When weed replaces life: il grande ritorno dei Cannabis Corpse

“Hemp is of first necessity to the wealth & protection of the country” (Thomas Jefferson)

Converrete con me che quello che avete appena visto è il miglior video promozionale della storia dell’heavy metal, se non della musica tutta, e non solo perché viene tirato in ballo Charlie Sheen. Del resto non è lecito aspettarsi nulla di meno che meraviglioso da una band come i Cannabis Corpse, gente per la quale da queste parti non si può che provare imperitura stima artistica nonché umana. Il quartetto di Richmond, Virginia, è nato come side-project del bassista dei Municipal Waste, Philip Hall, che ha tirato dentro suo fratello e altri due strafattoni per celebrare le due grandi passioni della sua vita: il death metal e l’abuso di marijuana. Il loro disco d’esordio, Blunted At Birth del 2006, parodia i Cannibal Corpse sia nella sostanza musicale (un brutal death truculento, claustrofobico e pestone vicino alle prime release dell’act di Buffalo, quando era ancora guidato da quello che forse è lo scoppiato più illustre e notorio della scena estrema, l’esimio Chris Barnes) che nei titoli, i quali rileggono in modo esilarante – almeno per quei metallari che abbiano una buona conoscenza del gergo ‘tecnico’ americano – quelli di alcuni dei brani più celebri degli autori di Vile. Così I Will Kill You diventa I Will Smoke You, Staring Through The Eyes Of The Dead si tramuta in Staring Through My Eyes That Are Red e When Death Replaces Life ispira quello che è il mio titolo preferito: When Weed Replaces Life, che evoca con una capacità di sintesi degna di un poeta imagista la condizione esistenziale del cannabinomane professionista, che nel suo limbo di thc riduce l’interazione umana al minimo indispensabile e, soprattutto quando fa freddo, esce la sera solo se deve beccare una tipa o recarsi a un concerto, perché tanto gli amici vogliono venire tutti a casa sua, dove insieme alla piccola Mary ci sono un sacco di cose da fare migliori di accalcarsi in un locale rumoroso dove tanto non si combina nulla e si finisce solo per sputtanare soldi in alcol che avresti potuto invece prelevare comodamente dal tuo frigo. Cose tipo guardare le puntate di The Big Bang Theory o parlare dei Rotting Christ.

“Make the most you can of the Indian Hemp seed and sow it everywhere” (George Washington)

Seguiranno un secondo full, Tube Of The Resinated, e un ep, The Weeding, contenenti altre impareggiabili perle come Mummified in Bong Water, Skull Full of Bong Hits e Experiment in Horticulture. Uscirà invece il prossimo 12 luglio su Tankcrimes il nuovo album Beneath Grow Lights Thou Shalt Rise, che promette una svolta stilistica alquanto radicale. Come avrete già intuito dal titolo (che, per i fan dei Bring Me The Horizon finiti erroneamente su questo blog, richiama un pezzo di Once Upon The Cross), i nomi delle canzoni non si rifanno più ai brani dei Cannibal Corpse ma a quelli di Deicide e Morbid Angel. I nuovi inni di chi non può fare a meno né del death metal né dei cannoni (ovvero i passatempi più salutari dopo il sesso e la Settimana Enigmistica) si chiamano quindi Lunatic of Pot’s Creation, Immortal Pipes e Gateways to Inhalation.  Geni.

“That is not a drug. It’s a leaf” (Arnold Schwarzenegger)

Per promuovere il disco, addirittura mixato da Erik Rutan, i Cannabis Corpse si imbarcheranno in estate nel loro primo tour europeo, toccando anche l’Italia il 16 e il 17 agosto con una data a Brescia e una a Bologna. Magari l’affluenza non sarà altissima, visto il periodo, ma sono sicuro accorreranno tutti i deathster talmente strafattoni da non aver manco trovato le energie per andare in vacanza. In attesa di poterci gustare un’opera che si preannuncia come un indispensabile capolavoro e che io ho già inserito per principio nella mia playlist di fine anno (lo scribacchino serio inizia a lavorarci già in primavera), gustiamoci questo brano in anteprima, possibilmente sintonizzando l’orologio sulle 4 e 20. Perché da qualche parte nel mondo sono sempre le 4 e 20. (Ciccio Russo)

When I was a kid I inhaled frequently. That was the point”. (Barack Obama)

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