Once upon a time in Norway #7 – Black metal Interrail

Circa tre mesi fa, in occasione dell’Inferno festival a Oslo, la Neseblod records ha organizzato una mostra sul black metal degli anni che furono, ospitata in un neonato sedicente museo del rock norvegese. All’inizio ho rosicato, perché l’idea era venuta prima a me e agli amici della Biblioteca Nazionale di Oslo, che hanno da poco acquisito un fondo di vinili, CD e parafernali vari. Poi, andando a visitare la mostra, mi sono reso conto che quando la faremo noi sarà molto meglio. Certo, c’erano le prime edizioni (compresa quella di Aske con lo Zippo) e vari cimeli appartenuti ai nostri beniamini, ma in fin dei conti poca roba gestita alla bell’e cazzo in due stanzette, appesa o troppo in alto o dietro transenne che manco ti fanno capire che stai guardando. Non approfondisco, ma solo per non incrudelire, sulla finta baita in cui non si riesce a entrare, e in cui si intravede un video delle prove dei Mayhem.

Tuttavia, a guardare meglio, qualche oggetto di valore c’è. Ad esempio il raro reperto d’archivio che segue, e che ritrae Necrobutcher e il primo batterista, Manheim, alle scuole medie (lo so che la foto è sfocata e non riuscite a capire dove sono, ma non ci sareste riusciti neanche in loco, vi assicuro):

Ancora più interessante è il collage che riproduciamo più sotto, importante documento della tournée del 1990 che toccò l’Europa dell’Est e la Turchia, e durante la quale, come sapete, fu registrato il Live in Leipzig. Io ho sempre dubitato dell’esistenza di questa tournée (me li vedo, i Mayhem, alle prese con i kebabbari di Istanbul), ma ormai, di fronte alla copia originale del biglietto dell’Interrail, sono davvero costretto a cedere. Nel collage, un po’ nascosti dal catenaccio che chiude la vetrina, ci sono altri oggetti di indubbio interesse. Al centro, un santino di Gesù di cui non mi spiego l’esistenza (se lo saranno portato dietro per buon auspicio?). In alto, il biondino (credo Maniac) che dà fuoco alle proprie flatulenze. A sinistra, i calzini bianchi della sua ragazza, che ci ricordano che si era a inizio anni Novanta pure se suonavi black metal. Poco più sopra e in varie altre foto, il rubicondo e sorridente ragazzino dai capelli ricci. Se non l’avete riconosciuto, sappiate che si tratta di Metalion, che a quanto pare accompagnò i compagni di scuola in gita. A giudicare da queste foto (e da molte altre recentemente pubblicate con poca vergogna in questo libro), si capisce bene perché ormai lo si veda presentarsi ai concerti con i pantaloni della tuta sporchi di liquidi organici e lo si ritrovi dormiente tra i cassonetti della monnezza fuori del locale solo poche ore dopo.

Su questa fantomatica tournée abbiamo anche il piacere di presentarvi uno stralcio di una lettera di Euronymous a Manheim, che era rimasto a casa. La lettera, anch’essa parte della mostra, ci pare che sia inedita in Italia e noi la pubblichiamo in esclusiva per voi. Il passo recita come segue: “Abbiamo suonato nella Germania dell’Est e in Turchia, è stato fichissimo anche se ci abbiamo rimesso una barca di soldi. Questa tournée è una storia MOLTO lunga che ti racconterò appena ci vedremo, sono successe MOLTE cose. Tra l’altro ti devo raccontare del viaggio in treno verso la Turchia, attraverso la Iugoslavia e la Bulgaria, cose da pazzi. Va’ pure in Turchia in vacanza, perché è fichissimo, ma che non ti salti in mente di prendere un treno! In caso contrario te ne pentirai!” Come vedete, è una scrittura sapida e reticente, con quel tocco di gioventù dato dall’iterato aggettivo “fichissimo”, con cui abbiamo reso l’ormai demodé dødskult, forse ancor più vicino al “toghissimo” che girava ai tempi delle medie, almeno a Torino. Tornando a noi, mi domando se un giorno qualcuno potrà davvero spiegarci cosa è successo durante quella tournée, o se dobbiamo fare l’equazione viaggio in treno + perdita di soldi = borseggio levantino. Se qualcuno della band può smentire, lo faccia.

Dalla stessa lettera, una vera miniera da cui vi proponiamo l’accattivante intestazione in testa all’articolo, si evince anche il profondo interesse del giovine Euronymous per la politica economica. Ecco un altro stralcio: “Mi hanno appena spedito Das Kapital dalla Germania Est (DDR über alles), eh eh. In realtà avrei bisogno di un paio d’anni di studio per poterne discutere seriamente, perché al contrario del FRP [partito di destra populista norvegese, ndr], che guadagna voti raccontando fregnacce, il marxismo è una scienza che va studiata con molta attenzione. Ma una volta che lo si è fatto, si è in grado di analizzare la storia del mondo in prospettiva decisamente più ampia, e si comprendono i collegamenti tra le sofferenze dell’umanità attraverso i secoli e lo stupro del pianeta perpetrato da un capitalismo senza scrupoli. Anche tu, mio caro Manheim, sei vittima della speculazione, e te lo dimostrerò. […] Infine vorrei soltanto dirti che il comunismo non è affatto fallito, al contrario. Ciò che è successo nell’Europa dell’Est ha ricevuto il totale supporto dell’AKP [partito norvegese di orientamento marxista-leninista, ndr], e ha dimostrato che quando un popolo viene represso, alla fine si solleverà. Il capitalismo nasconde la speculazione, e più in là ti spiegherò come, nel dettaglio. Ci sarà da divertirsi!”

Insomma, caro Mario Monti. Ti abbiamo già fatto un appello. Se le cose continuano ad andarti male, hai capito da chi devi imparare. (Giuliano D’Amico)

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