VENOM – Fallen Angels (Spinefarm)

Nella nostra lotta senza quartiere contro l’hipsterizzazione e l’infighettimento del metallaro moderno, l’uscita di un disco dei Venom costituisce magari non l’arma di distruzione di massa che ci farà vincere la guerra (per quella attendiamo il prossimo Manowar) ma di sicuro un diversivo che consenta di creare scompiglio e disorientamento tra le linee nemiche, dandoci il tempo di organizzare l’attacco finale a colpi di alcol-puttane-satana (sacra trimurti di cui l’act inglese è sempre stato la quintessenza) contro questi sventurati che in vita loro non hanno mai vissuto esperienze come svegliarsi con un grande mal di testa, il proprio vomito sul petto, gli anfibi ancora indosso e di fianco un’ignota entità pluricellulare di sesso femminile che meno male che sta girata dall’altra parte perché non ti ricordi che faccia abbia. Cronos invece queste cose le conosce bene. E gli mancavano. Magari dopo il fallimento della reunion della line-up storica, che aveva fruttato il notevole Cast In Stone e il non ispiratissimo Resurrection (qua però Abaddon se ne era già andato), in qualche modo si era pure sistemato. Con i soldi delle tournée si sarà aperto, che so, un bar a Newcastle o un negozietto di antiquariato. Però, giustamente, un po’ si annoiava. Voleva tornare in giro, tanto per ubriacarsi, fare un po’ di casino e ripassarsi qualche pupa un po’ meno stagionata di lui. Chi siamo noi per impedirglielo? E allora richiama suo fratello Antton dietro le pelli, che tanto quei pezzi dopo qualche lezione li sa suonare anche mia zia, alle sei corde ci mette il postino (non ricordo cosa fosse successo con Mantas ma manco me ne frega più di tanto) ed ecco che nel 2006 esce un album intitolato, colpo di genio, Metal Black, con una copertina che è un incrocio tra l’esordio e quel mitico platter dell’82 che, paradossalmente, battezzò quello che – almeno nella sua accezione ortodossa – è forse il filone dell’heavy metal più distante in assoluto dall’attitudine rock’n’roll (ecco perchè oggidì si contamina con lo shoegaze). Il dischetto è simpatico e viene accolto piuttosto bene da quei puzzoni di noi vecchi fan, che facciamo le cornine e per qualche giorno smettiamo di lavarci e alziamo il gomito ancora più del solito per la maggior gloria di Satana. Del resto Cronos e i suoi nuovi amici – la formazione è cambiata di nuovo: adesso alla chitarra ci sta Coso e alla batteria Quell’altro – vogliono solo sbronzarsi, prenderci a calci in faccia e divertirsi, proprio come trent’anni fa.

E divertentissimo è questo Fallen Angels, per me il lavoro migliore tra i tre finora sortiti dalla riesumazione dello storico marchio. Qua decidono un po’ i gusti, a me Hell non era piaciuto granché, ma sempre della solita roba stiamo parlando. E di che altro dovremmo parlare, di grazia? L’opener Hammerhead parte con quella marcetta di batteria che è sempre la stessa dai tempi di In League With Satan, entra un riff di tre accordi e arriva Cronos che sbraita. E avanti così, fottutamente Venom dall’inizio alla fine. E i pezzi funzionano di brutto (che la produzione non sia troppo zozza non è un male). Caciaroni, sguaiati, diretti, scapocciosi e ignoranti. Ovviamente non ha senso che ve li stia a descrivere. Titoli come Hail Satanas, Pedal To The Metal e – attenzione – Punk ‘s Not Dead (qua si potrebbe fare tutto un discorso lungo e profondo ma che l’importanza storica di questo gruppo stia nell’aver gettato quel ponte tra punk rock e NWOBHM dal quale germinarono i semi del thrash non c’è bisogno che ve lo stia a spiegare io) parlano da soli. Fallen Angels, come ovvio, non è chissà che cosa ma preso con lo spirito giusto è uno spasso. Cronos l’avrà composto mentre stava al cesso, avrà buttato giù i testi (scritti con un meccanismo manowariano che prevede la reiterazione a casaccio delle solite sei o sette parole) mentre si puliva il culo e, hey, non venitemi a parlare di arrangiamenti, lo so che la chitarra stoppata lì ci sta male e che quel ritornello è stonato ma qua tocca sbrigarsi che voglio tornare in tour a bere e trombare, io sono Cronos, tu chi cazzo sei, stronzetto, anzi, se c’hai qualcosa da ridire ti spacco una bottiglia in testa. Io sto dalla sua parte. (Ciccio Russo)

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