Let there be (Stoned Hand of) Doom

L’anno scorso senza lo Stoned Hand Of Doom, il maggior festival italiano dedicato alla Musica del Destino, ci eravamo sentiti tutti un po’ orfani. Meno male che era intervenuta la prima edizione dell’Acid Fest a consolarci. Quest’anno invece a noi adepti del Sabba Nero sta andando veramente di lusso: stasera si vanno a vedere gli Sleep con le orecchie che ancora ci fischiano dall’Acid Fest 2 (in redazione è ancora aperto il dibattito sulla composizione del mix di droghe con il quale aveva pasteggiato il bassista dei Karma To Burn) e col cavolo che ci sarà il tempo per riprendersi perché, squillino le trombe e si aprano le tombe, sabato 19 maggio si manifesterà di nuovo lo SHOD con il suo settimo capitolo. Appuntamento alle 16 all’Init, l’unico club costruito in mezzo alle rovine di un acquedotto romano (magari a mezzanotte esce pure fuori qualche zombi in toga, nel caso ricordatevi: SEMPRE MIRARE ALLA TESTA), per l’apertura dei cancelli (dell’inferno). Si inizia con alcune tra le più interessanti nuove leve della scena, quali i romani The Wisdoom (già apprezzati al Pre Acid Fest dell’anno scorso), i parmensi Caronte, formatisi lo scorso anno e visti di recente a Bologna di supporto agli Electric Wizard, i miei concittadini Black Capricorn, discepoli dei Candlemass scoperti dal nostro Piero Tola proprio di spalla ai KTB, e i fiorentini Funeral Marmoori, nuovo ossianico acquisto di casa BloodRock. Dopo un’apertura dedicata alle sonorità più classicamente doomy si muta registro con il sudatissimo stoner dei genovesi Gandhi’s Gunn e dei bergamaschi El Thule, per poi cambiare nuovamente atmosfera e soffocare nei miasmi esalati dal rituale sabbatico allestito da due delle formazioni doom più longeve e talentuose della penisola: L’Impero delle Ombre, che tanto ci avevano esaltato l’anno scorso con il loro eccellente secondo album I Compagni Di Baal, e i veterani capitolini Doomraiser, che dal vivo ormai non temono rivali come può testimoniare chi li ha visti al Traffic il mese scorso insieme ai Red Fang. Si chiude all’ora delle streghe con l’orgia di fuzz servitaci dai grandissimi Orange Goblin, che stanno portando in giro il nuovo A Eulogy For The Damned, che li ha visti evolversi e distaccarsi ulteriormente dallo stoner duro e puro che aveva caratterizzato la prima fase della loro carriera. Non prendete impegni per sabato sera, quindi, e nel frattempo doom or be doomed.

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