The Dark Side of the Ass: IMMANUEL CASTO @Roma Vintage – 01.07.2011

Un pudico live report con penetrazioni verbali di Ciccio Russo.

<<Essendo casto nella mia vita sociale, lontano da occhi indiscreti mi sfondo di droga e di sesso>>. Così si esponeva in un’intervista il Principe del Porn Groove. Il modo più facile per far ridere la gente, diceva qualcuno, è usare il turpiloquio o giocare ai doppi sensi sul sesso. Aggiungo che fare di questa ironia è come camminare su di un baratro: di qui il divertissement, di là lo squallore. Il Casto Immanuel, per chi non lo conoscesse ancora (chi bazzica con una certa insistenza lungo le trame della rete – e su questo blog – non può averlo ignorato), è un giovinotto che usando un’ironia intelligente ed allusioni sessuali, più o meno esplicite, riesce ogni volta a farci letteralmente pisciare addosso dalle risate evitando di misura i più comuni rischi nei quali possa imbattersi uno che faccia questo genere di mestiere, riuscendo pure con abilità a cavalcare i media e la risonanza che il suo personaggio si porta dietro. Venerdì primo luglio, come sempre accade in questi casi, smosso dal frenetico tam tam messaggistico del passaparola, avendo depennato ogni precedente impegno, mi do appuntamento col sor Ciccio al Roma Vintage per degustarmi finalmente un’apparizione live del nostro vate licenzioso preferito. Vagheggino ed ammiccante si propone al pubblico in abiti sportivi e contornato da un’aureola di piacevoli donzelle, le Beat Girls, nonché seguito dallo stimatissimo [K]een, che nella vita normale è la voce e chitarra dei Kubrick, gruppo sinth dark rock bolognese. 

Il rituale presuppone di commisurare la gradazione alcolica arteriosa e venosa a quella del pubblico astante, per la qual cosa iniziamo immantinente una rapida cavalcata che ci allontana rapidamente dai lidi della sobrietà. Non appena entrati in temperatura, volendo pur sempre mantenere un contegno adeguato a chi poi intenda ricordare ciò che ha visto, godiamo dell’apparizione del Divo che inizia a deliziarci con una serie di brani tratti dall’ultimo nato Adult Music. “Rilassati ci penso io, va tutto bene, ho solo bisogno di cambiare mano, aspetta ti prendo un fazzoletto” questo il plot narrativo di Gioco di Mano, un brano che serve a farci comprendere fino in fondo l’importanza dei lavori manuali. “Se dai a me io do a te” è invece il paradigma e principio guida di ogni legge generata in seno alle italiche camere rappresentative. Immanuel non fa altro che ispirarsi alla quotidianità politica. Un po’ come faceva Luttazzi quando leggeva i titoli dei giornali sulle varie esternazioni dei politici che si teneva stipato per qualche tempo e poi non faceva altro che tirar fuori e leggere. La comicità intrinseca. A volte il mestiere del satirico è così facile, diceva Luttazzi. “Aprimi il pc, formattami l’hard disk, montami la RAM, riempimi di spam” ci suggerisce che non tutto è satira bensì la musica ha uno spazio molto importante ed è giusto parlarne. Il succitato [K]een, ci permettiamo di dire, ha dato a questo simpatico burlone di Manuel Cuni da Bergamo una marcia in più. Gestore e tenutario del programming, questo altrettanto giovane smanettone aggiunge allo spasso delle lyrics anche un sostrato musicale che pompa, eh-ehm, di brutto. Dal semplice beat, al pop, alla dance, al gotico pipparolo, ma soprattutto ad un EBM da sfascio. Prima di ritornare a bomba con i nuovi brani Immanuel spara un trittico di vecchi singoli come Bondage, Fist Fucking (“Fistami! Oh fistami!”) e dulcis in fundo il momento più sweet eretic di tutto il concerto ovvero una versione unplugged di Che Bella la Cappella. Una romantica storia di quotidiana violazione ambientata all’ombra di uno strano chiostro dove la devozione di un giovane si manifesta in modi alquanto peccaminosi.

il tuo pugno che si insinua...fistami, oh fistami!

Dopo Killer Star è Anal Beat che ci sorprende e, per un attimo, ci fa temere. Ne eravamo ben consapevoli che il Vate fosse molto apprezzato dalla comunità gay, nulla in contrario per carità, e sebbene il pubblico fosse abbastanza variegato (c’era anche una tizia che si era fissata un blind date con un tale Gianluca) durante l’esposizione della filosofia dello shock intestinale (con questo “ASS” gigantesco che appariva ogni tanto sul vidi-wall), ecco, ammetto di essermi girato un paio di volte per guardarmi le spalle. Sono molto aperto alla diversità ma non fino a quel punto… Ciò che però mi ha colpito di più di questo brano è stata la professionalità delle Beat Girls le quali, con un’espressione serissima in volto, ballavano i passi del gioco dell’estate e rendevano il tutto ancora più spassoso: Percorina! Ammucchiata! Pompino! Stupro! Necrofilo! Prete-pedofilo! Pissing! Dopo qualche pezzo più danzereccio come Johnson, Popper, la distrazione di Io la do (con le immagini di pornazzi degli anni ’50 che scorrevano sul video), il modernismo alla Kraftwerk di Touché, e Gocce di Piacere (l’unica che non mi è piaciuta, odorando un po’ troppo di Tiziano Ferro, sia pre che post outing), arriva l’esplosiva trinità trance-dance-EBM di 50 Bocca/100 Amore, Revival e 25 Escort (eletta da Metal Shock canzone dell’estate 2010).

Per tutti gli altri video (anche quelli di non facile reperimento) del Divo clicca qui, nel frattempo beccateve questo: Fifty mouth, one hundred love, ripenso ai posti in cui sono stato come quel giorno a casa di Lapo! (Charles – Live the italian dream)

Una fistata vi seppellirà. Se c’è una cosa di cui l’Italia ha bisogno come degli Slayer dell’ossigeno per poter finalmente uscire da questi anni ’80 che non finiscono mai è di artisti come il Casto Divo, che ci sbattono in faccia lo squallore del nostro meschino quotidiano con un sarcasmo abrasivo che non è mai veramente assolutorio per la lucidità con la quale lascia emergere in tutto il suo orrore il placido, ma non meno miserando, inferno postmoderno al quale siamo condannati senza speranza di redenzione. In questo l’inventore del porn groove è figlio dei Pasolini e dei Monicelli, dei Nando Cicero e dei Vincenzo Sparagna. Parla al paese e del paese. Castigat ridendo mores. Il meritatissimo successo di cui gode Immanuel Casto è la prova di quanto la sua Arte in questa fase storica e politica sia assolutamente necessaria. E il suo invito finale a “trovare noi tutti la nostra escort interiore” è un’epifania che dona nuova coscienza a chi, ogni giorno che Satana manda in terra, sul posto di lavoro come nelle relazioni umane, si vende, e manco al miglior offerente, senza neppure la dignità di chi il mestiere più antico del mondo lo pratica davvero. Chissà se poi quella ragazza ha trovato Gianluca. (Ciccio Russo)

Setlist:
1. Gioco di Mano
2. Do Ut Des
3. Crash
4. Bondage
5. Fist Fucking
6. Che Bella la Cappella
7. Killer Star
8. Anal Beat
9. Johnson
10. Popper
11. Io la do
12. Touché (par l’amour)
13. Gocce di Piacere
14. 50 Bocca/100 Amore
15. Revival
16. 25 Escort

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