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ACHERON – Kult Des Hasses (Listenable)

2 aprile 2014

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Circa quattro anni fa, smessa la tonaca di reverendo della Church of Satan in seguito al decesso del proprio compianto mentore Anton Lavey (che gli aveva conferito personalmente l’alto incarico), Vincent Crowley annunciò con il cuore in mano di aver messo una pietra (tombale) sopra i suoi Acheron. Ma non si può mica abbandonare il ruolo di Emissario di Belzebù con una semplice lettera di dimissioni firmata col sangue. Belzebù si potrebbe incazzare. Difatti, dopo sei mesi, durante i quali era stato probabilmente perseguitato da terrificanti apparizioni demoniache tese a spingerlo a rimettere in piedi la blasfema baracca, il nostro amico tornò sui suoi passi, per la maggior gloria di Satana, e annunciò una reunion-lampo con il fido Kyle Severn degli Incantation confermato alla batteria e alle sei corde un tale Art Taylor. Ne è valsa la pena? Diciamo di . Se siete sempre stati fan della band, molto probabilmente apprezzerete anche Kult Des Hasses. Se invece, come il sottoscritto, non siete mai stati estimatori troppo fervidi degli americani, questo loro ottavo full non vi farà cambiare idea.

L’idea di fondo degli Acheron, sulla carta, è carina. Sono partiti da un death metal di classica matrice americana e hanno cercato di renderlo più oscuro e suggestivo iniettandovi riferimenti alle vecchie glorie del capronismo anni ’80, non tanto i soliti Venom e Celtic Frost quanto certa Nwobhm minore e i Mercyful Fate, rievocati nelle melodie luciferine di pezzi giocati quasi sempre sui mid-tempo. Il guaio è che, alla lunga, questa formula li ha resi un po’ né carne, né pesce. Hanno sempre evitato di pestare troppo sodo (e non è un caso se i loro album migliori sono quelli un po’ più tirati, come, che so, pure il precedente The Final Conflict) ma non hanno mai avuto quel gusto per le atmosfere oppressive che, come insegnano gli stessi Incantation, fa la differenza quando si vuole suonare death metal senza spingere sull’acceleratore a tavoletta. La sensazione che un po’ di cazzimma in più farebbe loro bene viene confermata da questo Kult Des Hasses.I brani, volendo, sono anche meno dispersivi del solito ma restano troppo sbilanciati sui rallentamenti, il ricorso agli assoli rimane troppo insistito per non risultare stucchevole e i suoni pulitissimi smorzano quel feeling malsano, non distantissimo da certo black greco, che conferiva un minimo di fascino anche a un disco non riuscitissimo come Anti-God, Anti-Christ, anche perché, al netto di qualche buon colpo a segno (la più tirata Satan Holds Dominion), il riffing non è poi chissà quanto ispirato. Prendete questo mio parere con le pinze, Kult Des Hasses un ascolto lo merita comunque (nei frangenti più catchy, come Raptured To Divine Perversion, si scapoccia) e sono io che, non avendo mai amato troppo gli Acheron, difficilmente inizierò ad apprezzarli ora. Però, ecco, come scrissi a proposito di To Hell With God , non si sente bene Satana. Il che, se scrivi canzoni intitolate Daemonum Lux e Devil’s Black Blood, può essere un problema.

2 commenti leave one →
  1. sergente kabukiman permalink
    2 aprile 2014 15:41

    di questi ricordo la rece di rebirt qualcosa fatta su ms cartaceo…bei tempi..

    Mi piace

Trackbacks

  1. INCANTATION – Dirges of Elysium (e altre cose che fanno bene a Satana) | Metal Skunk

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