che annunciavano la ventottesima ristampa di Secret Sudaria in edizione ultralimitata con vinile color lapide, bandana, ciondolo e chissà cos’altro. Ma finalmente l’attesa è finita. Il pezzo nuovo, “Where everything falls”, è uscito su uno split con quelle belle personcine degli Shining, e lascia ben sperare per l’ultimo album, che pare in dirittura d’arrivo. Ci sono i giri di basso occulti, ci sono le sgroppate, c’è anche parecchio altro, e a me basta questo. A voi:

Poi c’è Erlend Øye. Pare che Orlando Occhio (come sembra si faccia chiamare ultimamente, cercasi volontari per menarlo) si sia trasferito da un annetto a Siracusa, dove immagino faccia l’hipster di classe col capello fulvo e il mento pensoso, mentre gli scugnizzi lo scippano una volta al giorno. Ad ogni modo, il nuovo pezzo “La prima estate” (che è stato anticipato, qualche mese fa, da una cover dei Giganti) è talmente fintamente ingenuo e paraculo da essere sublime, con l’organetto e il ritmetto ammiccante. Fantastico. Da due giorni sta girando in continuazione nel mio lettore, e si candida direttamente a canzone dell’estate del pianeta. Se mi fa un disco intero così, in italiano, Orlando potrebbe quasi ambire a un posto accanto ai Mortuary Drape nella mia personale hall of fame. Per ora godetevelo:

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